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WALTER PIETSCH – ‘Once You Rock – Never Forget’

Walter Pietsch è noto al grande pubblico per essere stato il chitarrista degli Axxis fino al 1998. Pur essendo rimasto nel mondo della musica per tanti anni, non ha mai ripreso in mano la sua chitarra, fino al momento di iniziare a scrivere i brani del debutto discografico di questo nuovo progetto. ‘Once You Rock – Never Forget’ spiazza perché è molto variabile al proprio interno, spostandosi in continuazione tra brani più vicini alla musica hard rock con frequenti feedback verso il materiale di ‘Kingdom Of The Night’ ed altri che sembrano strizzare l’occhiolino a un rock mainstream come ‘Down To Broadway’. La chitarra di Pietsch ha un ruolo nettamente predominante e i passaggi strumentali sono di grandissima classe e pienamente convincenti. Non si può invece dire che la sua voce rauca sia altrettanto efficace, riducendo in modo notevole l’impatto dei brani più serrati come ‘Deep Inside’ e ‘Kill the Schwachsinn’. Acquistano invece colorazioni molto interessanti i brani più leggeri come ‘Fire And Ice’ e ‘Let It Rain’. I ritornelli orecchiabili sono l’anticamera di una facile assimilabilità (‘Kingdom’s Sun’) e in questo aspetto Pietsch continua a dimostrarsi un grande songwriter anche se a volte prevale la voglia di uscire dall’hard rock e ci sono dei passaggi a vuoto. (‘The Window’ e ‘Let The Music’). L’impressione è che la capacità di Pietsch di scrivere grandi canzoni non si sia assopita nel tempo, ma la sua decisione di dedicarsi alla voce non permette ai brani di raggiungere il livello prefissato. Forse potrebbe bastare un piccolo cambiamento: pensaci Walter, perché le canzoni sono veramente buone!

Tracklist:
1. Deep Inside
2. The Window
3. Once you Rock
4. Rule the World
5. Kill the Schwachsinn
6. Fire and Ice
7. Down to Broadway
8. Let the Music
9. Kingdom’s Sun
10. Let it Rain
11. Unheard
12. Epilogue

Line-up:
Walter Pietsch – voce e chitarra
Sabine Rösing – chitarra
Jörg Pelzer – tastiere
Viaceslav Svedov – basso
Alexey Kryukov – batteria

 

 

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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