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TYTUS – ‘Rises’

Quando una band è formata da amanti della musica il risult… come? No, non è scontato quello che avete letto. Un gruppo musicale può essere creato per diversi motivi: socializzazione, emulazione, passione per la disciplina applicata ad uno strumento, il fascino estetico. Un musicista può essere tale anche senza un background profondo ed enciclopedico. Ma aiuta. Molto. Prendiamo ad esempio il caso dei triestini Tytus, “nuovo” fenomeno della NWOTHM (New Wave Of Traditional Heavy Metal), band che risulta essere la summa ed il compendio di tutte la palesi influenze e passioni che i singoli membri del combo portano nei loro DNA. Il quartetto di “ragazzi” (in realtà veterani delle scene punk, metal e stoner) suona con convinzione, credibilità ed energia: un concentrato di metal old school, dove gli Iron Maiden di Paul Di’Anno jammano con Phil Lynott e Scott Gorham, magari improvvisando su qualche pezzo dei Black Sabbath di Dio. Suonano bene, diamine! Suonano in modo molto personale pur camminando su impronte già presenti e ben profonde (dato il peso dei personaggi sopra elencati), il tutto senza mai scimmiottare nessuno, anzi tributando con la giusta dose di personalità i poster e le magliette ormai ingrigite. Hanno un “urgenza” quasi i punk i Nostri, un’energia nervosa ed una voce diretta e senza fronzoli che ci riporta a band come gli W.A.S.P. di ‘Crimson Idol’ ed a brani come ‘Prowler’ e ‘Sanctuary’. C’è una piccola dose di States (non ci fanno mancare nulla), sopratutto nel tiro leggermente stoner della proposta e nei cori melodici, fortemente anthemici. Riescono ad infilarci anche un poco dei Megadeth di ‘Rust In Piece’: influenza palese nell’assolo di ‘Inland View’ o nel riffing di ‘Land Of The New Frontier’. ‘Desperate Hopes’ cita chiaramente i Thin Lizzy, quanto la band di Steve Harris. Chiude il disco la bellissima e calda ‘Blues On The Verge Of Apocalypse’, una sorta di ‘Planet Caravan’ più carnale e meno mistica. A personalissimo parare di chi scrive, l’unica pecca dell’album è una produzione non potentissima ed un minutaggio dei brani troppo elevato. Forse, una durata media di quattro minuti per traccia sarebbe stata perfetta. Concludendo: chitarre armonizzate, ottima voce, un basso che serpeggia pulsando da un orecchio all’altro con instancabili e linee iper-vitaminizzate, un batterista che “suona” – e non martella – ed ottimi composizioni, è quello che troverete in questa notevole release. Tra noi “vecchi” si usa dire: “eh, questi suonano!”.

Tracklist:
01. Ode To The Mighty Sun
02. Land Of The New Frontiers
03. Haunted
04. 325 A.D.
05. White Lines
06. Omnia Sunt Communia
07. Inland View
08. Desperate Hopes
09. New Dawn’s Eve
10. Blues On The Verge Of Apocalypse

Line-up:
Ilija Riffmeister – voce, chitarra
Mark Simon Hell – chitarra
Markey Moon – basso
Frank Bardy – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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