Loud Reports

TYGERS OF PAN TANG – Il report del concerto @ Circolo Colony, Brescia – 01.04.2017

Tre date in tre giorni: dopo Roma e Prato, si conclude oggi al Colony di Brescia il mini-tour italiano dei Tygers Of Pan Tang. Dall’ingresso in formazione del nostro Iacopo “Jack” Meille, la band inglese sta vivendo una nuova giovinezza, come l’ultimo omonimo album dimostra in modo evidente. E anche dal vivo ha mostrato più di una volta di essere una solida certezza, grazie a una formazione ormai rodata e capace di trasmettere in ogni serata il giusto feeling. Sarà così anche oggi, ma procediamo con ordine…

Aprono gli altoatesini Bullet-Proof con il loro thrash metal diretto, ma molto curato. Stanno per pubblicare il nuovo ‘Forsaken One’ e approfittano per farci sentire un paio di brani nuovi di zecca, che paiono funzionare bene. Il pubblico è ancora molto ridotto, ma i ragazzi non si fanno abbattere e ci offrono una mezzora potente ed intensa, confermando la fama di solida live band che già li accompagna. Impeccabili tecnicamente, mostrano di avere un ottimo tiro – particolarmente solido il batterista Lukas Hupka – oltre che un amalgama degno di nota. Anche gli Angel Martyr hanno un disco da presentare: in questo caso si tratta del debutto ‘Black Book: Chapter One’ uscito da qualche settimana, su cui è ovviamente incentrato tutto il loro show. Guidata dal cantante/chitarrista Tiziano Sbaragli, la band toscana ci offre un heavy metal di evidente ispirazione statunitense, potente ma ricco di atmosfere cupe ed epicheggianti. I loro pezzi n0n sono per forza immediati, ma scorrono via piacevolmente. Ed anche nel loro caso la carica on stage è evidente, con il bassista Dario Rosteni in evidenza ed in continuo movimento sul palco. Anche per loro si può parlare di esibizione positiva. Tocca ai più rodati AxeVyper, e l’esperienza di tante date in giro per l’Italia e l’Europa si fa immediatamente sentire. Fedelmente devoti all’heavy metal classico, i nostri hanno il dono della melodia, e pezzi come l’opener ‘Brothers Of The Black Sword’ convincono già dalle prime note. Il pubblico si scalda e scalda a dovere la formazione viareggina, che ci offre un concentrato di heavy metal potente e diretto, non privo di azzeccati richiami maideniani. La doppia chitarra si fa sentire, e l’impatto sul palco è decisamente notevole: pezzi come ‘Axevyper’ – dal testo in italiano – e ‘Soldiers Of The Underground’ risultano ancor più potenti on stage. Gli AxeVyper sono una sicurezza, e non lo scopriamo di certo ora. Il Colony si è riempito un poco ancora, saranno forse un centinaio i paganti, ed è ora di accogliere gli headliner Tygers Of Pan Tang, che salgono on stage sulle note della nuova ‘Only The Brave’. E subito è evidente quanto la band sia ancora carica oggi, dopo oltre 35 anni di carriera. I “nuovi” Gav Grey al basso e Mickey McCrystal alla chitarra hanno portato grande energia, che peraltro non manca nemmeno nel veterano Robb Weir, il cui entusiasmo traspare in modo evidente on stage. Al centro della scena e completamente a suo agio, un Jack Meille che guida il pubblico con grande maestria, lo incita, lo diverte, racconta aneddoti interessanti… Fa tutto quello che un frontman di razza dovrebbe fare, insomma.  La setlist è un azzeccato amalgama di brani nuovi e classici, e funziona alla perfezione: se ‘Gangland’ convince ancora oggi, dopo mille anni, le nuove ‘Never Give In’ e ‘Blood Red Sky’ non sono certo da meno. Micky McCrystal ha acquisito sicurezza e fa viaggiare le dita con grande maestria sulle corse, risultando dal punto di vista individuale probabilmente il musicista più evidente on stage. Ma i Tygers sono un gruppo, e quello che spicca oggi ancora una volta è l’entusiasmo contagioso di tutti i membri, oltre che un feeling di assoluta unione tra i membri della band. Se il singolo ‘Glad Rags’ è scanzonato come su disco, e funziona comunque alla perfezione,  ‘Don’t Stop By’ ci regala un gradito tuffo nel passato, con tanto di storiella personale raccontata dal buon Jack Meille. Il tempo corre via veloce, la carica dei Tygers non fa certo pensare all’orologio che va… Il finale è degno di nota, con l’accoppiata di classici composta da  ‘Hellbound’ e ‘Suzie Smiled’, prima della cover di ‘Tush’ degli ZZ Top, inattesa da molti ma già presente anni fa nelle scalette della band. Come del resto è una cover ‘Love Potion No. 9’, anche se da tempo ormai immemorabile legata strettamente alla storia dei Tygers. Ottima conclusione di uno show energico e coinvolgente, non solo valido sotto il profilo musicale ma anche e soprattutto dl punto di vista del feeling. Se tutte le band, nuove e vecchie che siano, avessero l’entusiasmo dei Tygers… Noi mettiamo in archivio l’ennesima grande serata di rock, positiva sotto tutti gli aspetti. Come sempre, chi c’era si è divertito, e nemmeno poco…

Foto di Luca Bernasconi

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

IMMORTAL SHADOW - ‘Horror Circus’

Post successivo

MAYHEM – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (Mi) – 06.04.2017