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WITHERFALL – ‘Nocturnes And Requiems’

A volte le belle storie trovano spazio anche nel mondo della musica metal! Quanto capitato ai Whiterfall, band californiana formata nel 2013, potrebbe essere utilizzato per il sequel del film Rock Star. L’album di debutto della band è uscito come autoproduzione a febbraio di quest’anno (cliccate qui per la nostra recensione) ed è riuscito nell’impresa di far parlare, molto bene, di se talmente tante persone da spingere la casa discografica Century Media Records a mettere sotto contratto la band per ripubblicare l’album a poco più di sei mesi di distanza anche per assicurare una distribuzione più capillare. Non siamo in presenza di un album che resterà per sempre negli annali del metal, come avveniva negli anni ’80 quando le major si avventavano su nomi come Metallica o Mötley Crüe subito dopo il debut, ma ‘Nocturnes And Requiems’ è un album contundente perché riesce a miscelare al suo interno tante influenze molto diverse tra di loro senza far perdere coesione ai brani. Si passa così da passaggi che devono tanto alla scuola texana del Thrash tecnico tanto in voga negli anni 90 a passaggi di chitarra acustica che potrebbero trovare spazio in un album di musica etnica spagnola. Anche l’etichetta progressive metal risulta totalmente insufficiente per descrivere il genere di un album che sembra strizzare l’occhio agli ultimi Nevermore ben diluiti in una robusta dose di tecnicismo e melodia di stampo Fates Warning. Tanto metallo moderno ma intelligente, supportato da un discreto tappeto melodico e da un songwriting devastante che fa di quest’album uno tra i debutti migliori del 2017. I musicisti non sono proprio di primo pelo, vantando esperienze presenti o passate in band come White Wizzard, Iced Earth e Into Eternity, ma la loro unione è riuscita a creare un album che sembra scritto da una band di veterani. Purtroppo i grandi eventi sono spesso bilanciati da terribili perdite e l’immensa gioia dei Witherfall per il traguardo raggiunto non riuscirà sicuramente a consolarli per la perdita del batterista Adam Sagan avvenuta alla fine dello scorso anno dopo un’inutile battaglia contro una forma molto aggressiva di leucemia. Proprio a lui è dedicata questa riedizione di ‘Nocturnes And Requiems’.
Un album da assimilare ascolto dopo ascolto che offre sempre nuove angolazioni grazie all’ispirata voce di Joseph Michael che ricorda da vicino Tim Owens e al diabolico shredding di Jake Dreyer, senza contare l’immensa tecnica di Sagan.

Tracklist:
01. Portrait
02. What We Are Dying For
03. Act II
04. Sacrifice
05. The Great Awakening
06. End Of Time
07. Finale
08. Nobody Sleeps Here…

Line-up:
Joseph Michael – voce, tastiere
Jake Dreyer – chitarra
Anthony Crawford – basso
Adam Sagan – batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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