Loud Albums

TRIAL – ‘Motherless’

Eh sì… ha proprio ragione il nostro Sandro Buti, quando ci ricorda sempre che là fuori ci sono un gran numero di ottimi gruppi e di grandi dischi che aspettano solo di essere diffusi come meritano. Il problema è probabilmente mentale, nel senso che si fa sempre troppo riferimento ai grandi nomi, quelli che, per motivi anagrafici e forse anche per le diverse motivazioni, raramente sfornano lavori discografici all’altezza di quelli che li hanno resi famosi spesso definendo i confini stessi dei generi musicali di provenienza. Allora diamo il giusto tributo ad una validissima band come questi svedesi Trial. Amanti delle vocals che raggiungono le vette siderali, questo è il disco che fa per voi. I Trial mettono in mostra un ideale mix di buona tecnica e passione lungo i solchi di questo ‘Motherless’. La storia della formazione, formatasi dieci anni fa, è stata lastricata di difficoltà ma arrivare ad un terzo album accasandosi presso la prestigiosa Metal Blade ha di certo il sapore di una battaglia vinta in modo epico nonostante tutte le avversità. Il flavour epico è proprio uno dei trademarks della formazione. Questo album esalta anche perché sfoggia una band che suona benissimo e senza ricorrere a batterie triggerate, orchestrazioni posticce ed altri studio tricks. Le coordinate musicali del platter vanno a fondere il classic metal con l’epic ed il power ma di quest’ultimo sono assenti le parti di doppia cassa più monotone a favore di un approccio decisamente più dinamico. L’album ha dalla sua anche una grande varietà musicale, con la presenza di sorprendenti momenti atmosferici dai tratti quasi psichedelici, il frutto di una formazione di musicisti che arrivano da diversi generi. Si parte con la scoppiettante titletrack, uptempo immediato condito da chitarre pregevoli. Si rallenta subito con l’epic della successiva ‘In Empyrean Labour’ prima di schizzare via veloce con l’ottima ‘Cold Comes The Night’. La voce di Linus Johansson, che ha un suo chiaro punto di riferimento nel Bruce Dickinson prima maniera, è davvero portentosa e si fa apprezzare pienamente anche nella prima power ballad del platter, l’emozionante ‘Juxtaposed’. La seconda parte del disco è più complessa e ricercata. ‘Aligerous Architect’ è sparatissima dal punto di vista ritmico con Linus a suo agio nonostante il pezzo gli richieda di scalare le Dolomiti dal punto di vista vocale. I riffs del brano, doppiati e particolarmente veloci, non nascondono il background extreme metal dei due chitarristi, a conti fatti un valore aggiunto per la formazione. Il finale è davvero strutturato con le tre ultime tracce a formare un’unica suite epica ed emozionante che ha in ‘Birth’ una sorta di costruzione strumentale introduttiva prima della progressione di ‘Embodyment’, che mette in mostra parti chitarristiche eccellenti con alcune delle migliori vocals dell’opera. Qui è evidente l’ispirazione di una band come i Satan, citati come fonte d’influenza dal gruppo stesso insieme ad Iron Maiden, King Diamond/Mercyful Fate, Sortilège, Venom e Dissection. Chiude, alla grande, ‘Rebirth’, una di quelle ballate in grado di costruire pian piano un climax emozionale ed un’atmosfera tangibile anche senza ricorrere alle distorsioni. L’impressione è che sia nata una stella. Intenti ad osservare le costellazioni più famose come il ‘Piccolo Carro’,il ‘Grande Carro’, oppure ‘Orione’ ed il ‘Cane Maggiore’ (quello della luminosa Sirio) la piccola stella dei Trial, lì nel cielo già da un po’ di anni, ce l’eravamo persa. Per sapere se la vedete anche voi sul firmamento della scena metal ascoltatevi ‘Motherless’. Mettete i Trial alla prova.

Tracklist:
01. Motherless
02. In Empyrean Labour
03. Cold Comes The Night
04. Juxtaposed
05. Aligerous Architect
06. Birth
07. Embodiment
08. Rebirth

Line-up:
Linus Johansson – voce
Alexander Ellstrom – chitarre
Andreas Johnsson – chitarre
Andreas Olsson – basso
Martin Svensson – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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