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WODE – ‘Wode’

Avete presente quel grande sottogenere del metal estremo, da anni ormai relegato ad una nicchia di fedeli appassionati, quello che visse un momento di grande popolarità a cavallo tra la seconda metà degli anni ’90 l’inizio del nuovo secolo? Ecco, se avete risposto “death metal” avete sbagliato, e non c’erano che tre buste. La risposta era “black metal”. Quando un recensore si rende conto che c’è il rischio che la premessa alla propria recensione probabilmente sarà più lunga della rece stessa i casi sono due. Dire a chi ti sta leggendo “guarda là”, e fuggire a gambe levate dall’altra parte, oppure smetterla di cazzeggiare e cominciare ad affascinare il lettore, dicendo la nuda e cruda verità. Se amate il black metal questo primo album degli inglesi Wode rappresenta uno dei tre migliori debutti dell’anno e non saprei nemmeno con certezza quali siano gli altri due. In verità, in verità io vi dico che questi Wode – ancorchè non esattamente dei cristiani o dei buoni samaritani – sono davvero fottutamente in gamba nel ricreare quel feeling old school black metal, tra assalti all’arma bianca e la creazione di un’atmosfera malvagia e cupa, davvero vivida. Parlando di atmosfera, quella ricreata dalla splendida cover – un quadro dello storico artista polacco Zdzisław Beksiński – è davvero evocativa. Tecnicamente i Nostri si dimostrano davvero in gamba anche se il punto di forza del disco sta nel songwriting, che riesce ad omaggiare i grandi del melodic black metal suonando soprendentemente maturo per essere un primo disco. Subito da citare il classicissimo furore della opener ‘Death’s Edifice’, sulla carta un brano veloce dalla struttura come quella di tantissimi altri, ma in grado di affascinare gli appassionati di tali sonorità. La successiva ‘Trails Of Smoke’ si dimostra feroce e dinamica al tempo stesso, ma sempre senza dimenticare di inserire licks melodici di un certo effetto. Il guitar sound è particolarmente convincente, crudo ed heavy ma anche in grado di sprigionare malinconia e personalità come nell’incipit di ‘Cloaked In Ruin’, prima di dar spazio ad una cavalcata metallica d’altri tempi. Alcuni brani introducono elementi atmosferici à la Swans in un contesto black metal, di fatto dimostrando che i gusti del gruppo (nato come un duo) sono meno scontati e prevedibili di quel che si potrebbe supporre ad un ascolto distratto. La durata media di ogni brano è di circa otto minuti, e la band si dimostra in grado di non annoiare mai ricorrendo a tutti i tricks del repertorio dei grandi veterani. Per amanti di Emperor, Gorgoroth, Dissection, Marduk e Watain. Wode: quando i newcomers spaccano.

Tracklist:
01. Death’s Edifice
02. Trails Of Smoke
03. Cloaked In Ruin
04. Spectral Sun
05. Plagues Of Insomnia
06. Black Belief

Line-up:
E.T. – basso
T.H. – batteria, voce
K.S. – chitarre
M.C. – chitarre, voce

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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