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WARLOCK – Il risveglio dello Stregone

Una sequenza di eventi? 1984, i Warlock guidati dalla giovanissima Dorothee Pesch aus Düsseldorf debuttano con il seminale ‘Burning The Witches’. 1987, l’anno del quarto e ultimo album dei Warlock, stroncati da una disputa legale con il loro ex manager che in barba a tutti riesce a farsi attribuire i diritti sul brand. La coriacea Dorothee non ci sta e inizia la propria carriera solista come ‘Doro’. 2011, il momento in cui dopo più di 20 anni di contrasti di ogni tipo Doro Pesch rientra in possesso dei diritti sul nome Warlock. 2017, trentesimo anniversario della pubblicazione di ‘Triumph And Agony’, per molti – tra cui il sottoscritto – l’apice qualitativo della produzione ottantiana della biondissima cantante tedesca. E arriviamo così a una serie di show organizzati in Europa per tributare il dovuto omaggio al trentennale dell’album. Lo show dello Sweden Rock Festival, tenutosi l’8 giugno 2017 assume una rilevanza ancora più particolare ricordando che sono passati solo pochi giorni dal compleanno di Doro Pesch.
“(Doro Pesch) Per la prima volta dopo tantissimi anni ho avuto la possibilità di festeggiare il mio compleanno assieme a mia madre e a tutta la mia band anche se purtroppo Johnny Dee non ha potuto partecipare. Ho incontrato Tommy Bolan e abbiamo parlato a lungo dei tempi di ‘Triumph And Agony’ perché Tommy crede di ricordare ancora alla perfezione tutte le storie di quel periodo, ma io me le ricordo ancora meglio di lui! Per una volta gli altri hanno dovuto ascoltare, perché noi due eravamo al centro delle discussioni.”

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Oggi ho assistito per la seconda volta nella mia vita a un concerto dei Warlock dopo quello del novembre 1987, quando suonaste in Italia come special guest di Ronnie James Dio. Come è nata l’idea di risvegliare lo stregone?
“Lo scopo principale consiste nella giusta celebrazione di un album come ‘Triumph And Agony’ a 30 anni dalla sua pubblicazione. Abbiamo pensato che i fan avrebbero apprezzato in modo particolare la riproposizione dal vivo dell’album in versione integrale anche perché alcuni brani come ‘Make Time For Love’ e ‘Kiss Of Death’ precedentemente non erano mai stati suonati dal vivo. Altri brani come ‘Cold Cold World’ e ‘Three Minutes Warning ‘ erano stati suonati solo nel tour del 1988. Ho proposto l’idea a Tommy che ha immediatamente dato la sua disponibilità e così abbiamo iniziato a fare programmi. È stato fantastico incontrare di nuovo Tommy perché ho avuto l’occasione di ricordare emozioni che sono state tra le più intense della mia carriera di artista. Inoltre a seguito della sentenza in base alla quale i diritti sul nome Warlock sono miei è più semplice organizzare una serie di concerti e non rischiamo di sprofondare nei problemi, come avvenuto anni fa.”

Pensavo che solo in Italia i processi durassero più di 10 anni.
“La disputa è iniziata nel 1989 ed è finita nel 2011, per cui puoi farti un’idea di quanto tempo ci è voluto per ottenere giustizia. In realtà il terremoto causato dal grunge all’inizio degli anni ’90 aveva fatto perdere importanza al problema, perché solo in pochi si ricordavano ancora del nome Warlock. Ma negli ultimi 10 anni il metal classico è tornato di moda e quindi ho voluto che un’ingiustizia enorme fosse cancellata. Fortunatamente è andata proprio così!”

Ricordo che nel 2008, durante il concerto per festeggiare i tuoi 25 anni di carriera al ISS Dome di Düsseldorf, c’era già stata una specie di reunion dei Warlock.
“In quel caso si esibirono i membri che facevano parte della band assieme a me nel 1986, mentre lo scopo di questa breve serie di show non è organizzare una reunion di una particolare line-up dei Warlock. All’inizio avevo pensato di estendere l’invito anche agli altri musicisti che suonarono in quell’album, ma non volevo correre il rischio di creare malcontento all’interno della mia band. Siamo insieme da tantissimo tempo e mi sarebbe sembrato scorretto dire a chi è al mio fianco da 26 anni, come Nick Douglas, che doveva fermarsi mentre io andavo in tour con i Warlock. Inoltre avrei dovuto contattare degli artisti che non sentivo da quasi trent’anni, con tutti i rischi del caso. Tommy va invece considerato come un amico della band, perché durante i nostri tour negli Stati Uniti è salito parecchie volte con noi sul palco per suonare dei vecchi brani, per cui sapevo che la sua presenza non avrebbe minato gli equilibri all’interno del gruppo.”

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Comunque i festeggiamenti di ‘Triumph And Agony’ non si limiteranno all’Europa.
“A settembre inizieremo il tour americano che non sarà troppo lungo. Inizialmente doveva essere limitato solo a New York, ma i promoter hanno iniziato a farci delle proposte aggiuntive e abbiamo accettato. Ci sono state fatte anche delle proposte per un album dal vivo. Lo show di questo pomeriggio è stato registrato e credo che la performance sia stata molto buona, agevolata anche dal fatto che c’erano veramente tantissimi fan. Inoltre, se le cose dovessero andare bene, non escludo che in futuro ci potrebbero anche essere delle nuove canzoni, scritte da me e Tommy!”

Immagino che avrai avuto modo di parlare con Tommy del modo in cui si è conclusa la storia dei Warlock.
“Ciò che importa veramente è che oggi, come allora, noi siamo due persone sincere e spontanee e vedere che i brani di quell’album sono ancora così amati ci dà grande piacere. Suonare insieme tanti anni dopo è stato come rivivere quelle sensazioni fantastiche che avevo avvertito durante le registrazioni di ‘Triumph And Agony’. È una vera disdetta che in quell’ambiente così sereno e positivo ci fossero persone che pensavano solo al loro interesse e che imponevano le scelte per il loro tornaconto personale. Manager, agenzie, casa discografica … nessuno si accontentava di una fetta della torta perché tutti la volevano solo per sé e apparentemente se ne fregavano se le scelte erano controproducenti per la band. Purtroppo all’epoca eravamo giovani e inesperti e non riuscimmo ad imporre le scelte che andavano a nostro favore. Nonostante tutto ciò ‘Triumph And Agony’ si rivelò l’album giusto, ma non ci fu il tempo di assaporare il piacere del successo perché il nostro ex manager vide in lontananza il simbolo del dollaro e fu così scaltro da accaparrarsi tutti i diritti sul nome Warlock. Questa sua azione portò alla fine della band, perché l’unico modo che avevo per essere padrona delle mie scelte era abbandonare i Warlock. In questo modo iniziò la mia carriera solista sotto il nome ‘Doro’ e oggi, dopo quasi trent’anni, siamo ancora qui!”

Quali insegnamenti hai tratto da questa esperienza?
“Da un certo punto di vista è stata un’esperienza importante, perché mi ha fatto capire che certe persone possono anche dichiararsi amanti del rock and roll, ma quando ci sono i soldi di mezzo sono pochi coloro i quali restano fedeli ai propri principi. Oggi siamo tutti più maturi e l’esperienza ci aiuta a vedere le cose in un modo diverso. Purtroppo io continuo a fidarmi sempre troppo delle persone che mi circondano, ma oggi ho margini decisionali molto più ampi rispetto al passato e il team che ho formato negli anni è composto da persone che vanno in un’unica direzione. Comunque non si possono fare paragoni con il passato perché all’epoca le persone che gestivano il music business erano molto più potenti di quanto lo sono oggi. Le case discografiche intervenivano in modo diretto sulle scelte artistiche e ‘True As Steel’ ne è la prova. La casa discografica decise di stravolgere i demo iniziali che erano composti da brani veramente duri e potenti perché, al contrario, puntavano a un album più commerciale con dei brani scritti appositamente per le radio. Non era sicuramente un nostro obiettivo, ma non ci fu possibile opporci. La verità è che si impara vivendo e che la decisione giusta è solo quella che va nella direzione del tuo cuore, anche se qualcuno ti dice che stai commettendo un errore.”

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Passando alla fase attuale della tua carriera, mi pare di capire che quanto hai appena affermato non lascia dubbi in merito alla direzione stilistica del tuo prossimo album in studio che dovrebbe uscire nel 2018.
“Dovremmo essere in grado di rispettare la scadenza, anche perché siamo arrivati già all’80% delle registrazioni. Tutte le canzoni sono già state scritte e anche questa volta sono stata aiutata da Joey Balin. Posso aggiungere che come sempre nei miei album ci saranno anche degli ospiti importanti.”

La bella notizia per i fan italiani è che dopo alcuni anni di assenza tornerai nuovamente in Italia per uno show al Circolo Colony di Brescia il 4 Dicembre.
“Manchiamo dall’Italia da veramente troppo tempo e sai benissimo che non ne sono contenta. Luca Princiotta non vede l’ora di potersi esibire davanti ai fan italiani per cui siamo veramente contenti che alla fine sia stato possibile organizzare questa serata nel vostro paese.”

Discografia:
Burning the Witches (1984)
Hellbound (1985)
True as Steel (1986)
Triumph and Agony (1987)

Line-up:
Doro Pesch – voce
Tommy Bolan – chitarra
Bas Maas – chitarra
Luca Princiotta – chitarra, tastiere
Nick Douglas – basso
Johnny Dee – batteria

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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