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WITHIN SILENCE – ‘Return From The Shadows’

A solo due anni di distanza dal debutto ‘Gallery Of Life’ tornano sulle scene gli slovacchi Within Silence. Il nuovo album non si discosta particolarmente da quanto proposto in precedenza con un classico power metal moderno di stampo europeo che quindi è profondamente ispirato da gruppi come Sonata Arctica e specialmente Edguy. Vengono pertanto riproposte le classiche cavalcate su una base chitarristica potente, esaltate da melodie ben studiate e da un timbro vocale basso che non si discosta molto da quello di Blaze Bailey. Tutto perfettamente in linea con i trend attuali del power ma, come capita spesso, interpretare una lezione senza sbavature non rende necessariamente il proprio lavoro eccellente. ‘Return From The Shadows’ è apparentemente privo di punti deboli ma paga la rumorosa mancanza di un’impronta personale sui brani che lo compongono. La suite ‘In The Darkness’ rappresenta un significativo tentativo di dare spazio a influenze diverse, ma non è sufficiente ha togliere quel senso di déjà vu che brani come ‘Heroes Must Return’ e ‘Children Of Light’ continuano immancabilmente a confermare ascolto dopo ascolto. La caratteristica principale dei brani è quella di far crescere un’aspettativa per il punto cruciale, per quell’esplosione, per quell’idea che purtroppo stenta a venire. In questo modo le canzoni tendono a ripetersi senza presentare particolari picchi, anche se va sottolineato l’eccellente livello degli assoli da parte di Richard Germanus. Un album che ha deluso le aspettative per cui confidiamo che il gruppo slovacco possa farci cambiare idea in occasione della prossima uscita.

Track list:
01. We Are The Ones
02. Heroes Must Return
03. Children Of Light
04. Calling From The Other Side
05. In the Darkness
06. The Final Victory
07. You & I
08. Master
09. Return From The Shadows

Line-up:
Martin Klein – voce
Richard Germanus – chitarra
Martin Cico – chitarra
Viktor Varga – basso
Peter Gacik – batteria

 

 

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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