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WITHIN THE RUINS – ‘Halfway Human’

Dunque, facciamo il punto della situazione: cappellini ne abbiamo? Ok. Capelli/barbe alla moda? Si. Chitarre a 7/8 corde o comunque low-tuned? Ovvio! Tatuaggi/dilatatori alle orecchie? Certo! Che musica facciamo? Metalcore! E come ci chiamiamo? Within The Ruins! E siamo bravi? Si. Si…ve lo dice anche il vostro fido recensore di quartiere, che notoriamente non è un appassionato di queste sonorità. I Within The Ruins – band che con ‘Halfway Human’ arriva al traguardo del quinto disco, invero non sbagliando mai un colpo – riescono a confezionare un prodotto moderno, fresco e che si discosta leggermente dagli stilemi dettati dal genere (nonostante lo scherzoso incipit della recensione). La band gode di una produzione stellare, che valorizza tutti i passaggi strumentali che saltano immediatamente all’orecchio. Particolarità del sound dei Nostri è l’incredibile quantità di effetti che filtrano il suono delle chitarre e della batteria, strumenti processati al punto tale da trasfigurarsi in utensili musical-futuristici e dal sound alieno e freddamente chirurgico. Le asce, fautrici di splendidi lick, velocemente tecnici e caratterizzanti, rappresentano indubbiamente il punto di forza di questa proposta, laddove la doppia cassa della batteria è doppiata (appunto dalle chitarre) in modo “cazaresiano”, formando un muro impenetrabile e compatto. Buoni i soli, anch’essi ottimamente eseguiti, fantasiosi e ricchi di effetti (quasi immancabile il wah-wah). Riff dinamici e per nulla scontati arrembano il cantato aggressivo (ed a volte davvero estremo) di Tim Goergen, supportato dalla voce pulita del bassista Paolo Galang. Le parti vocali “clean” non sono quasi mai cantate a pieni polmoni in modo da fidelizzarci con hook melodicamente invadenti, ma sono spesso dei cori distanti, eterei, lontani dalla band e dal mix, creando un contrasto davvero ottimo con le ferali abrasioni vocali del singer titolare. Insomma questi ragazzi provenienti da Westfield (Massachusetts) riescono ancora a centrare l’obbiettivo con la loro proposta dinamicamente perfetta ed in equilibrio tra tecnica, intuizioni al limite del progressive, melodia e violenza. Poi non dite che qui a Loud And Proud Italia non amiamo il metalcore. Settantacinque.

Tracklist:
01. Shape-Shifter
02. Death Of The Rockstar
03. Beautiful Agony
04. Incomplete Harmony
05. Bittersweet
06. Objective Reality
07. Absolution
08. Ivory Tower
09. Sky Splitter
10. Ataraxia IV
11. Treadstone

Line-up:
Tim Goergen – voce
Joe Cocchi – chitarra
Paolo Galang – basso, voce
Kevin McGuill – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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