Loud Reports

THE IRON MAIDENS – Il report del concerto @ Legend Club, Milano – 07.11.2017

Mossi dalla curiosità, chiediamo un accredito per una tribute band. Non una tribute band qualunque: The Iron Maidens, l’unica tribute band dei Maiden tutta al femminile e riconosciuta da Harris e soci. E tutta americana. Ma una volta arrivati al Legend meneghino, un dettaglio ci fa rimanere basiti: l’ingresso costa 28 euro. Per una cover band. Non capite ancora? Ve lo spieghiamo con una sola parola… tette. Parliamoci chiaramente, lungi da chi scrive il voler scrivere una recensione sessista e maschilista, ma… onestamente… mi spiegate perché una persona (pur fanatica degli Iron Maiden) dovrebbe spendere quasi 30 euro per seguire una cover band? E nemmeno molto brava, a dirla tutta. Adesso, mentre le gentili signore che stanno leggendo (che saluto, regalando un virtuale fiore) si staranno inalberando con me, mi permetto di fare un piccolo salto indietro. Torneremo alle pettorute californiane tra qualche riga. Aprono gli Aeternum, band di Roma sulla quale avrei da fare qualche appunto. Spero non me ne vogliano. Sono solo opinioni personalissime di un vecchio metallaro. La band sale sul palco con piglio professionale: strumenti di gran pregio, un buon look, elementi scenografici e una intro epicamente gotica ed oscuramente magniloquente che, a dirla tutta, cozza parecchio con il viso pulito da bravi ragazzi dei giovanissimi membri della band. L’effetto è quello di ascoltare ‘Ave Satani’ (colonna sonora di ‘Il Presagio’, di Richard Donner, 1976) e poi vedersi arrivare gli amici di Stranger Things. Discorso a parte per il singer, un bel ragazzo palestrato che conosce tutti i trucchi del mestiere per tenere gli occhi su di se, assolutamente preparato dal punto di vista “scenografico” ed ottimo intrattenitore. Il problema è la voce. Aleister Hunt dimostra (tra un brano e l’altro) di avere un bel timbro profondo quando parla, molto impostato. Paradossalmente questa impostazione si perde nel momento in cui deve cantare i brani della sua band. Un cantato troppo piatto ed improvvisato, con continui e infelici acuti assolutamente mal riusciti. Sulle canzoni, devo dire la verità, ho poco da dire, riservandomi di riascoltare il tutto su disco, visto che dal vivo ho stentato a capirne la struttura, tra acuti continui e la chitarra straripante di un giovanissimo fenomeno che risponde al nome di Edoardo Taddei, una sorta di Jason Becker romano. Edoardo sfoggerà per tutto il tempo a disposizione del gruppo una tecnica annichilente, esagerata. Piccola sbavatura sul finale di un suo solo, ma il giovane è già scafato e con uno “slide” repentino sistema il tutto. Solo un consiglio… meno sweep picking Edoardo! Sentiremo parlare molto di te negli anni a venire, ne sono certissimo, attento solo a miscelare tecnica e gusto. Lo ripeto, una futura stella della chitarra elettrica italiana. Si passa alle attesissime The Iron Maidens. Mi ritrovo (incuriosito come una scimmia) tra le prime fila, accalcato, con gente che spinge come fossimo a San Siro. Mi volto… il nulla. Circa una quarantina di persone che fanno a spintoni per essere il più vicini possibile alle belle americane. Devo dire che anche scenograficamente mi sarei aspettato qualcosa di più (avendo visto tributi italiani di ragazzi che non hanno endorsement e che oltre a suonare gratis, magari, lavorano in fabbrica nove ore al giorno). Il palco sembra più la cameretta di una ragazza appassionata di heavy metal e quando vedo il logo di Eddie con un fiocchetto rosa in testa… insomma… mi è venuto da piangere. Musicalmente? Male. Ho cantato anche io, lo ammetto, ma come non esaltarsi (sopratutto) per una scelta dei brani che definire azzeccata è poco? Le nostre amiche pescano sopratutto da ‘The Number Of The Beast’ e ‘Piece Of Mind’, proponendoci dei pezzi che le nostre orecchie non sentivano da molto. Quando parte l’arpeggio di ‘Still Life’, devo dire che mi sono trattenuto dal salire sul palco per suonare il dolce solo iniziale di Murray. Che pezzo! Il problema è che il tributo di queste simpatiche ragazze sembra (ma sappiamo che non lo è!) quasi improvvisato. Insomma… come possiamo chiudere un occhio sulle parti di batteria completamente diverse? La pur brava (ottima su piatti e doppia cassa, e… per favore! Nessuna battuta sul fatto che una donna sia brava sui piatti… vi prego!) Lind McDonald vede bene di reinterpretare ogni brano dei Maiden, a volte compiendo anche qualche errore evidente. La bionda batterista infila parti di doppio pedale laddove non esistono, e (e qui siamo nella blasfemia più pura) modifica anche alcune storiche rullate “obbligate” e caratterizzanti del brano. Fa male vedere la gente che mima all’unisono una rullata che non arriva, visto che la lungocrinita drummer decide di eseguire dei fill personalissimi. Le due chitarre sono buone, con una Courtney Cox tecnicamente ineccepibile e molto più brava di tanti stimati colleghi testicolo-muniti. La versione femminile di Murray invece, una minuta e bellissima Nikki Stringfield (alla quale ho sorriso come un ebete per tutta la sera, sfoggiando tutte le mie posizioni da maschio latino) direi che è poco più di una discreta chitarrista, con una presenza spesso imbarazzata sul palco, un sorriso forzato e una tecnica chitarristica che non giustifica certo tutto questo clamore. Aggiungiamo che il pubblico era costituito prevalentemente da uomini over 45, con una presenza femminile pressoché nulla e avremo il quadro generale del perché questo gruppo può permettersi di girare il mondo con un tributo (di una band stra-tributata). Kirsten Rosenberg canta bene, lo ammetto. Gigioneggia con il pubblico ed è brava a creare un’intesa, dimostrandosi una vera fanatica della band di Steve Harris. Canta bene pur essendo un po “impestata” (come diciamo a Milano). Steve Harris… giusto: è la bella americana di evidenti origini latine Wanda Ortiz a impersonare il nostro bassista preferito e se la cava bene. Si. Suona (pur semplificando diverse linee) bene e si presenta in tenuta calcistica come il buon zio Steve fa da decenni (dopo aver buttato i suoi pantaloni a strisce nere e bianche). Sorride sempre e la capisco. Sorriderei anche io se mi pagassero per girare il mondo e suonare i pezzi degli Iron Maiden… e manco un Fender precision originale! No! La piccola sosia di Michelle Rodriguez (‘Fast And Furious’) si “permette” pure di suonare un G&L Precision. Ok… dopo questa posso andare a casa. Tette Vs Maiden = 2 – 0.

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Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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