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VATICAN – ‘March Of The Kings’

I Vatican hanno tutto quello che deve avere una cult band. Sono stati attivi negli anni Ottanta, anche se hanno registrato solo una manciata di demo. Gli stessi demo sono stati pubblicati su CD per la prima volta nel 2014, nella raccolta ‘Metalmorphosis’, che ha di fatto rimesso in pista la formazione di Cleveland. Proprio i commenti positivi ricevuti in quella occasione hanno dato nuova spinta ai Vatican, che con ‘March Of The Kings’ ci offrono un disco completamente nuovo. La prima impressione è data dallo spettacolare artwork, che certo ben dispone l’ascoltatore. Ed anche il materiale appare all’altezza delle aspettative, anche se per arrivare all’eccellenza manca forse qualcosa ancora. Di certo la formazione guidata dal chitarrista Vincent Vatican sa il fatto suo: i pezzi sono ben costruiti ed eseguiti in modo altrettanto valido. La produzione potrebbe sicuramente essere migliore, ma tant’è… ‘Alive To The Grave’ apre il disco con il botto, andando a riprendere gli Onslaught di ‘In Search Of Sanity’, con Brian McNasty a reggere il confronto con l’inossidabile Steve Grimmett. Per essere una band americana, i Vatican guardano in modo abbastanza evidente all’Europa, in particolare alla Gran Bretagna – in ‘Burning’ il guitarwork richiama esplicitamente gli Holocaust. Come detto, i brani azzeccati non mancano – vedi la cadenzata ‘Mean Streak’ con le sue riuscite inflessioni melodiche, oppure la priestiana ‘Falling From Grace’ – anche se resta l’impressione che la band potrebbe fare di più e meglio. ‘March Of The Kings’ resta comunque un lavoro assolutamente consigliato per chi ama sonorità classiche…

Tracklist:
01. Alive To The Grave
02. Deadly Wind
03. Running
04. Mean Streak
05. Falling From Grace
06. Waysted
07. Fears Garden
08. Die A Heart Attack
09. Corruption
10. Opus #9

Line-up:
Brian McNasty – voce, basso
Vincent Vatican – chitarra
Vic Gribouski – batteria

 

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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