Talks

VIVIAN CAMPBELL – A rockin’ life…

Vivian Campbell, trentacinque anni passati sotto i riflettori più luminosi, quelli dei Dio prima, dei Whitesnake poi e infine dei Def Leppard, ed un nome che sarebbe scritto a caratteri speciali nelle prime pagine di un ipotetico libro (sacro) chiamato “Storia dell’Hard & Heavy”. Un minimo di timore reverenziale nei suoi confronti sarebbe d’obbligo dunque, ma subito pensi a questo 55enne sul palco, con quell’aria così ispirata e completamente assorbita dalla musica, e realizzi quanta genuinità lo pervada in ogni cosa che fa, compreso lo spiegare a dei curiosoni come noi certi passaggi e alcuni interessanti dettagli della sua vita artistica sui quali sarà già stato interrogato chissà quante volte. Quando qualche mese fa Frontiers Music Srl ha annunciato di aver scritturato i Riverdogs, uno degli amori principali di Vivian, ci è sorta spontanea una domanda: quale sarà la più felice tra le due parti, la band per aver firmato con una casa prestigiosa, o la label partenopea per aver bloccato, dopo i Last In Line, un altro gruppo con inciso sopra il nome “Vivian Campbell”?
“(Vivian Campbell) Quello che so è che come band, da un punto di vista puramente creativo, siamo molto contenti di come è venuto fuori il disco. Il motivo migliore per fare un album è la soddisfazione con cui si è ripagati sotto l’aspetto artistico ed è lo stesso spirito che ci ha accompagnato durante la creazione di ‘California’. Riguardo Frontiers, credo che con noi si sia imbarcata in un lavoro che è lieta di svolgere. In pratica è una vittoria per entrambe le parti, una doppia vittoria.”

campbellstudio

Le canzoni di ‘California’ sono state scritte dopo la firma del nuovo contratto o hanno visto la luce lungo questi anni trascorsi dall’uscita del penultimo album ‘World Gone Mad’ nel 2011?
“Tutti i pezzi sono stati scritti esclusivamente per il nuovo disco. Io, Rob, Nick e Marc abbiamo tanti anni di esperienza in comune e queste canzoni ci sono uscite fuori molto molto velocemente, quasi d’un fiato.”

Più di una volta mi sono chiesto in quale posto sono stati relegati i Riverdogs durante i 18 lunghi anni che dividono il secondo album ‘Bone’ del 1993 dal sopracitato ‘World Gone Mad’.
“Personalmente rimasi molto dispiaciuto del fatto che con il nostro esordio non successe niente. Lavorammo molto duramente e per parecchio tempo alla realizzazione di ‘Riverdogs’, così quando la casa discografica lasciò cadere nel nulla il disco, avvertii che la mia vita doveva muoversi in un’altra direzione. Se i Riverdogs non fossero riusciti a raggiungere il successo con il debutto, la situazione avrebbe perso ogni senso per me. Dopo quel periodo non ci siamo più rivisti molto spesso, ma l’amicizia si è sempre mantenuta, quindi è stato semplice decidere di tornare a lavorare insieme. L’album ‘World Gone Mad’ è stato un impegno occasionale, un’opportunità di registrare qualcosa di nuovo, anche se l’ho percepito soprattutto come una scusa per ritrovarci e godere di nuovo della nostra compagnia.”

E ‘California’ invece?
“E’ un tentativo molto più serio e focalizzato, il cui scopo è quello di ricatturare lo spirito, il suono e lo stile dei Riverdogs originali del debutto, e credo proprio che con il nuovo lavoro siamo riusciti a centrare il bersaglio. ‘California’ lo vedo come un ritorno che va a completare un lavoro che era rimasto in sospeso.”

Vivian, qual’è la parte di te che viene espressa attraverso i Riverdogs e non con gli altri gruppi dei quali sei membro?
“Mi ritengo estremamente fortunato a poter lavorare con tre grandi band, Def Leppard, Last In Line e Riverdogs, perchè ognuna di queste rappresenta un diverso sbocco creativo per me. I Def Leppard sono la mia casa da oltre 25 anni e sono una band incredibilmente famosa, professionale e raffinata. Mi piace un sacco suonare con loro e tutto quello che riesco ad apportare come compositore, cantante e chitarrista è un grosso orgoglio per me. Mi ci vorrebbe molto tempo per spiegare quanto siano diversi e unici da tutti gli altri gruppi nel modo di lavorare, comunque è straordinario essere parte di qualcosa di così storico musicalmente e allo stesso tempo ancora così culturalmente rilevante.”

Mentre riguardo le altre due band?
“I Last In Line mi offrono l’opportunità di tornare alle mie radici, uno stile chitarristico molto duro ed aggressivo. Ho scelto di non cantare perchè voglio concentrarmi unicamente sulle parti di chitarra. Il songwriting è heavy e riff-centrico, un processo semplice e omogeneo. Considero questo gruppo come un ritorno al primo amore, al guitar-playing duro ed intenso. Per quanto riguarda i Riverdogs infine, li vedo come una band che comprende generi diversi: blues, soul, rock, Americana, ecc…Quando scriviamo tutto scorre libero, come se non ci fosse nessun programma all’infuori dell’idea di essere spontanei e organici, così credo si possa affermare che i Riverdogs siano i più sperimentali fra i tre.”

campbelldog

Tornando al vostro ultimo lavoro, c’è un brano chiamato ‘Golden Glow’ che ha un feeling speciale. Pensi anche tu che sia il migliore del lotto?
“In effetti quella canzone mi è sempre piaciuta e fin dall’inizio è stata una delle mie preferite. In ogni caso, pur apprezzando tutte le canzoni di ‘California’, la mia numero uno è ‘I Don’t Know Anything’. Al suo interno c’è qualcosa di molto personale, che mi perseguita, ed ascoltando il tutto in sequenza penso sia il pezzo di chiusura perfetto per l’album, perchè va a completare la storia che viene raccontata nelle altre canzoni.”

Ma se i Riverdogs avessero debuttato qualche anno prima rispetto al 1990, pensi che le cose sarebbero andate diversamente? Se sì, considera che probabilmente nel 1992 non saresti poi entrato nei Def Leppard…
“Chi può sapere cosa sarebbe accaduto se ‘Riverdogs’ fosse uscito in un altro periodo? La stessa discussione potremmo farla se la mia prima band, gli Sweet Savage, avessero ottenuto un contratto discografico. Forse non avrei mai fatto parte della formazione originale dei Dio…Non abbiamo il potere di cambiare il passato, solo il futuro.”

A proposito di Def Leppard, colgo l’occasione per confessarti che ritengo la tua ‘To Be Alive’ (sottovalutato brano tratto da ‘Euphoria’ del ’99. NdA) una delle canzoni più belle della loro storia. Dove l’hai tirata fuori?
“Sono felice che ti piaccia ed anche orgoglioso di averla scritta insieme a quel grande talento del mio amico P.J. Smith. Avendola composta in un periodo di angoscia la vedo come un incoraggiamento positivo alla vita. So che è difficile, ma come esseri umani ci capita frequentemente di non saper riconoscere le cose belle della vita che ci stanno intorno. Questa canzone mi ha aiutato ad apprezzare le cose belle che avevo e che ho.”

Andando a ritroso nel tempo, non può mancare una domanda sul tuo periodo Whitesnake: avresti preferito rimanere nella band di David Coverdale per qualche anno in più in seguito al tour di ‘1987’?
“Non credo proprio che i Whitesnake fossero l’approdo musicale giusto per me. Nutro grande rispetto per David e per gli altri ragazzi che erano in quella formazione, ma non penso ci fosse una vera intesa a livello musicale. La prima cosa fatta insieme fu girare tre video. Sono convinto che questo impresse su di noi il marchio di band-immagine, piuttosto che di una vera entità musicale.”

Ma ascoltando ‘Slip Of The Tongue’ non hai mai pensato che se ci fossi stato tu ad inciderlo sarebbe uscito migliore?
“Steve Vai è un musicista incredibile, ma devo ammettere che fu una scelta strana per una band come i Whitesnake.”

Chi ha orecchie per intendere intenda insomma…Rimanendo in quegli anni di fermento, qual’è oggi la tua opinione sui due dischi registrati in coppia con Lou Gramm, lo storico ex cantante dei Foreigner?
“Lou è una delle persone più piacevoli ed autentiche con cui io abbia mai avuto la fortuna di lavorare. Sono convinto che se avessimo potuto proseguire avremmo realizzato tanti grandi dischi insieme, ma le circostanze hanno deciso diversamente. Il primo album su cui ho suonato fu il suo solista, nel quale fui coinvolto per le parti di chitarra giusto su un paio di canzoni (stiamo parlando di ‘Long Hard Look’ del 1989. NdA). Gli Shadow King furono invece pianificati per essere più orientati in direzione di una vera band, ma il progetto si spense rapidamente per colpa di alcune circostanze sfortunate. Al tempo Lou stava attraversando dei problemi personali molto pesanti ed il risultato fu la sua indisponibiltà a partecipare a tutto il processo. In sua assenza il suo co-writer e amico di vecchia data Bruce Turgon prese in mano la direzione creativa e questo per me fu un problema, visto che non condividevo la sua visione su come avrebbe dovuto suonare il disco. Bruce è un bravo compositore, oltre che una persona squisita, ma io avrei voluto che la band avesse una base blues-rock, sulle orme dei Free. Anche perchè questo era il progetto iniziale discusso da me e Lou, e non penso che l’album rifletta ciò.”

campbelllive

Visto che hai nominato i Free, ci parli un po’ delle tue influenze come chitarrista, e come queste si sono evolute nel corso degli anni?
“Quando ero un chitarrista in erba le mie due influenze più grandi erano Rory Gallagher e Gary Moore, e ancora oggi conservo la massima ammirazione possibile per entrambi. Nella prima parte dei miei vent’anni hanno poi iniziato a piacermi molti altri generi oltre all’hard rock, ho cominciato ad ascoltare diversi cantanti e compositori ed ho imparato ad apprezzare soul, country, musica classica, blues e pop. Continuo a paragonare la musica ai vari umori legati alla condizione di un individuo, a volte ci sentiamo pieni di energia e scegliamo musica che riflette questo stato, ma altre volte siamo riflessivi e vogliamo ascoltare qualcosa che ci consoli l’anima. Oggigiorno mi sento comunque infuenzato da una grande moltitudine di posti, cose e persone diversi.”

Siamo in chiusura ma manca ancora un carico da novanta: i Thin Lizzy. Chi c’era non scorderà mai il tuo tocco inconfondibile su quegli storici brani, quando nel 2011 fosti chiamato ad affiancare Scott Gorham nel tour che vedeva da un lato l’esordio di Ricky Warwick dietro al microfono, e dall’altro il ritorno (temporaneo) di Brian Downey e Darren Wharton…
“Mi sono divertito davvero tanto a suonare con i Thin Lizzy durante quei mesi. Devo essergli anche molto grato perchè è stata proprio quell’esperienza a guidarmi nel chiamare a raccolta Vinny Appice e Jimmy Bain per riunire a nome Last In Line i membri restanti della line-up originale dei Dio. Ad ogni modo suonare le canzoni della mia gioventù con Brian Downey e Scott Gorham mi ha fatto veramente rivalutare il ruolo che la chitarra gioca nella mia vita e quanta importanza ha ancora per me come linfa vitale.”

Vivian, grazie per la chiacchierata e che tu possa godere della miglior salute possibile. Ti aspettiamo presto dalle nostre parti.
“Grazie davvero. I migliori auguri a te ed ai vostri lettori!”

Vivian Campbell Offcial Facebook: https://www.facebook.com/pg/officialviviancampbell

 

 

Alberto 'Sentenza' Sassi

Alberto 'Sentenza' Sassi

Ho iniziato con le dipendenze metalliche da ragazzetto, all'alba dei famigerati anni '90. Eroi musicali senza tempo mi hanno protetto in quel controverso periodo, facendo sì che il cuore sia oggi saldamente irlandese, lo spirito scandinavo, e l'armatura che mi veste di puro acciaio britannico. Ufficialmente ho iniziato a scrivere qualcosa su Metal Maniac qualche anno fa, oggi spero solo di dare un piccolissimo ma passionale contributo al sostegno della scena.

Post precedente

KATLA - Il debut album ‘Móðurástin’ in arrivo a fine ottobre

Post successivo

SORCERER - Tutti i dettagli del nuovo album, primo video online