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UNREAL TERROR – ‘The New Chapter’

Heavy rock. Questa – per chi vi scrive – è la perfetta definizione per il ritorno degli storici Unreal Terror. Prima demo nel 1982, un mitico EP intitolato ‘Heavy And Dangerous’, pubblicato nel 1985 e quell’unico, splendido full length: ‘Hard Incursion’ (1986). Per chi non lo sapesse gli Unreal Terror (o UT per gli “amici”) sono stati la prima band di Mario “The Black” Di Donato, o quantomeno la sua prima band baciata da un certo successo. Gli Unreal Terror fanno parte della storia di quel bistrattato heavy metal tricolore che doveva continuamente difendersi dalle bordate che giungevano dell’Inghilterra prima e dagli States poi. Aggiungiamo che gli UT non arrivavano da Milano, o da Roma ma da Pescara, Abruzzo. Erano anni in cui non esisteva internet, non bastava un app sullo smartphone per modificare foto o preparare una locandina. Tutto fatto a mano, ciclostilato e distribuito ai concerti, guardando negli occhi quelli che potevano essere potenziali fan. Niente inviti su facebook. I like? Erano le copie dei dischi vendute e i pollici alzati erano solo quelli che dal palco si vedevano tra la folla. Tornano dopo 31 anni. Sono tanti e purtroppo si sentono, si sentono tutti. Siamo onesti, non è il disco che ci aspettavamo. Non che sia brutto… anzi! Ma forse le aspettative erano davvero troppo alte, e non è certo colpa della band. Ci aspettavamo più cattiveria, e invece questo “nuovo capitolo” si apre con una introspettiva ‘Ordinary King’, un bel pezzo dall’anima progressive, dallo scheletro pop-rock e dai muscoli metal. L’impressione però, è sin da subito quella di un brano che non decolla, che manca di mordente. La produzione non aiuta per nulla. Bellissima ‘Time Bomb’, pezzo che ci riconcilia subito con la band: qui riconosciamo i “nostri” UT, per un pezzo classicamente metal, dal ritornello non certo originale ma assolutamente funzionale. ‘Time Bomb’ è ritmicamente influenzato da un certo U.S. Metal, per poi mostrare tutte le influenze “priestiane” nel chorus. Notevole l’assolo di chitarra che è la ciliegina su questa appetitosa torta. ‘All This Time’ si scomodano i Fates Warning più stagionati e metallicamente aromatizzati, per un brano notevole che pecca solo in un Luciano Palermi che purtroppo sembra cantare svogliatamente per tutto il disco. Non canta con grinta, non fa ruggire quel suo splendido timbro che tanto diede agli Unreal Terror. Bellissima la rockeggiante ‘The Fall’, una traccia solare, dalle sonorità che si aprono dopo il roccioso main riff. ‘The Thread’ non può che farci pensare ai Queensrÿche, grazie ad un arrangiamento davvero notevole e parti di chitarra strutturate, precise e fantasiose; chitarre che non mostreranno solo i muscoli, ma anche tante emozioni e assoli “di stomaco”. Si prosegue senza particolari impennate qualitative, ma senza cadute: ‘One More Chance’ è una canzone che purtroppo palesa ancora i nostri dubbi sulla prestazione di Palermi. Parte in modo monolitico la traccia intitolata ‘It’s A Shadow’, per poi decelerare prima di una ripartenza in doppia cassa, con uno “Spaccalegna” che pedala che è una bellezza. Finale in crescendo per il pezzo forse maggiormente metal dell’atteso lotto. Torna il riff principale a chiudere il pezzo, per un arrangiamento circolare che dona alla traccia un ottimo scali-scendi emotivo. ‘Lost Cause’ è poco più che un buon pezzo, mentre la conclusiva ‘Western Skies’ chiude degnamente un ritorno complessivamente buono. Quali sono le cose che hanno inficiato sulla nostra personalissima opinione? Prima di tutto una produzione che avrebbe dovuto “pompare” di più i suoni; non certo per renderli plasticosi o fittizi ma semplicemente per dare una giusta spinta al sound di una band che definire “storica” può essere solo riduttivo. Poi il punto dolente. Chi vi scrive ha visto diversi video (anche recenti) degli attuali UT, e dal vivo il mitico Palermi è sempre la solita macchina da guerra. Perché la sua energia e grinta non sono state trasportate in questo disco? Cori spompati e a volte davvero brutti e un’interpretazione apparentemente svogliata hanno in parte rovinato l’ascolto di questo come-back discografico. Si torna comunque al discorso della produzione. Concludendo? Siamo stati cattivi, lo ammettiamo, ma non possiamo chiudere un occhio (un orecchio in questo caso) solamente per “rispetto”. Per questo rispetto chi scrive ha ascoltato questo ‘The New Chapter” decine di volte, cantandolo in auto e imparandone i testi, ma i difetti riscontrati sin dalle prime sessioni di ascolto sono rimasti e con loro anche un po di amaro in bocca. Un disco bello, intendiamoci, che non sfigura certo nella discografia di questo combo leggendario ma… insomma… dopo 31 anni di attesa ci aspettavamo un capolavoro. Un disco comunque da comprare, da ascoltare, da studiare e cantare. Un disco heavy rock… ma questo ve l’avevamo detto subito.

Tracklist:
01. Ordinary King
02. Time Bomb
03. All This Time
04. The Fall
05. The Thread
06. One More Chance
07. Trickles Of Time
08. It’s A Shadow
09. Lost Cause
10. Western Skies

Line-up:
Luciano Palermi – voce
Iader D. Nicolini – chitarra
Paolo Ponzi – chitarra
Enio Nicolini – basso
Silvio “Spaccalegna” Canzano – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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