Loud Reports

THE ROLLING STONES – Il report del concerto @ Mura Storiche, Lucca – 23.09.2017

Il concerto: The Rolling Stones tornano a calcare un palco del Belpaese a tre anni dalla grande esibizione al Circo Massimo di Roma. Attaccano il loro show alle 21.10, quando la location soprannominata Mura Storiche di Lucca (Ex Campo Balilla) è stata riempita da quasi 60.000 persone. Le prime note sono quelle di ‘Sympathy For The Devil’, e ci danno subito l’impressione che per le “pietre rotolanti” il tempo si sia fermato. La canzone è sinuosa e di grande fascino, molto apprezzata anche dal pubblico più giovane e legato alle sonorità heavy, e non solo per la famosa cover dei Guns’n’Roses ma soprattutto per il suo flirtare con il lato più oscuro, un aspetto che nella nostra musica preferita è spesso predominante anche dal punto di vista lirico e grafico. ‘It’s Only Rock’n’Roll (But I Like It)’ ci ripresenta subito l’altra faccia degli Stones, quella più caciarona e divertente, di fatto è questo il vero e proprio inizio del rock party. Mick Jagger introduce la serata con parole in italiano, ricordando come questa di Lucca sia la prima esibizione della band di sempre in toscana. La particolarità di Jagger, oltre ad aver preservato una voce invidiabile e le sue movenze inconfondibili, è quella di incarnare in modo perfetto il ruolo del frontman di una rock band. Quando sali sul palco la fama e la ricchezza non contano. Il nostro potrebbe stare ad ancheggiare e dimenarsi per il palco senza sforzarsi più di tanto a scaldare la sua audience e sarebbe comunque accolto come un irraggiungibile Dio del Rock. La sua indole, invece, lo rende tarantolato per tutto lo spettacolo, sempre alla ricerca della massima reazione da parte del pubblico. Quando partono i riff di chitarra di ‘Tumbling Dice’, gli Stones aggiungono un altro pezzo al puzzle lucchese: l’amore per il blues, una musica nata per dare voce alla tristezza e alla disperazione, che viene travolta da quel mood positivo che rende il pezzo da ‘Exile On Main Street’ un vero classico. Ed una delle chiavi del sound degli Stones è proprio quella, l’aver donato groove e ritmo irresistibili al rhythm and blues degli afroamericani. L’omaggio a questa musica prosegue con due estratti dal fresco ‘Blue & Lonesome’, ultimo album di incisioni in studio del gruppo, uscito a fine 2016, che contiene le rendition degli Stones di vecchi classici del genere. In questo tour la band sta eseguendo dal vivo il singolo ‘Just Your Fool’ e ‘Ride ‘Em on Down’, omaggio sincero alle radici musicali della formazione. Noi amanti delle sonorità più dure non dimentichiamo mai che anche gruppi di hard rock come i Led Zeppelin o la prima metal band ante litteram, i Black Sabbath, devono moltissimo alla musica blues. Come avevamo previsto è ‘Let’s Spend The Night Together’ ad essersi aggiudicata la fan request del giorno, un pezzo che si presta particolarmente all’atmosfera di divertimento collettivo della serata lucchese. La sorpresa della serata arriva dopo che Mick ci confessa di aver trascorso il giorno precedente a Firenze,  mangiando un gelato vicino al Ponte Vecchio e parlando con il premier britannico Theresa May. Sentire Jagger che esclama: “Ganzissimo!” è piuttosto divertente. Il nostro è nel mood per cantare qualcosa di romantico, cosa che avviene grazie alla versione italiana di ‘As Tears Go By’, nota dalle nostre parti come ‘Con Le Mie Lacrime’. Mick ne canta solo l’ultima strofa in inglese, ed anche se il suo italiano non è ineccepibile, il fascino di ascoltare la sua timbrica inconfondibile nel nostro idioma rende il momento di quelli da ricordare nel tempo. Si torna ai grandi classici con ‘You Can’t Always Get What You Want’ e la straordinaria ‘Paint It Black’. Quest’ultima è un pezzo quasi unico nel suo genere, che conferma lo status leggendario del gruppo anche nella veste di songwriter, con una melodia chitarristica che si sposa in maniera eccezionale con una performance vocale davvero sopra le righe del vocalist, forse l’apice della serata dietro al microfono. ‘Honky Tonk Women’ è seguita dall’introduzione di Mick dei membri storici della band. Quello che più di tutti incarna il concetto di musicista rock (con tutti i suoi stravizi) è anche colui che ottiene l’ovazione più clamorosa ed ovviamente alludiamo a Keith Richards. E’ il lancio perfetto per lasciare al chitarrista ed alla sua voce roca il centro del palco. Se ‘Happy’ è sorretta da piacevolissimi cori e ci fa divertire con le sue linea vocali catchy è con la ballata ‘Slipping Away’ che Keith ci ricorda un altro dogma del rock. Il nostro non ha alcuna paura di stonare nell’interpretare il brano alla sua maniera, cosa che ci fa capire chiaramente come il “chitarrista che ha creato uno stile” ormai possa permettersi di tutto. Da Richards ci arriva una lezione importante che ci ricorda il fascino della spontaneità, dell’imperfezione che suona perfetta, del calore vibrante che sono un fondamento di questo rock’n’roll, sorretto dal tocco chitarristico e dosi massicce di feeling. Dietro al drumkit c’è ovviamente il più vecchio di tutti, Charlie Watts, che con i suoi 76 anni (due in più di Mick e Keith) è il prototipo di un certo tipo di rock drummer, quello dallo stile scarno e mai invasivo ma che raramente perde un colpo. Ron Wood è forse il più simpatico della gang, un po’ perchè vedere un rocker di 70 anni atteggiarsi ad eterno giovincello fa davvero sorridere, ed un po’ perche il nostro si amalgama in modo assolutamente perfetto con il resto della band. Gli Stones dal vivo rimangono una formazione che ci sa fare anche senza gli straordinari musicisti di supporto che li accompagnano on stage, a partire dal tastierista Chuck Leavell, dal sublime bassista Darryl Jones o dalla recente new entry rappresentata dalla corista Sasha Allen. Il momento del grande sing along arriva con la melodia pop di ‘Miss You’ sublimata da un Mick Jagger che riesce ancora ad essere credibile con i suoi balletti ed ammiccamenti, senza diventare mai la caricatura di sè stesso. Quanti, a quella età, o anche a quindici anni di meno, possono dire altrettanto? Il brano è ovviamente presentato in una versione fiume che da ampie possibilità di farsi sentire anche ai quasi 60.000 accorsi a Lucca e non solo da ogni parte d’Italia. Dal pop rock di ‘Miss You’ si passa al rock bluesy di ‘Midnight Rambler’, con le chitarre a dominare la scena prima di lasciare un po’ di meritato spazio agli altri strumenti. È uno dei momenti nei quali la qualità della “backing band” viene fuori in maniera più evidente. La corsa finale di Mick, da una parte all’altra del palco, con le ginocchia ben protese verso l’altro, quasi a dire “Perchè io posso!” sembra quasi la ciliegina su una torta dalla ricetta vecchissima ma che continua a piacere. Da qui in poi, è un po’ come se un Dio, uno ancora più grande di Jagger intendiamo, avesse sussurrato all’orecchio di Mick: “Non esagerare”, ed il vocalist perderà un pizzico di smalto dal punto di vista vocale, pur restando su livelli dignitosi per il resto del set. Dopo una solida ‘Street Fighting Man’, ‘Start Me Up’ riesce però nel miracolo, quello di ricreare un nuovo girone di peccatori, “i rocker” nella terra, la toscana, dove l’inferno dantesco è stato concepito, creando una bolgia caldissima resa ancor più memorabile da un impianto scenico e di luci davvero coinvolgente. Non ne avevamo parlato fin qui, ma è evidente come, anche da questo punto di vista, uno show dei Rolling Stones metta in scena il top della scena concertistica mondiale. ‘Brown Sugar’ è un altro megaclassico che non poteva mancare, ma sono i riff ed i versi immortali di ‘(I Can’t Get No) Satisfaction’ ad accompagnarci verso la fine dello set “regolare”. Non è un caso che molti dei supporter del gruppo, quelli abituati a seguire gli Stones in tour ovunque, stiano già parlando di uno dei migliori se non del miglior show del tour (le prime date del tour pare non siano state di questo livello). E non è finita qui. I nostri hanno ancora un paio di assi da giocare, come una ‘Gimme Shelter’ che contiene un gran duetto tra Jagger e Sasha Allen e soprattutto il classicone ‘Jumpin’ Jack Flash’. Eccolo, questo sì che è il perfetto finale di una performance che ha dimostrato quanto questo rock’n’roll sia davvero duro a morire, e con lui anche i suoi più famosi esponenti. A vedere questi quattro settantenni suonare questo leggendario pezzo, incastonati all’interno di altrettante enormi cornici azzurre dall’imponente collage di schermi giganti, pare quasi di avere davanti dei quadri grandi come la Sfinge, al punto che il paragone tra i Rolling Stones con le antiche divinità, davanti ad una folla così adorante, non sembra nemmeno troppo azzardato. Da quasi vent’anni a questa parte ci si chiede, ad ogni esibizione italiana di queste leggende del rock, se sarà l’ultima dalle nostre parti. Gli Stones rispondono con tre parole, stampate anche nell’ultima pagina di testo del “tour book” di questo ‘No Filter’ Tour: “See You Soon.” Questa sera il rock si è fatto carne ed è sceso in mezzo a noi. Dio benedica il Rock’n’Roll!

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Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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