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THE DOOMSDAY KINGDOM – L’anteprima di ‘The Doomsday Kingdom’

Il debutto sulla lunga durata dei The Doomsday Kingdom è sicuramente uno dei dischi più attesi di questa stagione metallica. E non solo perché vede il ritorno in pista di mr. Doom in persona, alias Leif Edling. Lo storico leader e bassista dei Candlemass pare aver superato i problemi di salute che lo hanno costretto a una pausa forzata nel corso degli ultimi anni, e si è dedicato a questo nuovo progetto assieme a compagni vecchi e nuovi come Niklas Stalvind degli Wolf alla voce, Marcus Jidell (Avatarium, Royal Hunt) alla chitarra e Andeas Johansson (Narnia, Royal Hunt) alla batteria.

Grazie alla disponibilità della Nuclear Blast abbiamo avuto la possibilità di ascoltare ‘The Doomsday Kingdom’ in anticipo, ecco le nostre impressioni:

Silent Kingdom – Il disco si apre con un mid-tempo quadrato, che ha molto dei Candlemass del “white album” ed ammicca in modo marcato all’heavy metal più classico, senza per forza il prefisso doom. La peculiare voce di Niklas Stalvind spicca come era lecito attendersi, in un pezzo dal refrain corale e maestoso, che rallenta il ritmo solo nella sua parte centrale.

The Never Machine – Già apparsa sul primo EP, questa traccia viene riletta in modo abbastanza differente, ponendo l’accento sull’epicità e sull’impatto. Un pizzico di Black Sabbath, una dose massiccia di Grand Magus ed un tocco orrorifico nelle linee vocali di Stalvind caratterizzano il brano, che di nuovo presenta un break centrale sospeso prima di uno splendido assolo di Jidell.

A Spoonful Of Darkness – E’ un riff stentoreo ad aprire questo brano, dal titolo particolarmente suggestivo. Pezzo che si sviluppa su sonorità molto classiche, con un tocco di NWOBHM nelle ritmiche incalzanti, un assolo strabordante di Jidell e una parte centrale oscura, che richiama in modo evidente i Mercyful Fate, anche nella voce di Stalvind.

See You Tomorrow – Supera i quattro minuti ma è nella sostanza una strumentale di passaggio, che serve a prendere fiato ed alleggerire le orecchie dalla colata di heavy metal che i The Doomsday Kingdom ci stanno offrendo. E funziona, scorrendo via piacevole ed avvolgente.

The Sceptre – Altro brano più classicamente doom, con un riff rallentato e stentoreo, e melodie dissonanti e per nulla di facile ascolto. Per certi versi il pezzo più difficile del disco, con i suoi richiami ai maestri dell’oscurità e la presenza di effetti tastieristici. Dissonante l’abbiamo giù detto, in un certo senso il pezzo risulta anche psichedelico senza per forza essere settantiano, anzi. Molto originale, richiede un certo impegno iniziale.

Hand Of Hell – Si torna su binari più classici, con un’incalzante ritmica heavy metal che potrebbe uscire dalla NWOBHM ed un refrain abbastanza immediato, forse il più semplice del lotto finora. Si pensa agli Angel Witch, per un pezzo che si lascia apprezzare al primo ascolto senza apparire pretenzioso – a parte il consueto break, questa volta settantiano e sporco di classic rock.

The Silence – Rispuntano – ma solo a tratti – i Candlemass in questo pezzo piuttosto elaborato, che alterna momenti di impatto a passaggi più atmosferici, nei quali esce una sorprendente vena prog rock. Niklas Stalvind mostra di trovarsi a suo agio in entrambi i frangenti, mentre Marcus Jidell piazza il suo assolo più settantiano. Brano per nulla semplice, che però cresce e sa convincente anche dopo pochi ascolti, complici alcune melodie davvero azzeccate.

The God Particle – Il disco si conclude all’insegna del più classico doom metal, con nove minuti abbondanti che sanno di Candlemass e Black Sabbath, senza dimenticare nemmeno stavolta quella che è la vera costante del disco – la presenza continua di break melodici, in questo caso lisergici ed avvolgenti, a consentire a Niklas Stalvind di mettere in luce le sue sonorità più suadenti.

L’abbiamo appena detto, caratteristica costante di ‘The Doomsday Kingdom’ è la sua grande varietà, pur restando a grandi linee nei confini complesi tra doom e metal classico. Ci sono i maestri del genere, come pure ci sono a tratti i Candlemass, ma di certo si tratta di un album ricco di spunti personali, in cui Leif Edling ancora una volta ha mostrato di saper andare oltre quello che da lui ci si potrebbe aspettare. Vario, intendo, coinvolgente e dannatamente personale, nelle musiche come nei testi. Questo è l’esordio su lunga durata dei The Doomsday Kingdom, un disco che ha le potenzialità per lasciare un segno importante sulla scena. Appuntamento il prossimo 7 aprile per scoprilo tutto insieme, nel segno dell’oscurità.

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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