Loud Reports

YNGWIE J. MALMSTEEN – Il report del concerto @ O2 Forum Kentish Town, Londra (GB) – 02.08.2017

Questa serata di inizio agosto è stata attesa a lungo, dato che Yngwie J. Malmsteen non si presenta da questo lato del mondo con molta frequenza: l’ultima apparizione italiana risale infatti al 2010 e l’ultima europea, in generale, è stata quella ai ‘Marshall: 50 Years Of Loud’, tenutasi alla Wembley Arena nel 2012. La band d’apertura, tali Immension, provenienti da Sheffield, affronta l’arduo compito di aprire per il re degli shredder in modo più che dignitoso. Nonostante la giovanissima età, il loro metal molto influenzato dai Metallica è piuttosto compatto e gran parte dei presenti li segue con vivo interesse, specialmente su brani quali ‘Fantasy’ e ‘The Enemy Within’. Addirittura qualcuno canticchia le loro canzoni. Nel frattempo iniziamo a sbriciare verso il fondo del palco e, una volta smontata l’attrezzatura degli Immension, ci ritroviamo davanti IL MURO, tutto bello troneggiante: una trentina di testate e una quindicina di casse Marshall (il gioco della serata è stato indovinare quali fossero vere e quali finte)…che dire: “more is more”!. Si abbassano le luci e, mentre i musicisti si mettono in posizione – relegati nell’angusto angolo sinistro del palco – vediamo una figura sistemarsi i capelli nell’ombra sul fondo. In men che non si dica una coltre di nebbia avvolge il palco illuminato da una sinistra luce rossa e sulle note di ‘Rising Force’ Yngwie Malmsteen compare più scatenato che mai. Un’apertura del genere è proprio da leccarsi i baffi e, dopo una breve incursione tra il suo materiale più recente (‘Spellbound’, ‘Into Valhalla’, ‘Soldier’), il resto del set è prepotentemente dominato dai grandi classici che tutti, ma proprio tutti, vogliono sentire. La band che lo supporta è la formazione che lo accompagna già da alcuni anni in tour: Nick Marino alle tastiere e voce, Ralph Ciavolino al basso e Mark Ellis alla batteria. Yngwie si cimenta a cantare i brani tratti da ‘World On Fire’ e, in barba alle critiche, questa sera ci regala una performance decisamente ottima. Dopo questi brani “di riscaldamento” si entra nel vivo della performance con le citazioni classiche della ‘Badinerie’ bachiana (chi non si ricorda le suonerie del Nokia 3310?!) e del sempre commovente ‘Adagio’ di Albinoni, per poi farci rimanere di stucco su ‘Far Beyond The Sun’, corredata di maltrattamento hendrixiano della chitarra sul finale. Inutile dire che ‘Seventh Sign’ è cantata anche dai muri del Forum, mentre il nostro si permette anche un accenno scherzoso a ‘Start Me Up’ dei Rolling Stones in coda alla sua ‘Overture’. Sebbene la mancanza di un cantante non crei, in generale per tutta la scaletta, intoppi esecutivi, sentire un brano come ‘Now Your Ships Are Burned’ senza cantato è un vero peccato. Si procede senza un attimo di tregua tra brani come ‘World On Fire’, ‘Evil Eye’, ‘Trilogy Suite Op: 5’, ‘Fugue’ e vari mirabolanti soli, fino alla strepitosa cover di ‘Red House’ del suo beniamino Jimi Hendrix: se la canta e se la suona come un vero e proprio bluesman d’annata. Il gran finale è lasciato nelle mani di ‘You Don’t Remember, I’ll Never Forget’, in cui l’ottimo lavoro vocale di Nick Marino va sicuramente citato. Chiaramente siamo tutti ben coscienti della mancanza di alcuni brani chiave ed infatti, dopo una brevissima pausa, Yngwie torna sul palco armato di chitarra acustica, per deliziarci con un altro solo e ‘Black Star’. ‘I’ll See The Light Tonight’ è chiaramente il brano perfetto per chiudere questa serata in modo trionfale. Yngwie Malmsteen o lo si ama o lo si odia, fin dal 1983: un uomo fortemente testardo e con idee ben precise riguardo alla sua musica e alla sua immagine, non ha assolutamente cambiato una virgola del suo “personaggio” nel corso degli anni. Per cui evviva il muro di amplificatori finti, le centinaia di migliaia di plettri calciati verso il pubblico, le coltri di nebbia che neanche nell’antro dell’apprendista stregone, le pose anni ottanta!

P.S.: una nota di merito al suo roadie, che ha passato tutta la serata coi sudori freddi a prendere al volo Fender Stratocaster dal valore inestimabile.

Foto di Jessica Lotti

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con RockHard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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