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TRIAL (Swe) – Crossing the Borders

La Svezia non è solo il Paese di provenienza dei TRIAL. Da quest’anno è anche parte integrante del nome della band, come ci racconta il drummer Martin Svensson. Di certo, con ‘Motherless’, i nostri hanno rilasciato un disco molto interessante, ricco di influenze classiche ma anche di atmosfere cupe ed oscure, con qualche indiscutibile richiamo ai gloriosi Seventies…

Trial_2017

La prima cosa che salta all’occhio è il cambio di monicker, peraltro affiancato da un logo completamente nuovo…
“Il cambio di logo è una cosa a cui pensavamo da un po’. Nell’ottica di non restare fermi e di guardare sempre avanti, ci piaceva l’idea di cambiare quello che di solito le band non modificano mai, e che sembra scolpito nella pietra dall’inizio. Alla fine abbiamo preso la decisione perché ci siamo trovati costretti a cambiare il nome per motivi legali e per non farci confondere con un’altra band, visto che il nome che abbiamo scelto è abbastanza comune.”

Ancora una volta, e forse più forte che mai, gli anni Settanta si fanno spazio nella vostra musica…
“Perché è musica che noi ascoltiamo veramente. Troviamo ispirazione in tutto ciò che ci circonda, consciamente o meno. Ed è naturale che la nostra musica evolva, come cresciamo noi come persone.”

Restando su territori più metal, un’altra influenza indiscutibile è quella dei Mercyful Fate…
“Certo che lo sono. Sono una delle band che ci hanno spinto a scegliere questo tipo di musica. E anche se siamo cresciuti molto dagli inizi di dieci anni fa, resteranno per sempre un elemento importante della nostra ispirazione e nella nostra storia.”

Un titolo come ‘Motherless’ fa pensare a sentimenti quali solitudine e disperazione…
“In un certo senso hai ragione. Anche se vogliamo che l’ascoltatore si faccia la sua impressione del disco e crei la sua opinione anche sui nostri testi. ‘Motherless’ non è un titolo puramente descrittivo, e più legato alla sensazione di non appartenere a questo mondo, di non essere collegato a nulla in particolare, ma di essere alla ricerca di uno scopo. E credo che sia una sensazione abbastanza di disperazione…”

L’artwork che accompagna di disco è molto “spacey”…
“E’ stata creata da Costin Chioreanu usando solamente la nostra musica ed i testi per la sue ispirazione. E’ nata nella sua mente, con la nostra sola musica a stimolare la sua creatività.”

A livello squisitamente personale, il vostro particolare approccio musicale mi ha ricordato a tratti gli Hawkwind…
“Ognuno ha la sua percezione, devo dire. Mentirei se ti dicessi che gli Hawkwind sono una grossa fonte di ispirazione per noi, anche se tutti noi ovviamente li conosciamo. Spesso ci trovano somiglianze con band che in realtà non hanno nulla a che fare con noi, ma è sempre una cosa molto interessante.”

Il disco presenta un pezzo chiamato ‘Birth’ e uno chiamato ‘Rebirth’…
“C’è un collegamento, e nemmeno tanto nascosto. ‘Birth’, ‘Embodiment’ e ‘Rebirth’ formano una vera e propria trilogia, creata a simboleggiare questi diversi passaggi della vita. Sono pezzi scritti un po’ sulla base delle nostre esperienze, un po’ su storie che abbiamo sentito. E’ tutta questione di percezione personale…”

Più in generale, di cosa parlano i testi di ‘Motherless’?
“Come accennato prima, sono un mix di storie personali ed esperienze che abbiamo accumulato nella nostra vita. ma non si tratta di un concept album, se è questo il senso della tua domanda.”

Dove è cresciuta in modo più significativo la band tra ‘Vessel’ e ‘Motherless’?
“Nella consapevolezza. Ci siamo sentiti molto più liberi stavolta, e siamo riusciti ad andare molto più vicini ai nostri obiettivi, sia musicali che concettuali. Il processo di registrazione soprattutto è stato molto più lineare e creativo rispetto alla scorsa volta. Credo che tutto questo sia evidente se ascolti il disco nel suo complesso, è molto più curato sotto l’aspetto del songwriting ed è anche più sperimentale, perché nel corso dello scorso anno siamo migliorati molto come musicisti.”

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Discografia:
The Primordial Temple (2011)
Vessel (2015)
Motherless (2017)

Line-up:
Linus Johansson – voce
Alexander Ellstrom – chitarre
Andreas Johnsson – chitarre
Andreas Olsson – basso
Martin Svensson – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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