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UNISONIC – ‘Live In Wacken’

Fosche nubi si addensano sul futuro degli Unisonic. Il super gruppo creato con la finalità di portare nuovamente sul palco i due artisti che hanno reso leggendari gli Helloween ha perso gran parte del suo significato nel momento stesso in cui è stata ufficializzata la reunion dal vivo dei 4/5 della formazione che compose i due Keeper negli anni ’80. Lo stesso ideatore della band, il bassista Dennis Ward, ha recentemente escluso nuove produzioni discografiche griffate Unisonic prima del 2019, lasciando però intendere che non ci sono garanzie in merito alla continuità della band. Potrebbe quindi darsi che quest’album dal vivo registrato in occasione dell’edizione 2016 del prestigioso Wacken Open Air resti l’ultimo vagito di una band abbattuta dal mito che voleva far risorgere. Il CD è abbinato alla versione video DVD di alcuni brani della set list, idea che sarà sicuramente apprezzata dai fan che non hanno avuto l’occasione di vedere la band dal vivo, anche perché le registrazioni sono state fatte con svariate telecamere ad alta definizione. La scaletta pesca in modo equilibrato tra tutti gli album scritti dalla band tedesca e non mancano per ovvie ragioni alcuni richiami al periodo d’oro delle zucche di Amburgo, qui omaggiate con ‘A Little Time’ (inframezzata da una versione da urlo di ‘Victim Of Changes’ dei Judas) e con l’inno ‘March Of Time’. Le versioni live dei brani originali degli Unisonic sono piuttosto grezze al punto che non mancano degli errori di esecuzione, forse perché è stato deciso di ridurre al minimo i ritocchi in post produzione per preservare l’energia. L’interazione con il pubblico sembra piuttosto carente, caratteristica che accompagna ormai da tempo le esibizioni dal vivo del quintetto, ma in un album dal vivo registrato a Wacken ci saremmo aspettati un maggior coinvolgimento della numerosissima audience. Chi invece – al solito – non ha problemi di post produzione o di coinvolgimento è il Re Michael Kiske che raggiunge con imbarazzante facilità tutte le note dei brani scritti per le sue corde vocali. ‘Live In Wacken’ è solo il secondo album dal vivo registrato da Kiske in tutta la sua carriera e pur arrivando quasi trenta anni dopo ‘Live in UK’ degli Helloween ci permette di apprezzare lo stato di forma di uno tra i più completi e dotati cantanti della scena classica. Un album, in conclusione, che non potrà mancare nella discografia dei fan del metal classico, ma che ci lascia un po’ di amaro in bocca perché probabilmente il trasporto dei musicisti on stage non era più quello che animava le loro prime esibizioni. Non ci resta che contare i giorni che mancano al momento in cui rivedremo lo zio Kai Hansen e Michael Kiske di nuovo insieme sul palco, con tante zucche in sottofondo…

Tracklist:

01. Venite 2.0
02. For the Kingdom
03. Exceptional
04. My Sanctuary
05. King for a Day
06. A Little Time
07. Your Time Has Come
08. When the Deed Is Done
09. Star Rider
10. Throne of the Dawn
11. March of Time
12. Unisonic

Line-up:

Michael Kiske – voce
Kai Hansen – chitarra
Mandy Meyer – chitarra
Dennis Ward – basso
Kosta Zafiriou – batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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