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THYRANT – Alle spalle del Tiranno

Un gruppo di vecchi amici sulla quarantina che decidono di formare una band, un bagaglio di sogni ancora da realizzare e un album che sembra averli indirizzati finalmente sul giusto sentiero. Il loro debut ‘What We Left Behind…’ esplora tutto quello spettro di emozioni che va dalla disperazione al dolore cancellando in poche note tutti i nostri preconcetti sull’Andalusia e il calore umano della sua gente. Miguel Navarro, esponente di punta della scena metal malguena, chitarrista dei Zona Púrpura negli anni ’90 e soprattutto proprietario della Alone Records, etichetta discografica e di distribuzione con oltre 15 anni di attività alle spalle ed ora chitarrista dei Thyrant, ha risposto esaustivamente a tutte le nostre domande.
Cominciamo! Siete amici da una vita ma non avete mai pensato prima d’ora di suonare insieme. Ricordi come e quando avete finalmente deciso di formare una band?
“(Miguel Navarro) L’embrione della band si è formato nel luglio 2015, nulla di serio, solo alcuni amici che jammavano su delle basi. Il mese successivo uno dei ragazzi mi chiamò per unirmi al progetto e vedere cosa sarebbe successo. Da quel momento in poi tutto è successo molto velocemente; abbiamo subito trovato un bassista ( il nostro bassista attuale Rubens): in quel momento aveva appena lasciato la band con cui faceva le prove proprio davanti a dove le facevamo noi. Così cominciò a venirci a trovare molto spesso fino al momento in cui sì unì di fatto ai Thyrant. In poco tempo abbiamo scritto il 70% di tutto l’album; è stato un processo di scrittura molto veloce.”

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A chi è venuto in mente il nome Thyrant? Da cosa è stato ispirato?
“Thyrant ( con la h mi raccomando) può essere inteso sia come “tiranno” che come “ thy rant”, separando la parola “rant”, che si traduce con “invettiva”, un discorso violento e aggressivo. Volevamo rendere tutti e due i significati e poi Thyrant suonava bene, così abbiamo usato questo concetto anche per concepire la copertina del disco.”

Me ne puoi parlare? Ho letto che la copertina è stata affidata a un artista brasiliano. Ho potuto riconoscere i vostri volti tutti uniti a formarne uno solo, giusto?
“Esatto! Volevamo qualcosa di molto personale e ci è venuta l’idea di unire le nostre facce per formare la prima faccia del Tiranno. Abbiamo proposto il concept a Marcelo Vasco ( lo stesso artista che ha curato le cover per bands come Slayer, Testament e Kreator) e lui, usando lacune foto che gli avevamo mandato, ci ha portato quella che poi è diventata la copertina. E’ il lato distorto e brutto del Tiranno che è dentro ognuno di noi, ed è anche il nostro modo di dire che in questo primo album è tutto ancora da definire.”

Infatti nell’album ho potuto riconoscere differenti tipi di metal, dal classic al black, dal death al thrash, tutti mescolati tra loro. Come confluiscono tutte queste influenze in una canzone tipo dei Thyrant?
“E’ il nostro approccio naturale al processo di scrittura: non possiamo fare a meno di portare idee che vengono dai vari filoni rock e metal. Con questo primo album abbiamo semplicemente iniziato a comporre e tutto ci è venuto veloce e naturale, senza alcun preconcetto. Abbiamo anche realizzato che le diversità tra noi sono il nostro marchio di fabbrica e non combatteremo di certo questa tendenza. Le nuove canzoni saranno ancora diverse anche se a livello competitivo saranno più omogenee. Immagina un dipinto: sai bene dove finisce la tela, conosci quali sono i limiti. Per il primo album non ne avevamo! Per noi è altrettanto importante sviluppare qualcosa di diverso. In alcune delle nuove canzoni posso anticiparti che che ci sarà un approccio più dark-prog, doom a volte, più epico e oscuro altre… ma sempre delle belle canzoni dei Thyrant!”

Parlami dei testi. Di cosa parlano? Chi li scrive? Da cosa prendete ispirazione?
“Solitamente è Daniel, il cantante, a scriverli. Spesso si basa su storie immaginarie connesse con le sue ( e le nostre) esperienze personali. Io l’ho aiutato per il testo di ‘E.O.S.’, per divertimento, a Daniel è piaciuto e così lo abbiamo tenuto.”

L’ album si intitola ‘What We Left Behind’ ( Cosa ci siamo lasciati alle spalle). Allora… cosa vi siete lasciati alle spalle?
“Bella domanda… è una cosa molto personale. CI siamo lasciati alle spalle molte cose. Troppe e a volte troppo pesanti. Abbiamo perso dei parenti durante le registrazioni, abbiamo perso dei rapporti di coppia, malattie, amici… ci siamo lasciati alle spalle tutto ciò che riempiva le nostre vite. Questo album non sarà mai dimenticato da parte nostra, è troppo personale e ci abbiamo messo dentro il 300% di noi stessi. Quindi, ci siamo lasciati alle spalle due anni di tristezza e sofferenza ma anche due anni di duro lavoro e passione. Siamo una band molto più forte di quella di due anni fa.”

Questi due anni vi hanno anche portato al contratto con la Indie Recordings. Come è successo?
“Ultimamente l’etichetta ha cercato di allargarsi ad un pubblico più ampio uscendo dai confini della Scandinavia e volgendo lo sguardo anche più a sud. Non saremo l’ultima band proveniente dal sud Europa e ne siamo felici e fieri. Mi piace dire che ciò che ci ha portato al contratto è stato “the sound of perseverance”, la costanza e la fermezza ci hanno permesso di arrivare al nostro scopo.”

Mi stavi parlando delle nuove canzoni. Quali sono I vostri piani per il futuro? Un Tour? Un Nuovo album?
“Abbiamo appena confermato alcune date e presto le annunceremo. A proposito, stiamo cercando un’agenzia di booking per alcune date in Italia. L’album è appena uscito, quindi deve ancora succedere tutto. Stiamo scrivendo del nuovo materiale e metà del nuovo album è pressoché pronta. Registreremo a maggio del 2018, credo e l’uscita sarà il 2019 di sicuro. Un grosso passo per noi. Sarà un’ulteriore versione della bruttezza del Tiranno.”

Due settimane fa è uscito il vostro primo video. Me ne puoi parlare? Come è stato girarlo?
“Lo abbiamo girato qui nelle vicinanze, a 5 minuti a piedi da casa mia. E’ un vecchio magazzino che viene usato spesso come set. Abbiamo trovato quella che ci sembrava la persona migliore per lavorare al videoclip come produttore e come regista, gli abbiamo fornito qualche idea e lui ha fatto il resto. E’ un video semplice ma molto d’effetto: alla fine siamo semplicemente noi che suoniamo, ma è ciò che siamo, con i nostri difetti e i nostri pregi. Ne stiamo preparando un altro per questo autunno… vedrete che attori siamo! Ahahaha…”

Non vediamo l’ora ahahah! Come mai avete deciso di cantare in inglese e non di utilizzare la vostra lingua madre?
“Ci sembrava più adatta la lingua inglese per la nostra proposta e poi, secondo me, lo spagnolo non è adatto al metal. Per noi è più adeguato l’inglese. Però mi piacciono alcune bands che utilizzano il loro idioma: ad esempio mi piacciono molto i Solstafir e i Foscor hanno cantato tutto il loro ultimo album in catalano. Ma per la nostra band non credo possa andare bene per ora. Magari in futuro decideremo di provare altre lingue.”

Personalmente, posso nominare solo una manciata di band spagnole power- epic. Potresti nominarmi qualche band estrema che io ( e i lettori di Loud And Proud) dovremmo conoscere secondo te? Come è messa la scena spagnola?
“La scena è molto ricca e diversificata. Posso nominarti ad esempio Angelus Apátrida, Crisix, (thrash) Vita Imana (groove metal), Altarage (extreme death/grind), Foscor (avantgarde metal), Teething (hardcore/grind), Orthodox (avant-garde doom, jazz), Pylar (experimental, doom). L’underground è molto vivo e ci sono un sacco di band che vale la pena ascoltare e che potrei aggiungere alla lista.”

Invece cosa ne pensi del metal italiano? Ti piace?
“Non sopporto il power metal, e gli italiani sono veramente bravi in questo genere. Ma non importa la provenienza, non mi piace e basta. A dire il vero ho amato molto i vecchi Hallloween e i Blind Guardian, e sempre li amerò, ma tutto ciò che è venuto dopo, tutta quella roba sinfonica non mi piace affatto. Invece apprezzo molto tutto ciò che è black metal e atmosferico. Mi piacciono veramente molto i Foreshadowing ad esempio. E i nostri compagni di etichetta, gli Adimiron.”

Grazie mille Miguel, è stata davvero una bella chiacchierata! Muchas gracias por su Tiempo!
“Grazie a te per la bella intervista, mi è piaciuta davvero molto.”

Discografia:
What We Left Behind… (2017)

Line-up:
Daniel Pérez – voce
Mérida – chitarra
Miguel Navarro – chitarra
Rubens Oliver – basso
Miguel Vegas – batteria

 

 

 

 

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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