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VOIVOD – ‘Post Society’

‘Post Society’ è solo un EP, ma non è esattamente una release di passaggio per i Voivod. Innanzitutto, per la band canadese non esistono uscite secondarie, ma tutto ha un senso ben preciso. E  si tratta della prima uscita ufficiale per il bassista Rocky, entrato al posto dello storico Blacky. I brani che compongono questo disco non sono inediti totali, ma rappresentano bene il momento attuale di una band cui ogni etichetta è sempre andata stretta. Si parte con la title-track, brano elaborato nel quale predominano atmosfere cupe, ma con un feeling sinistramente rock’n’roll. ‘Forever Mountain’ era uscita lo scorso anno su uno split coi Napalm Death, e riporta alla mente i Voivod più psichedelici, con il cantato lisergico di Snake in bella evidenza. ‘Fall’ parte più tranquilla, quasi melodica, per svilupparsi su linee chitarristiche concentriche, opera di un Chewy assolutamente ispirato, come sempre del resto. Anche ‘We Are Connected’ arriva da uno split, stavolta con gli At The Gates, e mostra il lato più tradizionale dei Voivod, se per la band canadese si può in qualche modo usare questo aggettivo. Molto catchy nella sua parte iniziale, alterna parti veloci a passaggi rallentati, quasi d’atmosfera. A chiudere tutto arriva la cover di ‘Silver Machine’ degli Hawkwind, un rock’n’roll dalle tinte psichedeliche che mi piace pensare Snake e soci abbiano registrato con uno spicchio di cuore rivolto a Lemmy,  che ne aveva cantato l’originale. Che dire di questo EP? Per nulla superfluo, come del resto degne di attenzione sono tutte le uscite firmate Voivod. Un buon esordio per il nuovo Rocky, ma anche qualche indicazione utile sulle sonorità della band nel prossimo futuro. Per i fan, ovviamente, una release imperdibile.

 

Tracklist:
01. Post Society
02. Forever Mountain
03. Fall
04. We Are Connected
05. Silver Machine

Line-up:
Snake – voce
Chewy – chitarra
Rocky – basso
Away – batteria

 

 

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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