Loud Albums

THE TANGENT – ‘The Slow Rust Of Forgotten Machinery’

Dopo due anni di silenzio si accingono a tornare i The Tangent, formazione capitanata dalla fervida mente di Andy Tillison, con un album sicuramente ricco di spunti di riflessione, oltre che di magnifico prog. Tillison nelle note che accompagnano l’album dichiara: “Roger Waters ha provato quanto la musica progressive sia un ottimo veicolo per comunicare idee riguardo al mondo di oggi. In entrambi gli album finali dei Pink Floyd, ‘The Final Cut’ e ‘Amused To Death’, Waters sfida tutti gli altri artisti del genere. Una sfida che non è stata accentata molto frequentemente”. Il titolo ci pone davanti ad un’immagine decadente molto nitida, metafora per spiegare una cosa mostruosa che sta accadendo ogni giorno davanti ai nostri occhi: sulla copertina (disegnata dal celebre artista DC Comics Mark Buckingham) possiamo vedere una madre e le sue bambine – delle rifugiate – che camminano su vecchie rotaie tutte rotte, accanto ad un treno deragliato e muraglie di macerie, cioè tutto quello che rimane delle nostre infrastrutture occidentali del 20esimo secolo, prima dell’avvento di internet. L’album è introdotto dagli unici due brani che non hanno un tema politico, ‘Two Rope Swings’ e ‘Dr. Livingstone (I Presume)’, brano molto importante per Tillison perché segna il momento in cui ha deciso di ritornare a fare musica dopo i problemi di salute avuti due anni fa. Per poter spiegare il brano cardine, ‘Slow Rust’, si potrebbe dire che sia una sorta di film composto solo da musica e parole: narra delle storie parallele tra il mondo occidentale, fatto di Brexit e media menzogneri, sempre e solo alla ricerca dello scoop per collezionare ascolti e “click” (“Become a writer and when you fail/They’ll take you on at the Daily Mail/And use your talents to whip up hate/And get those migrants out of the gate to sell papers!/To sell papers! That’s all we’ve gotta do!”) e, nell’anti-climax centrale in cui la musica si fa più soft, quello dei veri protagonisti di queste notizie, i migranti dell’area mediterranea (“And one day they’ll tell their story/Of how they followed the railway lines/They crossed a sea so they could break free……/From the wars that WE set/From the weapons WE sold/From the West WE came in search of gold…/… And WE found it”) e quelli che si trovano sulle zone di confine, per esempio in Ungheria o nei porti di Calais e Dover (” Out on the borders of some unwelcoming state/At the barbed wire fences that they put up in haste/Marshalled like cattle/Treated like dirt/Security measures to keep out/The ones who have already been hurt”). ‘The Sad Story Of Lead And Astatine’ sono 16 raffinatissimi minuti di musica ai confini con il jazz, in cui, tramite una metafora proveniente dal mondo della chimica, viene raccontata la storia di come due amici con vedute estremamente opposte tra loro, dopo molti anni di amicizia, per motivi del tutto futili, diventano nemici. Da citare anche l’assolo di batteria di Tillison all’interno del brano, dato che per la prima volta nella storia della band veste anche il ruolo di batterista. Curiosa collaborazione con il leader dei Chumbawamba (noti per le loro vedute politiche piuttoste decise) Boff Whalley, per ‘A Few Steps Down The Wrong Road’, in cui si parla delle conseguenze attuali dell’imperialismo inglese. Un album che esce un po’ dagli schemi del prog tradizionale, dove il songwriting si fa molto più cantautorale e la musica, seppur sempre di gran livello, si fa un po’ più da parte.

Tracklist:
01. Two Rope Swings
02. Dr. Livingstone (I Presume)
03. Slow Rust
04. The Sad Story Of Lead and Astatine
05. A Few Steps Down The Wrong Road

Line-up:
Andy Tillison – tastiere, voce e batteria
Jonas Reingold – basso
Luke Machin – chitarra e voce
Theo Travis – sax e flauti
Marie-Eve de Gaultier – tastiere e voce

 

Editor's Rating

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

Post precedente

DIRKSCHNEIDER - ‘Live – Back To The Roots – Accepted!’

Post successivo

MARTY FRIEDMAN - Guarda il video di 'Whiteworm'