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THE HOUNDS OF HASSELVANDER – ‘Ancient Rocks’

Questo ‘Ancient Rocks’ dei The Hounds of Hasselvander è quanto di più settantiano ci sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi. L’idea di realizzare un disco di covers non è particolarmente originale ma la reinterpretazione in chiave doom di brani poco noti (al pubblico più giovane) della scena rock anni ’60-’70 in questo caso si è rivelata davvero brillante. La passione ed il livello di totale immedesimazione con cui il frontman Joe Hasselvander si disimpegna dietro al microfono ed alla chitarra già dall’iniziale rendition di ‘Strange Movies’ dei Troggs (che contiene anche samples di gemiti di donna) rendono il disco una vera goduria per gli amanti di queste sonorità. Hasselvander è ovviamente ben noto noto per la sua militanza dietro alle pelli nei Raven e per il passato nei Pentagram ma è evidente dall’ascolto di queste dodici tracce quanto il materiale originale l’abbia ispirato e trascinato ad una performance decisamente sopra le righe. Un altro highlight del disco arriva con la cover di ‘Midnight To Six Man’ dei Pretty Things. L’idea stessa di fare questo album era ronzata nella testa di Joe proprio da quando aveva sentito il grande David Bowie rifare proprio un brano dei Pretty Things, considerati da molti intenditori una delle più sottovalutate bands inglesi di sempre. Joe mette in mostra un cantato che ben si adatta ai vari pezzi, con una forte propensione per la vena blues in songs come ‘Primitive Man’ dei Jerusalem, dove anche l’organo fa la sua parte. ‘Teachin Blues’ è semplicemente un pezzo clamoroso di Bob Seger, pubblicato originariamente nel 1970, e riletto alla grandissima dalla band di Joe. Sembra quasi di ascoltare un pezzo degli Electric Wizard con una produzione supervintage. Sul finale arriva anche il turno di omaggiare un altro paio di gruppi di culto come gli americani Blue Cheer ed i britannici Humble Pie. L’album è quindi consigliatissimo, a patto che siate grandi fans del rock anni ’60-’70, qui un po’ indurito nei suoni ma con una produzione cruda, calda e d’altri tempi. Ciò che più ci piace di questa uscita è proprio quel mix di sensazioni che ci emana: da un lato amplifica a dismisura tutte le caratteristiche sonore tipiche dell’hard rock o del protometal settantiano, dall’altra la tracklist è stata selezionata in modo mirabile e per questa volta è davvero il caso di dire “All killers, no fillers”. Gli amanti dei riffs incisivi e delle parti jammate troveranno quindi pane per i loro trip. Difficile immaginare Joe ed i suoi pards intenti a provare questi pezzi senza ricorrere all’ “accompagnamento” di nuvole di fumo, drinks di ogni genere e chissà cos’altro. Ma anche questo erano gli anni ’70. Pollice alto.

Tracklist:
01. Trial of the Dead – Intro
02. Strange Movies (TROGGS)
03. I’m in Trouble Again (TROOPER)
04. Midnight to Six Man (THE PRETTY THINGS)
05. Idealist Realist (BANG)
06. Juke it (BOOMERANG)
07. Primitive Man (JERUSALEM)
08. Teachin’ Blues (BOB SEGER)
09. CookBook (DAMNATION OF ADAM BLESSING)
10. Sex Machine Intro
11. Come and Get it (BLUE CHEER)
12. One Eyed Trouser Snake Rumba (HUMBLE PIE)

Line-up:
Joe Hasselvander – voce e chitarra
Martin Swaney – Basso
T.C. Tolliver – Batteria e percussioni
Paolo “Apollo” Negri – Tastiere

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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