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DA VINCI – ‘Ambition Rocks’

Un bel disco AOR è ciò che serve a chi vi scrive per sciacquarsi le orecchie da tanto metal estremo. Lo utilizzo come un sorbetto, per azzerare il gusto che ho nei padiglioni auricolari e poter apprezzare poi nuovamente della musica differente. Devo essere polemico: in Italia il rock melodico non ha mai avuto (nonostante la nostra tradizione musicalmente portata alle melodie, al bel canto e alle belle voci) un grosso appeal, relegando questo genere ad una sorta di nicchia e sottocultura. Poco importa che sempre nel Bel Paese ci sia la base della Frontiers, etichetta numero uno al mondo per quanto concerne il rock “adulto”. Evidentemente ci meritiamo Fedez. Le band in Italia non mancano, sia chiaro, ed è per questo che storco il naso quando, tratto inizialmente in inganno, mi accorgo che la band non è italiana. Ebbene si, non mi ricordavo di questo gruppo norvegese che torna dopo la bellezza di 25 anni! Ed è un bel disco? Si. Un disco imprescindibile? No. La band non ha perso il suo smalto che ora riaffiora dai cassetti della mia memoria, con il suo sound mai eccessivamente “tastieroso” e pomposo, ricordandomi spesso una versione edulcorata dei grandi inglesi Tara’s Secret (che restano sempre e comunque non un gradino, ma una rampa di scale sopra).
Erling Ellingsen ha una voce perfetta, da manuale, la perfetta voce che ci aspetteremmo in un disco AOR. Qualità o handicap? A voi la scelta. Insomma il disco, nonostante il monicker, non ha nulla di geniale… ma non è detto che voi cerchiate questo. ‘Ambition Rocks’ suona come mille altri dischi del genere, lo fa bene è vero, ma non ci si smuove di una nota dagli standard. Ballata strappamutande, pezzi riff oriented alternati a brani dove la chitarra viene sepolta dalle linee vocali. Il sopra-citato singer canta bene comunque. Sia chiaro. Proprio nella ballata ‘Angel’ (nome originale per una brano lento, decisamente), il cantante nord-europeo dimostra di avere un ugola davvero preziosa (e citiamo anche la coda del brano, con uno splendido pianoforte a sorreggere un arrangiamento azzeccato). Bella ‘Little Lonely’ dove il rock della band viene spruzzato di blues. ‘Soul Survivor’ sembra un compitino ben eseguito, e ‘You’re Lady’ manca di mordente, con le sue linee anni 80 e una linea vocale che in diverse occasioni cita i Beatles. Arriva anche un buon assolo ma non basta a salvare il tutto. Sorry. Bella la conclusiva ‘Touch Of Humanity’ ma personalmente non ho apprezzato la scelta dei suoni della tastiera, mentre il bridge jazzato è onestamente da apprezzare senza remore. Un disco che vede le sue cartucce migliori sparate nella prima metà della tracklist, con ‘Vicious Circle’ e ‘Curious Sensation’ che riescono a scuoterci e illuderci. Insomma un disco ben fatto, ben prodotto, splendidamente suonato e magnificamente cantato, ma se si gioca in ambito AOR sono i ritornelli a dove funzionare. Una bella canzone dovrebbe colpire anche se epurata da ogni orpello, dovrebbe farci vibrare le corde dell’anima in una splendida risonanza anche se ascoltata a cappella o in versione acustica. Qui non è così. Perché quindi, il mio incipit musical-nazionalista? Perché ora mi sto ascoltando la vecchia ‘Trust’ di Michele Luppi, e già non mi ricordo nulla di questi Da Vinci.

Tracklist:
01. Intro
02. Vicious Circle
03. Curious Sensation
04. I’ve come all this way
05. See You
06. Rocket Fame
07. Angel
08. Storm On The Horizon
09. Little Lonely
10. Soul Survivor
11. Painted Lady
12. You’re Mine
13. Touch Of Humanity

Line-up:
Erling Ellingsen – voce
Gunnar Westlie – chitarra
Dag Selboskar – tastiera
Roy Funner – basso
Bjørn Olav Lauvdal – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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