Talks

WALTER PIETSCH – Il regno della notte colpisce ancora

band_02

Dopo una decina d’anni di fattiva collaborazione lungo la strada della fama degli Axxis, nel 1998 si ruppe qualcosa nella premiata ditta Weiss – Pietsch. Il chitarrista decise di percorrere una nuova strada, restando all’interno della scena musicale con il ruolo di produttore di giovani band. Il fuoco del rock ha continuato ad ardere, in profondità, e le fiamme sono riesplose improvvisamente, spingendo Walter Pietsch a riprendere in mano la sua chitarra elettrica. Il primo frutto di questo amore rinato ha il nome di ‘Once You Rock, Never Forget’ il debut album di un artista che è attivo da quasi trenta anni.

“(Walter Pietsch) Ah ah ah, non ti nascondo che sentire parlare di debut album alla mia età mi fa sorridere, ma se non consideriamo gli album con gli Axxis questo è a tutti gli effetti il mio primo lavoro discografico. Da quando sono uscito dagli Axxis ho continuato a lavorare nell’industria discografica, ma questa è una specie di rinascita, perché quando entri a far parte del mondo della musica non ne esci più. Proprio per queste ragioni, se consideriamo gli aspetti legati all’esperienza maturata in tutti questi anni, non mi sento assolutamente un debuttante.”

Hai citato gli Axxis e a questo punto mi sembra ovvio chiederti quali furono le ragioni della tua uscita dalla band nel 1998.
“La ragione principale è che in quel periodo artistico della band mi ero reso conto che dovevo fare qualcosa di nuovo e differente. Inoltre in quel periodo Bernard ed io non eravamo più allineati in merito alla direzione stilistica. Avevamo punti di vista diversi in merito a come sviluppare la band perché io credevo fortemente nel bisogno di modificare l’immagine che stavamo dando ai nostri fan. Quando mi resi conto che la mia visione non era condivisa all’interno della band decisi che era il momento di andarmene e fare qualcosa di diverso.”

Non si può dire che in quel periodo l’ispirazione artistica degli Axxis fosse al top e lo stile musicale era molto diverso rispetto agli esordi. Se tu fossi rimasto nella band cosa sarebbe accaduto?
“Non è facile rispondere a questa domanda, ma quello che dici a proposito dello stile musicale è assolutamente corretto. ‘Voodoo Vibes’ era totalmente diverso rispetto a quanto fatto negli anni precedenti. Questa è la perfetta dimostrazione di come all’interno della band ci fossero due posizioni talmente diverse da risultare inconciliabili. Questa differenza di vedute era iniziata già alcuni anni prima, ma in quell’album era emersa in modo evidente.”

Sei ancora in contatto con i membri della band e qual è la tua opinione in merito agli album più recenti degli Axxis?
“Ho assistito a questo spostamento verso dei territori prossimi al power metal melodico, sia da un punto di vista artistico che attitudinale e questo aspetto non è assolutamente negativo, ma continua a essere molto lontano dalle sonorità degli esordi. Non sono la persona che non ammette variazioni nello stile perché le nuove influenze portano spesso a dei miglioramenti di natura artistica, ma a me piacerebbe sentire ancora uno stile più vicino a quello degli esordi. Ad ogni modo queste sono solo le mie preferenze. Se oggi Bernard è contento, io sono contento per lui!”

Abbiamo completamente perso le tue tracce dal 1998 fino al momento in cui hai pubblicato il tuo album solista. Cosa hai fatto in questi 18 anni?
“All’inizio mi sono spostato dall’altro lato della barricata e ho iniziato a occuparmi della produzione, lavorando con parecchi artisti tedeschi. Nel 2004 ho fatto un ulteriore cambiamento e sono entrato direttamente nell’industria discografica, più precisamente sono tutt’ora responsabile per l’organizzazione della distribuzione delle attrezzature da palco. Sono ancora nello stesso mondo anche se mi occupo di aspetti più pratici.”

E in tutti questi anni ai margini dell’attività artistica non hai mai sentito il richiamo della chitarra?
“Si, ed è proprio il motivo per cui ho deciso di ricominciare a scrivere nuove canzoni. In questi anni ho riscoperto l’amore per la mia chitarra elettrica e ho sentito il bisogno di ricominciare a suonarla. La cosa curiosa è che quando facevo parte degli Axxis avevo parzialmente perso questo entusiasmo perché quando sei all’interno di una band hai tanti aspetti da seguire che ti possono distrarre e impoveriscono la tua ispirazione. Un po’ alla volta ho iniziato a riscoprire la mia chitarra e adesso mi sono reso conto che era giunto il momento giusto per ripresentarmi sulle scene, rimettendomi in discussione.”

Mi pare che ci sia anche dell’altro, vero?
“Si, perché alcuni anni fa era stato pianificato un mio coinvolgimento nella seconda parte di ‘Kingdom Of The Night’ prevista in uscita nel 2014. Abbiamo iniziato a scrivere delle canzoni per quell’occasione perché c’era un piano molto dettagliato per lavorare nuovamente insieme, ma purtroppo ci sono stati dei problemi che ci hanno fatto capire che un simile progetto non era di facile attuazione. Alla fine ho preferito sospendere questa collaborazione, ma l’aspetto positivo è che ho utilizzato parte del materiale che avevo scritto come base per le canzoni del mio album.”

Quindi il songwriting ha richiesto molto tempo.
“Si, è stato assolutamente troppo lungo! Il motivo principale è che non c’era una band per cui ho dovuto occuparmi in prima persona di suonare tutti gli strumenti ad eccezione della batteria, cui si è dedicato un turnista svedese. Ho perso veramente tanto tempo, ma da un certo punto di vista è stata un’esperienza molto positiva perché ora ho una band e sono sicuro che quando inizieremo a scrivere il materiale per il prossimo album, come band, saremo più rapidi.”

Si può dire che almeno all’inizio volevi dare vita a uno studio project?
“Probabilmente si. Sono quel tipo di persona che preferisce portare avanti le tappe del progetto una alla volta. La prima cosa era vedere come venivano fuori i brani. Poi ho voluto registrarli, mixarli e solo a quel punto ho iniziato a pensare a chi avrebbe potuto suonarli dal vivo. Mi sono messo alla ricerca dei musicisti giusti e il primo tassello è stato quello della seconda chitarra che ho affidato a Sabine Rösing, una chitarrista preparatissima che è stata via via raggiunta da tutti gli altri componenti della band.”

Sei conosciuto per il tuo ruolo di chitarrista, ma questa volta hai deciso di dedicarti anche alla voce.
“Non mi considero un cantante ma piuttosto un chitarrista che canta. La verità è che ero un po’ spaventato dall’idea di accogliere a bordo un cantante vero e proprio. Sai, i cantanti sono quel tipo di artisti che vivono nel loro mondo. Sono la parte più visibile della band perché dal vivo sono sempre al centro del palco e sono pure la parte più riconoscibile perché la loro voce caratterizza i brani e spesso non vale l’opposto. Insomma, è il ruolo di maggior responsabilità all’interno di una band e a volte può capitare che questi personaggi sviluppino un protagonismo ingiustificato e io non voglio correre questo tipo di rischio nella mia band.”

Ti diverti di più a cantare o a suonare la chitarra?
“Posso solo risponderti affermando che sono un cantante per necessità e un chitarrista per ispirazione. Con questo non voglio dire che non mi piaccia ciò che faccio, ma semplicemente si tratta di un impegno molto diverso. A volte è veramente difficile riuscire a cantare e suonare contemporaneamente.”

Da dove traggono ispirazione i brani che fanno parte di ‘Once You Rock, Never Forget’?
“Le radici vanno sempre ricercate in profondità e per quanto mi riguarda credo che le mie principali fonti di ispirazione si trovino nella musica che ascoltavo quando ero giovane, ovvero Deep Purple, Beatles, Eric Clapton e Aphrodite’s Child. Tutto ciò va miscelato con qualcosa di più recente che però abbia al proprio interno un’importante dose di melodia. Per quanto riguarda il metal, non ho particolari preclusioni e passo con facilità dagli Slipknot a gruppi più classici.”

Alcuni dei brani di ‘Once You Rock, Never Forget’, pur risultando melodici, non sembrano troppo vicini al materiale che hai scritto per gli Axxis a inizio carriera.
“L’ho già fatto nel passato. In questo caso volevo scrivere qualcosa che avesse la stessa qualità dei primi brani degli Axxis, ma che stilisticamente fosse diverso. Poi non possiamo dimenticare il fatto che i miei brani non possono suonare Axxis per la ragione che non c’è la caratteristica voce di Bernard. Potrebbe essere interessante ascoltare le canzoni con lui alla voce, ma non credo potrà mai capitare.”

Ci sarà la possibilità di ascoltare i tuoi brani dal vivo?
“Assolutamente si! Suoneremo presto un ‘warm up’ show a settembre qui in Germania e poi inizieremo un mini tour in novembre con i Tyketto. Spero ci sia la possibilità di suonare anche in Italia perché sono passati veramente tanti anni dall’ultimo concerto che ho fatto nel vostro paese. Se non mi sbaglio era il 1991 e gli Axxis erano gli opener per i Black Sabbath. Mi piacerebbe poter tornare a suonare dal vivo i brani di ‘Once You Rock, Never Forget’ perché amo veramente l’Italia.”

Trovate a questo indirizzo la recensione di ‘Once You Rock – Never Forget’.

Discografia:
Once You Rock – Never Forget (2016)

Line up:
Walter Pietsch – voce e chitarra
Sabine Rösing – chitarra
Jörg Pelzer – tastiere
Viaceslav Svedov – basso
Alexey Kryukov – batteria

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

Post precedente

ANTHRAX - Un nuovo Big Four? Dipende da Hetfield ed Ulrich. Parola di Frank Bello.

Post successivo

WALTER PIETSCH - 'Once You Rock - Never Forget'