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VEKTOR – ‘Terminal Redux’

Di certo rimarrà negli annali questo terzo album degli americani Vektor, un album tanto complesso quanto straordinario, che pertanto non poteva essere dimenticato dalle nostre recensioni di fine anno. Per gli amanti della sci-fi non ci viene in mente un artwork più spettacolare di questo ‘Terminal Redux’, il cui fascino da solo meriterebbe senza esitazione l’acquisto della versione in vinile. Dal punto di vista musicale, ritroviamo i Vektor più tecnici che mai, con un songwriting ispiratissimo e curato in ogni minimo dettaglio e con una maggiore propensione melodica nonostante la quantità incredibile di blast beats ed accelerazioni fulminee disseminate per tutto il disco. Come se non bastasse, il platter è un intricato concept album, di quelli realmente in grado di farti viaggiare nello spazio, e quindi rappresenta un trip ancor più imperdibile per tutti gli amanti del genere. Il thrash-death-prog peculiare della band è un mix di influenze che vanno dai mostri sacri del death tecnico, gruppi come Death, Sadus e Coroner solo per citarne alcuni, senza dimenticare i grandissimi thrash-progsters Voivod e gli ispiratori del lato più sognante di questi ultimi, i Pink Floyd, citati con gusto nella conclusiva ‘Recharging The Void’. L’unico aspetto del disco che non ho amato inizialmente riguarda la voce di David DiSanto – peraltro straordinario chitarrista insieme al fido Erik Nelson – che nei suoi momenti migliori ricorda Schmier dei Destruction o il grandissimo Chuck Schuldiner. Faccio mio un commento di un ascoltatore pubblicato su Youtube, che ad un certo punto del disco si augurava quasi di sentire David esplodere in uno scream molto familiare agli amanti di ‘Zero Tolerance’, urlando “This Is Not A Game To Be Lost Or Won…”. Ecco, quando un disco riesce – e di certo non solo per le vocals (la sezione ritmica fa paura) – ad evocare gruppi come i Death, i Voivod, sino ad arrivare ai Rush ed ai Pink Floyd nelle parti più sognanti ed atmosferiche, il tutto in modo assolutamente personale, non resta che togliersi il cappello. Sarebbe inutile citare ogni brano ed ogni sorpresa regalataci dai Vektor in questi settantatre minuti di nebulosa ed affascinante complessità. L’attacco di ‘Charging The Void’, i riffs dissonanti di cui il lavoro è ricchissimo, gli assoli interminabili di ‘Pillars Of Sand’ e le atmosfere da “viaggio” di ‘Collapse’, meritano da soli il prezzo di questo “disco volante”. Da segnalare le conclusive ‘Collapse’ e la maestosa ‘Recharging The Void’, che vedono la partecipazione di due guest vocalists. Per citare un sommo poeta romano, questo album è, semplicemente, “un sacco bello”.

Tracklist:
01. Charging the Void
02. Cygnus Terminal
03. LCD (Liquid Crystal Disease)
04. Mountains Above the Sun
05. Ultimate Artificer
06. Pteropticon
07. Psychotropia
08. Pillars of Sand
09. Collapse
10. Recharging the Void

Line-up:
David DiSanto – chitarra, voce
Erik Nelson – chitarra
Frank Chin – basso
Blake Anderson – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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