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VULTURE INDUSTRIES – ‘Stranger Times’

 Eclettici, sopra le righe, senza limiti, pazzi: chiamateli come volete ma l’unico aggettivo che  potrebbe racchiudere l’essenza dei norvegesi Vulture Industries è “geniali”. E cosa è il genio? “È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” diceva il Perozzi su ‘Amici Miei’ e Bjørnar E. Nilsen, mastermind della band e produttore della band, al pari del Necchi riesce egregiamente in questa sua nuova zingarata nata alla  luce della libertà, dell’estro e del desiderio. Formati del 1993 a Bergen, città ben nota per aver dato i natali a molte band black metal, sotto il nome di Dead Rose Garden, i Vulture Industries cambiarono presto monicker, line-up e genere, approcciandosi alla musica in maniera veramente impulsiva e sperimentale. ‘Stranger Times’ è il quinto album della band, camaleontico e complesso come ogni disco precedente e segna un ulteriore crescita a livello compositivo e artistico: il dark ottantiano dei Killing Joke si mescola alla teatralità oscura dei Devil Doll e all’ avant-garde progressive metal degli Arcturus creando un sound unico e allo stesso tempo familiare. La voce mutevole di Bjørnar Nilsen, talvolta ruvida e bluesy, a volte esageratamente enfatica, a tratti incantevole e dolorante, si unisce magistralmente con la natura rapsodica delle canzoni. ‘As The World Burns’ (pezzo di cui è uscito anche uno dei video girati da Costin Chioreanu, artefice della cover e considerato ormai sesto membro stabile della band) è il miglior brano del disco e il più rock dei nove presenti sul disco: cadenzato, oscuro ma allo stesso tempo molto orecchiabile e facile da ricordare, nonostante il testo sulfureo e poco amicale. Il post-metal di ‘As The World Burns’ lascia il passo a ‘Stranger’ (in cui si possono ascoltare le tastiere di  Herbrand Larsen – exEnslaved- e la tromba di Hans Marius Andersen, all’opera anche sulla successiva ‘The Beacon’): sette minuti progressivamente teatrali che purtroppo alla lunga risultano abbastanza noiosi. Strano e sopra le righe come tutto ciò che riguarda i Vulture Industries anche il video di ‘Something Vile’: vale la pena vederlo anche solo per il dinosauro in giro per la città, al di là del fatto che il genere proposto piaccia o meno. L’album procede e va avanti nella ricerca della band di rompere qualsiasi schema di genere e di sound attraverso quella che ha tutta l’aria di dover essere la “ballad” del disco ‘ My Body, My Blood’ e gli esperimenti elettronici di ‘Gente Touch Of  A Killer’. Espandendo lo spettro di stili che i Vulture Industries hanno utilizzato precedentemente nel loro sound, ‘Stranger Times’ è  il trampolino verso qualcosa di nuovo. O una supercazzola, dipende dai punti di vista.

Tracklist:
01. Tales of Woe
02. As the World Burns
03. Strangers
04. The Beacon
05. Something Vile
06. My Body, My Blood
07. Gentle Touch of a Killer
08. Screaming Reflections
09. Midnight Draws Near

Line-up:
Bjørnar E. Nilsen- voce, percussioni, tastiere
Øyvind Madsen- chitarra
Eivind Huse- chitarra
Kyrre Teigen- basso
Tor Helge Gjengedal- batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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