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THE LAMP OF THOTH – ‘This Is Not A Laughing Matter’

Non c’è nulla da ridere. Lo dicono per primi gli stessi The Lamp Of Thoth. E in fondo è scontato, visto che si parla di doom. Ma c’è un ma… ‘This Is Not A Laughing Matter’ non è una release nuova a tutti gli effetti, ma raccoglie due uscite passate della band inglese: l’EP ‘No Laughing Matter’ del 2011 e il demo del 2013 ‘This Is Not Doom!’ – e questo spiega in modo evidente il titolo del CD… I The Lamp Of Thoth non sono proprio la classica doom band: non lo sono dal punto di vista lirico, visto che spesso e volentieri i loro brani hanno un elemento di ironia più o meno marcata; e non lo sono dal punto di vista musicale, visto che i richiami ad un metal più classico ma altrettanto oscuro – Cirith Ungol, tanto per fare un nome e un cognome – non mancano di certo. Complice il fatto di raccogliere due release differenti, ‘This Is Not A Laughing Matter’ è un disco piuttosto vario, che passa dal doom purissimo di ‘Thi’ Boggard’ all’omaggio esplicito ai Saint Vitus – anche nei testi – di ‘Dark World’, ma anche alle sonorità per certi versi anthemiche di ‘Me Man – Me Drink’ e alle melodie di ‘Issek Of The Jug’, che ricordano non poco gli Skyclad. Detto che ‘Driking Song’ fa onore al suo nome, ed è praticamente un unico coro da pub, ‘This Is Not A Laughing Matter’ nella sostanza permette ai fan della band di completare la discografia dei The Lamp Of Thoth’, ma lo fa con il piglio giusto per poter piacere a tutti i doomster, anche a quelli che non si prendono troppo sul serio.

Tracklist:
– ‘No Laughing Matter’ (2011 EP):
01. Skull Fuel
02. Thi’ Boggard
03. Dark World
04. Me Man – Me Drink
05. They Dance
06. An Oath Sworn on the Ashlar Stone
07. Drinking Song

– ‘This Is Not Doom!’ (2013 demos):
08. Demon Witch
09. The Slog
10. Issek of the Jug
11. This Is Not Doom!

Line-up:
Simon Strange – voce, basso
Randy Reaper – chitarra
Lady Pentagram – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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