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WITH THE DEAD – ‘Love From With The Dead’

Mi piace pensare che davanti ad una nuova opera dell’uomo, chiunque sia chiamato a giudicarla, non lo faccia sulla base di preconcetti. Sotto sotto, forse, ne abbiamo tutti un po’, ma è curioso come la figura del recensore spesso si arroghi il diritto di affibbiare il marchio della mediocrità sulla base delle considerazioni più personali. Per non cadere in questo tranello, cerco sempre di pormi davanti all’ascolto di un nuovo album facendo un piccolo sforzo mentale, quello che serve per cercare di entrare nell’ottica e nella mente di chi l’ha concepito. Lee Dorrian pare aver preso una decisione importante: la tristezza è ormai un sentimento superato. Dopo un primo disco incredibile, di una pesantezza inenarrabile, uscito un mese prima della strage del Bataclan, la notizia è che questo album, se possibile, riesce nell’intento di andare oltre. I nostri peggiori incubi si sono tramutati in realtà. L’inferno è arrivato sulla terra, ed ha avvolto con le sue fiamme tutto ciò che ha incontrato sul suo cammino. Chi l’ha scampata vive tra la miseria e la disperazione, in un pianeta che sembra dominato dalla pazzia, dall’egoismo e soprattutto da un’indicibile violenza. C’è puzza di morte su molte strade e la distorsione spaventosa della sei corde di Tim Bagshaw sembra il lamento di un pianeta che si è fottuto da solo. Troviamo interessante il percorso artistico affrontato dal vocalist Lee Dorrian che, dopo gli esordi alle prese con un grindcore primordiale con i Napalm Death, ha esplorato in lungo ed in largo la selva oscura del doom con i Cathedral. Questo è un disco da ascoltare in ginocchio. Per sentire il proprio peso sulle ginocchia ed immaginare di essere un pianeta ingrassatosi per la propria ingordigia. Non c’è più l’effetto sorpresa del debutto discografico tra i solchi di ‘Love From With The Dead’, non c’è nemmeno l’amore, se non quello per il doom, la musica che ti fa convogliare tutto il dolore, l’aggressività, la rabbia e la frustrazione nella creazione di un pesantissimo monolite sonoro. ‘Egyptian Tomb’ contiene quei classici giri di chitarra dal flavour mediorientale ai quali Tim Bagshaw ci ha già abituato in quasi ognuna delle sue uscite discografiche (tra Electric Wizard, Ramesses ed il debutto dei WTD), che trovano in Lee un perfetto contraltare. Niente male anche la sezione ritmica formata dal basso di Leo Smee (altro ex Cathedral) e da Alex Thomas (ex Bolt Thrower) alle pelli. ‘Cocaine Phantoms’ ci ricorda i Saint Vitus più heavy ma con un vocalist che canta quasi digrignando i denti dalla rabbia. La sorpresa sta nell’inquietante e tristissima ‘Watching The Ward Go By’ che parte lenta come l’agonia di un malato terminale per poi rianimarsi in un’esplosione di elettricità ed urla disperate. ‘Anemia’ ha un main riff che è tanto semplice quanto geniale e linee vocali che a volte sembrano venire da un altro pianeta, come se i mostri del nostro non ci bastassero. Interessante la coda strumentale, che ci ricorda certo grezzo gothic di stampo old school. La chiusura di ‘CV1’ è all’insegna della potenza più stordente. ‘Love From With The Dead’ è di un nero più intenso di qualsiasi schermo di device elettronico in commercio, e soprattutto, sa trasporre in musica la disperazione, una disperazione così acidamente gridata verso il mondo, che alla fine, alla fine non ci sembra nemmeno di avere più paura. Forse perchè noi stiamo “con i morti”. Forse perchè noi siamo già morti.

Tracklist:
01. Isolation
02. Egyptian Tomb
03. Reincarnation Of Yesterday
04. Cocaine Phantoms
05. Watching The World Go By
06. Anemia
07. CV1

Line-up:
Lee Dorrian – voce
Tim Bagshaw – chitarra
Leo Smee – basso
Alex Thomas – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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