Loud Reports

THUNDER – Il report del concerto @ Eventim Apollo, Londra (GB) – 28.03.2017

L’Hammersmith Odeon (oggi Eventim Apollo) è uno di quei luoghi magici la cui sola vista è in grado di far venire la lacrimuccia anche al più duro dei metallari e quando a suonarci è una band “locale”, l’emozione raddoppia facilmente. La venue è già piuttosto gremita per i Cats In Space, band non proprio conosciuta al di fuori del Regno Unito, ma composta da veterani della scena rock inglese, con tanto di collaborazioni firmate The Sweet, Ian Gillan, Yes, Asia e Robin Trower. Il loro sound è una miscela tra la tradizione rock inglese settantiana, linee vocali molto AOR e arrangiamenti pop-rock: praticamente come se i Doobie Brothers e i Boston si trovassero a jammare insieme. Interessanti nel loro set sono: ‘Last Man Standing’, con lick che ricordano molto Brian May, la ancora inedita ‘Mad Hatter’s Tea Party’ e la AORissima ‘Greatest Story Ever Told’, la quale mette in luce le eccellenti doti canore del bassista Jeff Brown e regala atmosfere vicine all’Elton John di ‘Goodbye Yellow Brick Road’. I Thunder dal vivo sono sempre garanzia di un ottimo show e il grande palco da sala concerti d’oltremanica è decisamente la loro dimensione ideale. Gran parte della loro scaletta è dedicata al nuovissimo ‘Rip It Up’ (‘No One Gets Out Alive’, ‘The Enemy Inside’, ‘Right From The Start’, ‘In Another Life’), i cui brani sanno il fatto loro nel contesto live, ma purtroppo non reggono il confronto con le grandi hit della band. Inutile citare l’entusiasmo del pubblico (composto al 95% da chi i Thunder li ha vissuti sulla propria pelle a inizio anni Novanta, con una quasi nulla presenza di giovani) alle prime note di ‘River Of Pain’, ‘Backstreet Symphony’, ‘Higher Ground’ e ‘Love Walked In’. Danny Bowes – nonostante gli anni – è sempre al top della forma vocale e lo dimostra molto bene sul bluesettone ‘Don’t Wait For Me’, specialmente nel reprise che lancia l’assolo mozzafiato di Luke Morley. Lynne Jackaman ospite d’eccezione per l’encore, ci delizia con la sua voce soulful su ‘She Likes The Cocaine’. Danny Bowes può finalmente scatenare appieno le sue tipiche – come dicono in Inghilterra – “daddy moves” sul gran finale, ‘Dirty Love’: come un tarantolato dai polmoni d’acciaio non sta fermo due secondi e riesce a comandare incredibilmente una sala da 5000 persone muovendo un solo dito. Come detto in precedenza, comprando un biglietto per un concerto dei Thunder è garantito uno spettacolo con i fiocchi e si spera di poterli gustare ancora per molti anni a venire.

Foto di Sally Newhouse

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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