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TRUEMETAL.IT FESTIVAL 4 – Il report del festival @ Isola Summer Arena, Parma – 08.07.2017

Questa edizione del Truemetal.it Festival sarà probabilmente ricordata per due fattori: 1) quello climatico di un sabato di inizio luglio davvero infuocato che ha visto il termomentro sfiorare i 40° con una percentuale di umidità altissima! 2) Il vero motivo che ci ha fatto sfidare il caldo padano è però ovviamente musicale, ed ha visto la celebrazione della scena metal estrema italiana con le esibizioni, nelle posizioni più alte della card, di Bulldozer, Schizo e Necrodeath. Si trattava di un’occazione speciale, forse unica, di rivedere sullo stesso palco la triade storica per eccellenza del thrash tricolore a tinte estreme, senza dimenticare l’importanza capitale dell’horror dark metal dei Death SS ed il black-death metal sperimentale dei Sadist.

A causa di impegni familiari arriviamo al capiente tendone che fa da location al festival (la prima buona notizia è proprio quella di una copertura che ci consente di assistere ai concerti all’ombra) intorno alle 17, purtroppo troppo tardi per assistere alle prove di Ulvedharr, Game Over e Rain. Il nostro festival comincia quindi con l’abrasivo sound dei Distruzione, che qui a Parma “giocano” in casa, e che nonostante la temperatura da forno (non ventilato) all’interno dell’ampio tendone, sciorinano come se nulla fosse il loro potentissimo attacco sonoro. Partiamo da una considerazione ovvia ma doverosa. Suonare un set tanto estremo e tirato in condizioni climatiche ancora più estreme non può che aver messo a dura prova sia la band che i pochi “eroi” che si sono lanciati nel moshpit. I Distruzione ne sono usciti (vivi) bene, dando con il loro death metal un’impressione di grande compattezza ed assoluta dedizione sonora. L’album più saccheggiato è ancora l’ultimo platter del gruppo, intitolato semplicemente ‘Distruzione’, con mazzate come ‘Il Signore Delle Mosche’, ‘Stultifera Navis’ e ‘Nel Tuo Nome’ posizionate in alcune delle posizioni chiave della setlist e cioè all’inizio ed alla fine di un set irruento e degno della storia di una formazione che non scende mai a compromessi sonori e che dal vivo continua a non fare prigionieri. Rispetto.

Distruzione 2

Forti di un nuovissimo album di valore come ‘Denso Inganno’, apprezzatissimo in sede di recensione da un “osso duro” come il nostro Alberto “lupo” Biffi, i bresciani In.Si.Dia ce ne hanno proposto diversi estratti (‘Il Mondo possibile’, ‘Mai Perdere Controllo’ e la titletrack) confermando la bontá del nuovo materiale anche dal vivo, un contesto nel quale gli In.Si.Dia si dimostrano sempre una band davvero solidissima. Il cantato del bassista Fabio Lorini può anche dividere l’audience per una tendenza all’utilizzo di metriche vocali che vanno spesso a pescare in un certo hardcore melodico ma la veritá é che questo nuovo corso della band ha anche grazie alle vocals ed ai pungenti testi del gruppo una personalità forte ed innegabile, un marchio che distingue nettamente la formazione dal mare nostrum delle altre thrash metal bands tricolori. Musicalmente invece il discorso si ribalta, ed anche se il thrash metal di matrice bay area proposto dai nostri viene ogni tanto sporcato da qualche parte più punk-hardcore (peraltro un’influenza fondamentale per la nascita stessa del thrash) l’assoluta qualità dei riffs pone sempre i brani degli In.Si.Dia sopra la stragrande maggioranza delle formazioni nostrane e non in questo ambito sonoro. Grande groove, belle versioni di ‘Nulla Cambia’ e ‘Parla Parla’, in sostanza abbiamo assistito ad un concerto davvero emozionante, che vede anche l’aggiunta fuori programma della richiestissima ‘Il Tempo’ non prevista dalla scaletta. Lo show si chiude con una versione di ‘Tutti Pazzi’ che vede anche i Distruzione on stage. Le due bands erano state lanciate all’inizio degli anni ’90 dal mastermind dei compianti Timoria, Omar Pedrini, allora in veste di produttore. Un altro momento da ricordare, un vero “gran finale” per un concerto di valore.

In.Si.Dia. 5

Unica band di classic metal della card, la Strana Officina ha ottenuto un’accoglienza semplicemente trionfale, di gran lunga la più entusiasta e “calda” di una giornata come detto davvero rovente, senza nulla togliere ad ogni altro gruppo esibitosi in questo metallico “sabbath”. La band capitanata da quello straordinario frontman che risponde al nome di Bud Ancillotti ha sciorinato, nel corso di 50 intensissimi minuti, un piccolo Bignami del true metal nostrano, suonando buona parte dei pezzi più conosciuti del suo repertorio. L’assenza di Dario Cappanera, ben sostituito dal sempre passionale Ciano Toscani, ha reso impossibile l’esecuzione di brani nuovi ma sia Bud che l’immarcescibile bassista Enzo Mascolo ci hanno assicurato che il songwriting e la registrazione del nuovo disco stanno, seppure lentamente, procedendo e dovrebbero essere completati il prossimo anno. Come dicevamo, clamorosa è stata la risposta del pubblico a perle immortali del calibro di ‘King Troll’, ‘Profumo di Puttana’, ‘Luna Nera’ ed alla cantatissima ‘Autostrada Dei Sogni’, per chi scrive la ballata metal italiana per eccellenza, al solito dedicata con commozione alla memoria di Fabio e Roberto Cappanera e Marcellino Masi. A metà concerto Bud ci ricorda quanto noi metallari non siamo normali, è l’ormai consueta introduzione all’esecuzione dell’anthem ‘Non Sei Normale’, ed a guardarci in faccia, tutti sudati a dimenarci come dei matti all’interno di questa gigantesca sauna, c’è proprio da dargli ragione. Nonostante questa sia forse la decima volta che rivedo la Strana dal vivo, mi stupisco ancora, per l’ennesima volta, per la straordinaria efficacia dei brani scritti dai fratelli Cappanera, capolavori senza tempo (‘Metal Brigade’), inossidabili come l’acciaio forgiato nell’ ‘Officina’ di questa autentica leggenda ed orgoglio del metal nostrano. Semplicemente U-N-I-C-I.

Strana 6

Questa edizione del Truemetal.it Festival, nonostante il meteo avverso di cui vi abbiamo abbondantemente parlato, è stata seguita da un pubblico numericamente più che dignitoso, ed ha visto la consueta presenza di un buon numero di stands, con labels e gadgets vari. Un plauso ed un ringraziamento vanno all’organizzazione, agli addetti ai lavori ed alle bands che hanno fatto di tutto per rendere il festival una giornata da ricordare e soprattutto a tutti coloro che hanno supportato la scena in modo fattivo con la loro presenza, in modo particolare a coloro che sono arrivati dalle regioni più lontane. Si cambia decisamente atmosfera con il black-thrash malsano (in senso buono) e personale dei Necrodeath. Sono trascorsi 30 anni esatti dalla pubblicazione del debutto discografico ‘Into The Macabre’ e la band genovese ci riporta alle sue sonorità con un’esecuzione quasi completa dell’album. L’atmosfera inconfondibile creata da ‘Mater Tenebrarum’ non è di certo una novità trattandosi di uno dei più grandi classici del gruppo, uno dei manifesti supremi del metal estremo tricolore, ma risentirla dal vivo è sempre un’emozione speciale. Piacciono anche le ben note ‘Mountains Of Madness’ e ‘Necrosadist’, brani che a loro modo hanno fatto scuola nella (allora nascente) scena estrema nostrana, sorprende invece l’esecuzione della meno nota ‘Southenerom’, che personalmente non ricordo di aver mai sentito dal vivo in molti concerti. La seconda parte del set vede i nostri disimpegnarsi con altri classici della produzione più recente come ‘100% Hell’, ‘Forever Slaves’ ed ‘Hate And Scorn’. Flegias si conferma frontman di valore in possesso di un’ugola assai particolare, sostenuto da una band rodata e compatta. Fa un certo effetto rivedere il chitarrista Pier Gonella ad un mese dall’esibizione con i Vanexa all’Acciaio Italiano in un contesto ben piú lugubre ed estremo dal punto di vista sonoro. L’ultimo brano in scaletta è una cover di ‘Black Magic’. Piccola curiosità sulla setlist di oggi, che reca la scritta “Parmannaggia”. Abbiamo quindi una domanda. Ma chi le scrive le scalette dei Necrodeath? Il nostro “Bergonzoni” della scena metal Martino Brambilla Pisoni?

Necrodeath 2

Il sottoscritto considera gli Schizo una band di valore assoluto, che ha saputo coniugare la violenza sonora e la ferocia esecutiva con la tecnica strumentale ed un po’ di sperimentazione sonora in modo davvero mirabile. Fare tutto ciò dalla bellissima Sicilia ed in un epoca nella quale non esisteva ancora la rete (o meglio, non “quella” rete) è ancor più degno di nota. Non è un caso che il nuovo album ‘Rotten Spiral’, pubblicato l’anno scorso dalla Punishment 18 Records del mastermind Corrado Breno sia stato prodotto dal grandissimo Tommy Vetterli. Sì, proprio lui, il chitarrista dei seminali Coroner, una band che ha saputo sposare aggressività ed esecuzione strumentale sopraffina come forse nessun’altra del vecchio continente. Nel nostro paese anche gli Schizo sono da annoverare tra i pionieri di un thrash che nel corso degli anni si è fatto sempre più tecnico e poliedrico. La scaletta di stasera è davvero intensa ed offre uno spettro sonoro completo dell’evoluzione dello Schizo sound. Spazio quindi a nuove, eccellenti, composizioni come la titletrack ‘Rotten Spiral’, Skeptic Flesh e Neurotic Propaganda intervallate da episodi storici come ‘Main Frame Collapse’, ‘Delayed Death’, ‘Electric Shock’ e la clamorosa ‘Violence At the Morgue’. Se l’unico musicista della formazione originale è rimasto il chitarrista S.B. Reder, un plauso va anche alle movenze del frontman Nico Accurso, al solito rimasto con il volto coperto da una maschera per tutto il concerto. Al fulmicotone il finale di concerto con il moshpit glorioso durante una rendition devastante di ‘Necroschizophrenia’ dal side project ‘Mondocane’, che ha visto salire sul palco l’ex vocalist degli Schizo Andrea Zanetti e Flegias dei Necrodeath, “fresco” di un gran concerto con la sua band. Poche storie, gli Schizo dal vivo sono un portento.

Schizo 1

Compito non facile quello affidato ai Bulldozer, suonare un solo concerto in tutta l’annata, questo, ed essere chiamati a farlo dopo le performances di gruppi tendenzialmente più allenati di loro. Beh, i Bulldozer non ci hanno di certo deluso, ed anche questa volta il nucleo storico del gruppo, formato dal frontman AC Wild e dal chitarrista Andy Panigada, ha messo in mostra una grande sintonia con i membri più giovani del gruppo, come il chitarrista solista Ghiulz Borroni, il drummer Manu ed il bassista Pozza (il leader dei tecnici Death Mechanism, altra notevole formazione influenzata dai Coroner) senza dimenticare l’apporto alle tastiere del figlio di AC Wild Giovanni Contini. Il concerto è davvero intenso.  C’è grande spazio per i classici, con un inizio che riprende pari pari il lato A di ‘IX’, ennesimo grandissimo album che compie quest’anno festeggia le trenta candeline. C’è quindi il consueto spazio per un piccolo tributo ad una donna dalla mentalità molto aperta ‘Ilona The Very Best’ (Jerry Calà avrebbe esclamato “Libidine!”), ma anche per alcune chicche raramente eseguite come ‘Fallen Angel’ dal debutto discografico ‘The Day Of Wrath’ (“Doppia libidine!” ndJC). La particolarità di avere un personaggio come AC Wild dietro al microfono rende anche le presentazioni dei brani piuttosto interessanti, come ben sa chi ha gia visto la formazione del vivo o ha letto l’autobiografia di AC Wild sui Bulldozer e non solo, “Hereticus”, pubblicata tre anni fa da Crac Edizioni. La stupenda ‘The Derby’ (“Doppia Libidine coi fiocchi!” ndJC), su richiesta di un fan, viene dedicata a Pietro Paolo Virdis, storica colonna del Milan rossonero degli anni ’80, che oltre ad essere da sempre la squadra del cuore di tutti i Bulldozer è anche quella del sottoscritto e di una fetta importante della nostra redazione. C’è tempo anche per un altro “tributo” alle donne con ‘Misogynists’ e per ricordare le critiche di certa stampa britannica ricambiate con affetto da AC Wild con la sua tellurica ‘Impotence’. E si va avanti cosí, tra le molte “dediche” affettuose e le piccole storielle, come quella che introduce ‘Bastards’,l’unico brano estratto dal pregevole ‘The Unexpected Fate’ che rimane l’ultimo parto discografico del gruppo, e che probabilmente vedrá un successore entro uno, due anni, con la consueta calma dei forti propria della formazione lombarda. Dopo una quindicina di pezzi perlopiù veloci ed in grado di scatenare chiunque abbia conservato delle energie dopo una giornata davvero campale, arriva anche la dedica più sentita, quella che accompagna l’esecuzione del midtempo atmosferico e sabbathiano di ‘Wilfull Death’ ( che ovviamente si scatena con la classica accelerazione finale), una rendition tutta per Dario Carria, il fondatore del gruppo, morto suicida nel 1988 a soli 21 anni. I Bulldozer, a trentasette anni dalla loro formazione, sono ancora qui, a suonare concerti all’altezza dello status di cult legends che la formazione si è conquistato nel corso di una lunga avventura metallica. Il tutto in attesa di un nuovo, attesissimo album di studio, che arrivi a lasciare una traccia del Bulldozer anche in questo decennio, dopo che i tre precedenti sono tutti stati marchiati a fuoco (almeno una volta) da questa autentica ed inconfondibile macchina del thrash tricolore!

Bulldozer 5

Testo e foto di Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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