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THE OBSESSED – ‘Sacred’

Il tempo è un galantuomo. O almeno lo è stato con The Obsessed. Tremendamente sottovalutati nei primi anni ’90, quando diedero alle stampe tre dischi di culto (il terzo ‘The Church Within’ è ora considerato un classic album), The Obsessed tornano sulla scena dopo un ventennio con lo status di leggende dell’underground e legioni di giovani metallari cresciuti a pane, Sabbath e loro discepoli che li portano in palmo di mano. Il doom metal ha da sempre saputo descrivere con brutale onestà temi come la morte, il dolore e la solitudine sopravvivendo ad ogni moda e trend. È ora giunto il momento anche per il genere di tornare sotto le luci dei riflettori insieme ai figli (più o meno desiderati o bastardi) cresciuti nelle ultime decadi: stoner, space rock, drone, sludge.. Questo ‘Sacred’ pare collegarsi già dal titolo al precedente ‘The Church Within’. Con la partenza monolitica di ‘Sodden Jackal’ Wino sembra dire a molti ragazzini di oggi: “badate bene che io suonavo così heavy da prima che nasceste”. La successiva ‘Punk Crusher’ introduce frizzanti riffs di hard rock settantiano ed un’accelerazione quasi alla Motorhead sul finale. Non è un caso che Wino rappresenti una sorta di Lemmy per la scena doom. Oltre ad essere un talento cristallino alla sei corde, Scott “Wino” Weinrich mette in mostra doti di songwriter a tutto tondo che escono prepotenti da ogni traccia di ‘Sacred’, un’ugola sempre inconfondibile ed un carisma innegabile. La titletrack ha riffs ispirati in grado di sostenere da soli un intero brano senza dimenticare la solidissima sezione ritmica e gli attesi assoli di chitarra da capogiro. The Obsessed sono tornati e non sono mai stati tanto vitali e vari, nonostante il doom sia sempre stato considerato uno dei generi più statici della scena. La breve ‘Haywire’ è un altro uptempo briosissimo ma non può di certo avere la stessa profondità della successiva, conturbante, ‘Perseverance Of Futility’. ‘It’s Only Money’ (cover dei Thin Lizzy) riporta ritmi sincopati e dinamismo ad un disco che in questa prima parte si è raramente adagiato sui tempi lenti. ‘Cold Blood’ è uno strumentale convincente con il lavoro al basso e batteria di Dave Sherman e Brian Costantino (entrambi con Wino anche negli Spirit Caravan) in evidenza quasi quanto lo strabordante guitar work del leader della band. ‘Stranger Things’ è uno di quei brani in grado di elevare un album ad un livello ancora superiore in virtù di un chorus magico e di un mood quasi ipnotico. Con ‘Razor Wire’ è ancora tempo di stop and go che dal vivo farano saltare mentre su ‘My Daughter My Son’ aleggia musicalmente lo spirito dei Saint Vitus e Wino è particolarmente accorato nella performance vocale. L’album ha ancora delle ottime frecce da scoccare, come la già classica ‘Be The Night’, altro uptempo che sembra scritto apposta per essere suonato dal vivo. La versione CD o a singolo vinile finisce qui con la brevissima strumentale ‘Interlude’. Al disco manca però ancora quel pezzo lungo e superdoomy che gli donerebbe quel picco di profondità ed epicità dei veri capolavori del genere. Arriva anche quello, nell’imperdibile edizione deluxe in doppio vinile, grazie alla splendida ‘On So long’. Immaginatevi un trip di nove minuti che porta con sè quei riffs strascicati e potentissimi e quegli assoli sognanti che avremmo solo sognato per il gran finale. A ricordarci che i primi passi del genere furono influenzati dal blues (gli indimenticabili primi Black Sabbath) arriva anche la conclusiva ‘Crossroader Blues’ che arricchisce di ulteriori colori un dipinto di grande intensità realizzato da chi ha sempre vissuto la vita sul filo del rasoio. Aveva proprio ragione Voltaire, il tempo sistema tutte le cose. Bentornati The Obsessed.

Tracklist:
01. Sodden Jackal
02. Punk Crusher
03. Sacred
04. Haywire
05. Perseverance of Futility
06. It’s Only Money
07. Cold Blood
08. Stranger Things
09. Razor Wire
10. My Daughter My Sons
11. Be the Night
12. Interlude
13. On so Long (Bonus track)
14. Crossroader (Bonus track)

Line-up:
Scott “Wino” Heinrich – chitarre, voce
Dave Sherman – basso, voce
Brian Costantino – batteria, voce

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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