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TZANZA – ‘Come And See’

Formati nel 2011 come progetto thrash del russo Lord Pestis, gli Tzanza hanno cominciato fin da subito ad espandere il loro morbo letale. Virando sempre di più verso il lato oscuro, nel 2017 esce ‘Come And See’, un album di black metal della specie più aggressiva e satanica. Uscito inizialmente per la Metal Of Crypt in edizione limitata di 500 copie, il full-lenght verrà riproposto in musicassetta (sempre limited edition) il prossimo 5 agosto dalla Narcoleptica Productions. A partire dalla scelta del nome (le tzantza sono teste umane svuotate e seccate in modo particolare, usate a scopo trofeale, rituale, o commerciale) anche la proposta musicale, sebbene legata a doppio filo con il black metal duro e puro, non è per niente scontata: gli inserimenti melodici di sassofono spiazzano l’ascoltatore per poi lasciarlo piacevolmente stupito e il groove di alcune ritmiche costringe anche le testoline capellute più recalcitranti a fare su e giù. ‘Lair Of Perverted Pleasures’ è il pezzo che suona più thrash/black ma allo stesso tempo il più innovativo di tutti toccando alti livelli di genialità nei cambi di ritmo puramente jazz. A livello compositivo tutto è curato al dettaglio, ogni cambio avviene al momento giusto mantenendo sempre desta l’attenzione. Lo scream è malvagio e ammaliante, Lord Pestis lancia le sue invettive e invoca i demoni magistralmente. L’unico dubbio sorge sulla batteria che, nel momento in cui le chitarre si fanno potenti e tirate, diventa un pò “scatolosa” mentre un suono più caldo e pieno sarebbe stato perfetto (it’s black metal babe…) e in impeccabile sintonia con la presenza massiva del basso che, strano a dirsi per un album del genere, si sente benissimo. L’inserimento del sassofono è una cosa particolare ma del tutto inutile ai fini compositivi, le canzoni avrebbero funzionato bene anche senza ma la connotazione jazz di alcuni cambi ne giustifica la presenza. Il passato thrash/death della band è ben riconoscibile in gran parte delle canzoni, potenti sia nei suoni che nelle scelte stilistiche, purtroppo a volte poco personali e troppo derivative ( l’influenza dei Bathory è molto marcata). Undici pezzi immediati, freschi e mai noiosi, pochi i momenti low. Un album da non lasciarsi scappare nel magma di uscite da cui spesso non si esce vivi.

Tracklist:
01. Come And See
02. Lair Of Perverted Pleasures
03. Into The Abyss Of Sitra Archra
04. Under The Southern Cross
05. Dead Current Of Human Lives
06. Smile Of Empty Eyepits
07. Carpet Of Scorched Bodies
08. Unholy Eucharist
09. In The Footsteps Of The Outcast
10. Pandemianium (The Promise Land)
11. Where There Is No Time

Line-up:
Lord Pestis: tutti gli strumenti

Guests:
Bokor Dahak Umbrator – archaic summonings/vox on III
Hikksvoesatt – screams of woe/vox on XI
Sergey Zyuban – the horror of Jericho/sax on II

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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