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X JAPAN – L’aura dorata di Yoshiki

Una foto sul diario di scuola. Da lì è sbocciato l’interesse della vostra fedelissima scribacchina per gli X Japan ed il loro enigmatico mastermind, il batterista Yoshiki. La notizia della realizzazione di un documentario sulla band prima ed il trailer di questo film subito dopo, hanno rinfocolato la vecchia passione scatenando una notevole curiosità, sfociata nella possibilità di ascoltarne la colonna sonora in anteprima e di parlare direttamente con l’etereo Yoshiki. Ma andiamo con ordine. Direttamente dal team dei produttori di Searching for Sugar Man, ecco arrivare sugli schermi ‘We Are X’, documentario sulla storia della band pioniera del Visual Kei ed autrice di una vera e propria rivoluzione culturale in Giappone, e non solo.
Yoshiki è da sempre un personaggio enigmatico e pieno di fascino, vero e proprio simbolo del gruppo, che torna in giro per il mondo dopo aver rischiato di non poter più suonare per gravissimi problemi di salute.

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Il documentario crea un vero e proprio uragano intorno alla band e riporta universalmente il nome X Japan in cima all’interesse di media e fans, vincendo numerosi premi e menzioni nelle rassegne cinematografiche più importanti, dal Sundance Film Festival al SXSW Film Festival. Tutta questa premessa è necessaria per lasciarvi immaginare con quale stato d’animo ho varcato la soglia dell’hotel dove Yoshiki stava trascorrendo una giornata fitta di interviste, video, foto e quant’altro. Tutto in questo incontro mi è sembrato scintillante e tutto ha avuto un alone dorato che difficilmente si può spiegare. Toccare con mano il visual kei, sbirciare per caso dietro una tenda e vedere un’icona simile seduta a chiacchierare con i suoi collaboratori, calmo e disponibile, nonostante le schegge impazzite occupate ad organizzare tutti i suoi movimenti.

La sala dove Yoshiki ci attende è sontuosa ed ingombra di ogni genere di attrezzatura, tutti sono indaffarati nei loro ruoli, ma l’atmosfera ha comunque qualcosa di magico nell’immobilità e nel silenzio in cui tutti i presenti si calano quando Yoshiki fa il gesto di attendere solo pochi minuti la fine di un’intervista telefonica. Un gesto che ci dice tutto di questo grande artista, un gesto delicato ed elegante, sobrio ed asciutto, nonostante il mondo frenetico e scoppiettante che lo circonda. E per quanto mi riguarda, l’intervista inizia già lì, mentre guardo Yoshiki seduto sul divano, con i suoi occhiali scuri e i pantaloni di pelle che fasciano le gambe accavallate. Ci guarda mentre parla e la sua voce arriva flebile: “Ci penso sempre a ciò che è accaduto. Un giorno, avevo dieci anni, tornai a casa e vidi mio padre riverso a terra. La mia vita non fu più la stessa, cominciai ad accumulare tristezza e rabbia, e la musica mi sembrava l’unica via d’uscita dall’incubo. Solo il rock mi faceva stare meglio”. Quando la telefonata finisce, con un grande sospiro si avvicina al tavolo dove lo aspettiamo tutti un po’ trasognati, storditi dall’aura che emana. Sembra fragilissimo e forte e sicuro nello stesso tempo, mentre ci rivolge un sorriso e ci invita a fare le nostre domande, round table dove mischiamo cinema, musica ed attualità. Ed è proprio dalla parte cinematografica che si parte, con Yoshiki visibilmente orgoglioso della sua creatura: “Un risultato di cui vado particolarmente fiero e di cui sono pienamente soddisfatto. Stephen (Kijak; regista ndF) ed il suo team hanno fatto un lavoro straordinario, riuscendo a condensare la moltitudine di drammi che gli X Japan si portano dietro in novanta minuti. Cosa non facile”. Non è facile nemmeno tenere sulle spalle lo status di cult band e tutto ciò che ne consegue e di cui in quel preciso momento eravamo testimoni consapevoli, mentre fioccavano i flash del fotografo ufficiale e mentre ronzavano le telecamere: “Non penso mai a noi come una band di culto. Sono grato per l’affetto dei fan e per il successo, ma mi piace ritenermi soltanto un ragazzo a cui piace fare del rock’n’roll”. Cerchiamo di scavare un po’, provando a capire come sia possibile una dicotomia tanto grande tra il mondo brillante dei testi e delle musiche degli X Japan e il mondo oscuro, gravido di dolore, messo a nudo nel documentario: “Le nostre canzoni parlano sia d’amore che di morte, è ovvio, perchè tutti quanti, un giorno o l’altro, moriremo e non vivremo per sempre. Questa idea ritorna in ogni testo, è sempre presente. Ma questo non significa che dobbiamo vivere nella costante paura della morte, al contrario, vorrei che il messaggio della mia musica arrivasse come un invito a vivere la propria vita al massimo delle possibilità. So che è un concetto complicato, ma è quello di cui è fatta la musica degli X Japan”. A vederlo, sembra parlare con grande serenità di argomenti tanto profondi e delicati, ma sappiamo quanta rabbia e quanto lavoro c’è dietro a questa calma apparente e dietro questo documentario, un lungo ed inaspettato processo terapeutico. E dopo tutte le vicissitudini vissute dalla band e personalmente da Yoshiki, dopo i suicidi del padre e dell’amico e chitarrista della band Matsumoto, non fatichiamo a credere alle sue parole: “Girare questo film è stata una terapia mentale. All’inizio ne ero completamente spaventato, tutte quelle domande mi mettevano a disagio; poi però, in maniera naturale, abbiamo toccato diversi argomenti personali come la morte di mio padre, e sono arrivate le lacrime. Più andavo a fondo a quel dolore, più le ferite sembravano rimarginarsi e in me cresceva la voglia di guardare al futuro. Credo che fosse davvero necessario per me realizzare questo film”.
Il tempo che a noi sembra essersi fermato, corre via invece velocissimo ed è tempo di lasciar andare Yoshiki alla sua fittissima agenda, prima però una foto è di rito: X. Mentre mi avvicino a Yoshiki per incrociare vicino a lui le braccia, come mille volte avevo sognato di fare da ragazzina, lui si gira, sorride, mi porge in saluto una mano piccola ed affusolata, che stringo come se maneggiassi un oggetto delicato e prezioso. Che strano effetto, per un musicista capace di scatenare da quelle stesse mani, un’ondata di energia capace di spazzare via tutto e tutti. Un solo momento per pensare tutto questo, poi un click, un flash, We Are X.

‘We Are X’ uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 ottobre. Il 14 ottobre invece è avvenuta l’anteprima nazionale a Firenze, al Festival dei Popoli.

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Tracklist:
01. La Venus (Acoustic Version)
02. Kurenai (The Last Live)
03. Forever Love
04. Piano Strings of Es Dur
05. Dahlia
06. Crucify My Love
07. Exclamation
08. Standing Sex (Live)
09. Tears
10. Longing / Setsubo-no-yoru
11. Art of Life (3rd Movement)
12. Endless Rain (The Last Live)
13. X (The Last Live)
14. Without You (Unplugged)

Japan Bonus:
01. Rusty Nail (Dahlia Tour Final)
02. Forever Love (The Last Live)

Line Up
Toshi: voce
Sugizo: chitarra, violino
Pata: chitarra
Heath: basso
Yoshiki: batteria, piano

Sito ufficiale: www.xjapanmusic.com
Sito del film: www.wearexfilm.com
Facebook: https://www.facebook.com/XJapan

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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