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THRESHOLD – The world’s best kept secret

“I Threshold sono sempre stati troppo heavy per l’audience prog e troppo prog per quella metal”. Sono le parole di Richard West, tastierista e compositore del gruppo, nonchè nostro disponibilissimo interlocutore in questa lunga intervista. La straordinaria prog metal band britannica è a nostro parere tra le migliori di sempre nel suo genere, adorata da uno zoccolo duro di appassionati ma purtroppo ancora troppo poco conosciuta al grande pubblico. Una carriera costellata da dischi stellari che continua con il fresco di stampa ‘Legends Of The Shires’ (qui, la nostra recensione), che oltre a presentare il ritorno dietro al microfono di Glynn Morgan dopo due decenni, potrebbe addirittura contendere il trono di miglior album dei Threshold di sempre ai classici con il compianto Mac alla voce. A loudandproud.it amiamo questa band e saremmo davvero felici di farvela scoprire se non siete mai entrati prima in quel “paradiso del prog metal” che noi chiamiamo Threshold.
Pronto?
“(Richard West) Massimo?”

Sì, sono io, Richard sei tu?
“Yes!”

Grande. Sono la tua ultima intervista della giornata vero?
“Sì, lo sei.”

Ottimo, perché ho così tante domande per te…
“Ahahah… ottimo!”

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Ho scelto l’ultimo slot di proposito. Sono molto lieto di avere la possibilità di parlare con te, son un vostro estimatore di lunga data, almeno dall’album ‘Clone’ dopo il quale ho scoperto anche gli album precedenti. Ora ovviamente sono entusiasta per il ritorno di Glynn Morgan alla voce…
“Anch’io, anch’io.”

Prima di cominciare a parlare di ‘Legends Of The Shires’ vogliamo sapere cosa è successo con Damian Wilson, se da una parte tra i fans c’è la felicità di ritrovare Glynn c’è anche un po’ di tristezza per lo split con Damian, si è trattato di qualcosa di personale o di diverse visioni musicali su come continuare insieme?
“Non si è trattato di diverse visioni su come continuare dal punto di vista musicale. Per me è difficile parlare di questo, lui non vuole che ne parliamo e noi ci siamo messi d’accordo sul fatto di non parlare di questa cosa.”

Ok, allora non ne parleremo, non me l’aspettavo, avevo letto su Blabbermouth che non avevate parlato dei motivi dello split, ora ne capisco il motivo.
“E’ ok, siamo ancora amici, ma il fatto è che qualsiasi cosa io dica, Damian direbbe qualcosa di diverso.”

Il precedente album ‘For The Journey’ è stato grandioso, adoro in particolar modo la canzone ‘The Box’ ma il grosso del disco era più diretto e meno proggy di un classico album dei Threshold. Il nuovo album vi vede invece tornare ad uno stile più complesso. Ci puoi dire qualcosa delle discussioni all’interno della band che hanno portato a scegliere la nuova direzione artistica?
“Io e Karl, prima di metterci a fare questo album ci siamo detto più o meno quello che tu stesso hai appena detto, che abbiamo amato ‘For The Journey’ anche se forse non era così complesso come i nostri album precedenti, così abbiamo deciso di premere il bottone del “progressive” rendendo tutto più grande, lungo, complesso, più prog, e dal momento che quello era stato deciso abbiamo scritto e scritto e scritto. Abbiamo avuto un bel periodo, molto prolifico, è stato come quando si aprono le dighe, le canzoni sono arrivate piuttosto velocemente, ci siamo ritrovati con 83 minuti di nuova musica prima di rendercerne conto, ed avrebbe anche potuto essere più lungo.”

Wow, ‘Legends Of The Shires’ sembra diretto ai prog metal fans, è complesso, è un doppio album, ma il songwriting ed il grande focus sulle grandiose melodie vocali lo rende veramente interessante anche per gli appassionati di melodic metal, prog rock e potenzialmente anche A.O.R. interessati ad ascoltare qualcosa di più sofisticato. Con il supporto della Nuclear Blast pensi sia possibile fare nuovi fans di questi generi?
“Spero di sì, quello sarebbe meraviglioso, onestamente, e penso che tu abbia ragione, dovrebbe piacere ad una vasta base di fans, e con il ritorno di Glynn forse potrebbe piacere ad alcuni dei nostri vecchi fans, anche quelli che gradivano la voce di Mac, perché c’è una somiglianza tra le loro voci.”

So che il grosso dell’album era già stato composto quando Glynn è tornato nella band come nuovo cantante, vorrei sapere quanto di ciò che avevate già fatto è stato riarrangiato per adattarsi alla voce calda di Glynn o se ci sono brani completamenti nuovi pensati originalmente proprio per la sua voce.
“No, niente, abbiamo finito di scrivere l’album la scorsa estate, così abbiamo avuto i demo dell’intero album da molto tempo, poi all’improvviso Damian è uscito e Glynn è tornato nel gruppo. Forse saranno state cambiate due frasi, ma Glynn è un cantante così versatile che non abbiamo dovuto modificare altro. E’ un cantante fantastico, ed ha amato i pezzi nuovi come sono che è una gran cosa.”

Dimmi qualcosa sui testi dell’album, quali canzoni sono connesse tra loro oltre alle tre parti della titletrack e quali sono gli argomenti più forti dell’album? So che “Shire” in inglese è una parola che indica la divisione delle terre ma non sappiamo molto altro.
“Ok, l’intero album in realtà è la storia, ogni canzone è come un momento nel tempo della storia, la fotografia di una scena, ma la storia è veramente un concept album, e parla di una nazione che sta cercando di trovare il suo posto nel mondo. C’è un gruppo di “Shires” che cerca di lavorare e sopravvivere insieme, ma è anche una storia sulla gente, che sta cercando di fare la stessa cosa. Mentre cresci cerchi di imparare ad interagire con le altre persone attorno a te, è una doppia storia in realtà, non c’è una canzone con una singola storia, a parte forse ‘The Man Who Saw Through Time’, quella è l’unica canzone che si può definire autoconclusiva. Comunque l’idea è che tutte le canzoni possano essere ascoltate anche individualmente, è come se fossero tutte delle fotografie, ma si suppone che tu debba ascoltare l’intera storia, quello è il piano.”

Parliamo della titletrack, si è trattato di un caso di melodia così bella che avete voluto spargerla in diverse tracce o di una scelta basata su esigenze narrative?
“Karl mi ha mandato prima ’The Shire (Part 2)’, un pezzo di musica che aveva scritto, ed io mi sono seduto ad ascoltare lo strumentale, per cercare di lavorare a qualche melodia, e mi sono fatto prendere un po’ più in profondità dalla canzone e dalla sua melodia. Mi sono detto che era fantastica, ero veramente soddisfatto, ed ho pensato che speravo che fosse il chorus, ero così felice perché avevo trovato il chorus perfetto per quella parte, e quando abbiamo deciso di cominciare l’album in modo diverso, non in modo “crushing” con una canzone veloce, volevamo che si sentisse che era una storia, e ci è sembrato logico ,dal punto di vista narrativo, usare quella parte come introduzione anche dal punto di vista lirico. Così ‘The Shire (Part 2)’ tende ad andare in un’altra direzione rispetto alla part 1.”

E si adatta molto bene alla voce di Glynn, è veramente bellissima..
“Sì, funziona molto bene con la sua voce, e poi ho cominciato a suonare la piccola melodia di chitarra alla fine della canzone, ma ho cominciato a suonarla con il piano ed è così che è venuta fuori ‘The Shire (Part 3)’. Volevo qualcosa che concludesse l’album raccontando quella parte della storia. Quello che amo dei concept album o dei doppi album è che hai più spazio per creare quel tipo di brani musicali. Se fai un album di soli 40 o 50 minuti è più difficile creare tante piccole sezioni perché non c’è spazio. Quando fai un doppio album puoi farlo respirare, puoi raccontare una storia più vasta. tutto si amplia e si apre davanti a te. E’ stato veramente divertente da fare e sono così lieto che abbiamo fatto un disco doppio. Ed ancora, è stato un album progettato per il vinile, abbastanza spesso quando fai un disco di 50 minuti non funziona perfettamente per 4 lati di vinile. Questa volta invece abbiamo fatto in modo di avere quattro “side” di 20, 21 minuti l’una, che è la perfetta durata per il vinile, quindi abbiamo un album di 83, 84. Ovviamente non sta tutto su un cd perché hai bisogno di 2 cd ma anche in questo senso è abbastanza buono arrivare a metà e poi cambiare disco.”

Il chorus della titletrack (che parte con i versi I just can’t wait any longer, My heart won’t be any stronger) finisce con la frase chiave che è This Life Is Not For Me (“Questa vita non fa per me”). E’ una frase tanto semplice quanto bella perchè sembra adattarsi perfettamente al concetto di escapismo, la fuga che la musica regala all’ascoltatore dalla realtà e da tutte le cose terribili che stanno accadendo nel mondo.
“Questo è un modo bellissimo di guardare quel testo, quello che volevamo davvero fare è far sì che la gente potesse trovare il proprio significato delle canzoni. Penso che se racconti una storia troppo specifica tutto ciò che puoi fare è ascoltare, quando invece racconti una storia in un modo più libero, più slegato, allora l’ascoltatore più creare la sua propria storia nella sua testa, che magari è quello che tu hai fatto, che è diverso da quello che posso aver pensato io.”

In realtà io non ho ancora avuto l’occasione di studiare le lyrics, ma ho trovato quella linea vocale fortissima sia dal punto di vista lirico che melodico e se doveste mai stampare quella frase sul retro di una nuova t-shirt, magari con l’artwork del nuovo album davanti avrete i miei soldi.
“Oh, grazie mille per l’idea, se lo faremo penserò di darti delle royalty per il suggerimento, ahah…”

Avete scelto ‘Lost In Translation’ come primo lyrics video, anche se non so nemmeno se abbia senso parlare ancora di singoli o video al giorno d’oggi, comunque è una canzone grandiosa, con quelle parti atmosferiche e quegli assoli sognanti. Ha il classico sound dei Threshold ma in una versione molto melodica ed evocativa, in un mondo che è invece così aggressivo ed estremo. Con materiale tanto melodico non avrebbe senso promuoverlo anche attraverso i canali più classic rock e prog che trattano gruppi come i Genesis o i Pink Floyd?
“Sì, e ti capisco perfettamente, abbiamo sempre avuto il problema di essere troppo pesanti per un’audience prog e troppo prog per un’audience heavy, ma che cosa puoi fare? Noi facciamo la musica che facciamo. Originariamente avevamo scelto ‘Small Dark Lines’ come primo singolo ed abbiamo realizzato un videoclip veramente grandioso, (nel frattempo già reso disponibile dalla Nuclear Blast) ma il video non era ancora pronto in tempo così abbiamo dovuto scegliere un altro primo singolo. Eravamo un po’ delusi perché credevamo che fosse il perfetto primo singolo, pensavamo che fosse da pazzi non rilasciare come primo singolo il brano con ll maggior potenziale ed allora ci siamo detti, “let’s be crazy!”, facciamo un singolo da dieci minuti, è stata veramente una dichiarazione d’intenti, abbiamo appena fatto questo massiccio progressive, doppio album così abbiamo bisogno di un singolo incredibilmente progressive per far capire alla gente e penso che alla fine abbia funzionato.”

Una grande scelta!
“Per vedere anche un diverso lato, oltre alla pesantezza, penso che sia una grande introduzione al nuovo album, ma quando la gente vedrà il video di ‘Small Dark Lines’, faremo qualche fan quel giorno.”

Non vedo l’ora di vederlo,sento che ne sei entusiasta.
“Guarda abbiamo appena visto la prima versione ieri ed è fantastico, la miglior cosa che abbiamo mai fatto, sono molto contento.”

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Immagino che la Nuclear Blast dovesse dare un degno trattamento ad una band del vostro valore anche se so che, avendo così tante formazioni nel loro roster, ci può sempre essere la preoccupazione di non essere considerati come una delle loro top band.
“Sono veramente bravi, sai che hanno una lista di band enorme, e sai che tutto il tempo andrà alle grandi “A list” band e noi non siamo lassù.”

Per me ci siete.
“Grazie ma lo sai che intendo in termini di promozione e vendite, da quel punto di vista noi non siamo una band globale, ai livelli dei gruppi che vendono di più, ma la Nuclear Blast si adatta bene a noi comunque, siamo molto contenti con loro e non avremmo potuto trovare una label migliore.”

Con la release del nuovo album arriva sempre un momento di eccitazione ed entusiasmo all’interno della band. Questo è cambiato durante gli anni o è ancora una di quelle sensazioni che non se ne vanno mai via indipendentemente da quanto un musicista sia stagionato?
“E’ interessante, per me il momento preferito è quando stiamo componendo i demo, quando stiamo scrivendo i brani e tutto viene alla luce insieme la prima volta. Poi entri nello studio e tutto quello che fai è ricreare i demo ed ascoltare le registrazioni, dopo quello che fai è controllare se ci sono errori e sistemi quello, in quel periodo non riascolti mai la musica per piacere, ascolti sempre alla ricerca di sbagli o dettagli da limare, ed alla fine l’album vene consegnato all’etichetta e ci puoi passare insieme un paio di settimane, ascoltandolo di nuovo per il gusto di farlo. “It’s a strange journey”, è uno strano viaggio, ma ora sono nel periodo in cui posso ascoltare il disco per puro piacere ed è meraviglioso.“

Richard voglio sapere del tuo lavoro di tastierista e songwriter, sappiamo che tu e Karl siete i principali responsabili per le composizioni, scegli le tue canzoni preferite e svelaci qualche segreto sui suoni speciali che hai utilizzato per questo nuovo album.
“Suoni? Dunque, sono stato molto soddisfatto di ‘Small Dark Lines’, Karl ne aveva scritto la musica, stavo cercando di fare qualcosa di un po’ pazzo a metà brano e mi sono divertito imparando ad utilizzare un po’ di dubstep, che ha una sua differente procedura, con tutti i suoi bassi, e ne ho messo un po’ nel mezzo del pezzo, e suona in modo fantastico (questa sezione è stata praticamente quasi tutta tagliata nel videoclip del brano). E’ qualcosa di diverso dal nostro solito viaggio ma si adatta perfettamente.”

Hai usato qualche strumento particolare?
“Un sintetizzatore particolare, se lo usi nella maniera giusta puoi tirarci fuori davvero dei grandi suoni, mi sono davvero divertito, mi piace suonare ma quello che mi soddisfa veramente è scolpire un sound.”

Sperimentare?
“Progettare dei suoni, quando ho la possibilità di farlo ne sono davvero entusiasta, per esempio su ‘The Man Who Saw Through Time’, ho inserito un po’ di suoni particolari.”

A parte ‘Small Dark Lines’, il brano del nuovo video, quali sono gli altri tuoi brani preferiti? L’album è così lungo e complesso che devi avere qualche preferenza.
“Le mie preferite sono the ‘The Shire (Part 2)’, ‘Small Dark Lines’”

Le mie preferite con ‘The Man Who Saw Through Time’ e ‘Lost In Translation’…
“Stavo per aggiungere le stesse canzoni, per me la melodia è fondamentale, sono veramente soddisfatto delle melodie.”

Ce ne sono tante fenomenali su questo album, cosa che ci porta ad una delle mie prossime domande e cioè il problema che si presenta ora nella scelta dei brani giusti da suonare live, a quali nuovi pezzi regalerete l’ulteriore “push” di un’esecuzione dal vivo durante il nuovo tour?
“E’ molto difficile, perché dobbiamo avere dieci, undici album di musica da cui scegliere, abbiamo anche parlato di suonare tutto l’album ma ci siamo detti che sarebbe forse un po’ troppo ora e per quest’anno faremo il meglio del nuovo ed il meglio della roba vecchia.”

Quali farete allora tra le nuove?
“E ‘difficile dirlo, le amiamo tutte, ma penso che le due lunghe, ‘Lost In Translation’ e ‘The Man Who Saw Through Time’ dobbiamo farle, così come dobbiamo suonare ‘Small Dark Lines’ che è il singolo e dobbiamo suonare ‘The Shire (Part 2)’.”

Sono un ragazzo felice!
“Fantastico! Ne faremo anche altre, ma dobbiamo ancora decidere quali, è difficile far stare tutte le canzoni dentro al set, ‘The Man Who Saw Through Time’ è lunga 12 minuti, ‘Lost In Translation’ 10 minuti, avremo Glynn che canta ‘Pilot In The Sky Of Dreams’ che dura altri 10 minuti.”

Con il ritorno di Glynn Morgan nella band è abbastanza ovvio che i fans di lunga data attendano con ansia di ascoltare qualcosa dal vivo dal grandioso ‘Psychedelicatessen’. Avete in programma di suonare diversi pezzi dall’album? ‘Sunseeker’? ‘Into The Light’? Avete già provato qualcosa?
“Al momento abbiamo il piano di suonare due brani da quell’album, non sappiamo ancora quali, saremmo dei pazzi a non farlo, non vedo l’ora di andare in tour, non abbiamo suonato con Glynn dal 1994-1995.”

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Oggi stavo riascoltando ‘Sunseeker’ con i suoi thrashy riff, che mi colpiscono tutte le volte che la riascolto…
“Yeah, c’erano un sacco di momenti heavy in quell’album. E’ interessante perché anche in ‘The Legends of the Shires’ c’è del materiale che è un po’ un ritorno al passato, che avrebbe potuto trovare spazio su quell’album, come ‘Superior Machine’, c’è un bel mix nell’album, sono intrigato al pensiero di scoprire cosa il futuro ci porterà ora che Glynn è tornato nella band, ma per quello dovremo aspettare e vedere.”

Noi conosciamo i Threshold per le loro eccellenti doti tecniche e la grande qualità nel songwriting ma quali sono gli aspetti nei quali potreste migliorare e fare qualcosa di diverso per raggiungere un’audience più vasta?
“Ce lo siamo chiesti anche noi, ahahah. Noi potremmo diventare più commerciali, allargare i nostri orizzonti, suonare più modern pop con delle chitarre più semplificate ma questi non sono i Threshold. I Threshold sono interessati solo a scrivere e suonare musica heavy in ambito progressive, a cercare di fare dei grandi album e stare sul palco a suonarli. Non vogliamo diventare un gruppo concepito in studio di “modern stripped down rock”, noi vogliamo solo continuare a fare quel che stiamo facendo, se venderemo un milione di copie sarà stupefacente ma anche se ne venderemo 50.000, ovviamente preferiremmo vendere il milione di copie ma non abbiamo mai trovato la formula magica. Tu guardi a band come i Dream Theater, ed a parte il fatto che il loro primo album era veramente grandioso, e che avevano dietro anche il supporto di MTV (probabilmente Richard allude al primo album con James LaBrie, il secondo album, il capolavoro ‘Images And Words’ ndMax),  anzi parlerei dei primi loro dischi, quando sei in quella situazione puoi cavalcare l’onda. Ma con i Threshold noi abbiamo cominciato con una piccolissima label ed abbiamo dovuto arrampicarci ed arrampicarci, e “we’re still climbing”, lo facciamo ancora, ogni album cerchiamo duramente di renderlo il migliore che abbiamo mai fatto, e questa è la migliore cosa che sappiamo fare. Non c’è una formula magica, I Bring Me The Horizon o gli Opeth hanno cambiato un po’ il loro stile e per loro ha funzionato ma ci sono altre formazioni per le quali questo non è accaduto.”

E se ti dicessi che investire in un tour package con grandi band della scena, come i citati Dream Theater vi farebbe conquistare molti nuovi fans
“Concordo, siamo stati in tour con i Dream Theater nel 1994, abbiamo fatto dei nuovi fans ed è stato grandioso. Penso anch’io che ci servirebbe qualcosa di simile. E’ stato un grande package e sarei molto felice di farlo di nuovo. Non si sa mai cosa può succedere…”

Parliamo dei piani per il tour di ‘Legends of The Shires’, passerete anche dall’italia? Negli ultimi anni vi abbiamo visto allo Sweden Rock Festival ed a Brescia con i Lizzy Borden, una strana accoppiata…
“Yeah, hai ragione, quello è stato uno strano package. Loro erano cool, una notte interessante. I migliori show che abbiamo fatto in Italia sfortunatamente sono stati festival, purtroppo non verremo in Italia quest’anno, ma spero che torneremo in futuro. Passeremo per Pratteln in Svizzera a novembre, non è troppo lontano dal nord Italia. Mi scuso per il fatto che sarà un viaggio lungo ma quest’anno l’unica chance è quella o qualche altra data europea.”

Negli ultimi 15 anni la scena metal ha visto l’ascesa delle orchestrazioni e di un approccio più sinfonico., Kamelot, Epica, Nightwish o in ambito più prog i Circus Maximus. Penso che un buon numero di fans di quelle formazioni potrebbe apprezzare i Threshold. E’ una scena che ti interessa?
“Sì, abbiamo suonato con i Within Temptation, e se pensi alla canzone dei Nightwish ‘The Poet And The Pendulum’, la potenza del suono orchestrale è fenomenale, ne abbiamo parlato di utilizzare un approccio un po’ diverso nei Threshold ma ci siamo detti di no, per ora, ma mai dire mai. Nel futuro qualcosa potrebbe accadere.”

Richard, avete avuto una grande carriera finora, hai dei rimpianti relativamente alle scelte fatte dalla band nei momenti più cruciali, quelli che avrebbero anche potuto cambiare le cose e farvi avere ancora più successo?
“Non puoi mai tornare indietro, sono sicuro che potrei pensare a cinquanta volte in cui le cose avrebbero potuto andare diversamente ed in meglio, ma ce ne sono state altre cinquanta in cui le cose avrebbero potuto precipitare, sono grato di essere ancora qui, fare ciò che sto facendo, è vero che non vendiamo un milione di copie a disco ma siamo ancora qui dopo venticinque anni, e quello mi rende veramente felice.”

Nessun estimatore dei Threshold di lunga data può dimenticare Mac (Andrew “Mac” McDermott è stato il vocalist dei Threshold per una decina d’anni, durante i quali ha cantato su cinque album di studio tra il 1998 ed il 2007), il suo contributo alla band, il suo calore, ci puoi dire la cosa che ti manca di più di lui e magari regalarci un aneddoto divertente per avvicinarci al termine dell’intervista in modo più leggero?
“Mi manca Mac, talento stupefacente e grande uomo, la prima storia che mi viene in mente è relativa ad un festival in Olanda, il Bospop, era il 2001, e Mac spesso si faceva un drink prima dello show, ma quel giorno se ne fece più di uno, e durante l’ultimo pezzo, penso fosse ‘Paradox’, decise di arrampicarsi sull’impalcatura sopra il palco. Giunto in alto, decise di arrivare a metà del palco per poi calarsi giù fino a sei, sette metri dal palco, in un modo piuttosto pericoloso, con il microfono nella tasca posteriore.”

Senza essere abituato a farlo come il vocalist degli Airborne, stava improvvisando?
“Sì, sì, noi abbiamo finito la canzone e lui è rimasto là da solo a penzoloni, riuscendo pure a cantare la parte finale del brano, fortunatamente ne è uscito sano e salvo, anche se lentamente, ma è stato abbastanza spaventoso.”

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Ed un po’ pazzo…
“Lui era sempre pazzo, e mi manca…”

Tutte le volte che intervisto musicisti prog metal, ultimamente è capitato con Arjen Lucassen, al momento di chiedere quali gruppi e album li abbiano fatto decidere di seguire quel sentiero musicale la risposta non è mai una metal band ma del prog rock dal passato, specialmente dagli anni ’70. Quali sono i tuoi album che ti porteresti in un’isola deserta?
“Io posso dirti quali sono stati i tre album che mi hanno fatto volere suonare in una band, uno è stato ‘A Night At The Opera’ dei Queen (1975), un altro è ‘…And Then There Were Three’ dei Genesis (1978) ed il terzo è ‘The Wall’ dei Pink Floyd (1979). Prima di quei dischi stavo solo ascoltando la radio ma dopo aver sentito quegli album mi si è aperto un mondo nuovo, quello del progressive.”

Richard, un tastierista, specialmente se è un songwriter come te, di solito è anche una sorta di direttore musicale, hai mai pensato di scrivere una tua prog rock opera come Rick Wakeman o Clive Nolan? Saresti interessato a realizzarne una? Io ti ho sempre sentito solo nei Threshold e con i League Of Lights e per me sarebbe molto interessante.
“Grazie per i complimenti, li apprezzo davvero, ma se devo essere sincero non sono un grande appassionato di prog opera.”

Neanche un solo album con dei guest ti interesserebbe?
“Quello sarebbe possibile, forse un giorno, io voglio sempre fare nuovi album, ma una prog rock opera non rientra tra questi.”

Richard, hai avuto dei tastieristi che ti abbiano particolarmente influenzato?
“Onestamente? Nessuno, non ho mai ascoltato principalmente gli assoli di tastiere, sono sempre stato più interessato a certi sound, sono stati certi suoni che mi hanno fatto decidere di dedicarmi delle tastiere, quello mi ha influenzato più di tutto, come sentire i grandi synth alla radio per la prima volta. Canzoni come ‘Are “Friends” Electric?’ dei Tubeway Army (hit del 1979 della cult band della New Wave londinese con alla voce Gary Numan ndMax) sono le cose che mi hanno ispirato. Ovviamente, quando senti musicisti come Tony Banks o Kevin Moore puoi essere toccato dal fatto che suonano roba grandiosa ma per me è sempre stato più interessante seguire dei sound particolari.

Siamo alla fine Richard, ti lascio la parola per un saluto ai nostri lettori:
“Grazie a tutti i lettori di loudandproud.it, apprezziamo veramente il supporto che ci arriva dall’Italia e non vediamo l’ora di tornare a suonare da voi!”

Discografia:
Wounded Land (1993)
Psychedelicatessen (1994)
Extinct Instinct (1997)
Clone (1998)
Hypothetical (2001)
Critical Mass (2002)
Subsurface (2013)
Dead Reckoning (2007)
March Of Progress (2012)
For The Journey (2014)
Legends Of The Shires (2017)

Line-up:
Glynn Morgan – voce
Karl Groom – chitarra
Richard West – tastiere
Steve Anderson – basso
Johanne James – batteria

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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