Loud Reports

THE DARKNESS – Il report del concerto @ Rugby Sound Festival, Legnano (Mi) – 06.07.2017

Legnano capitale del rock in questo caldissimo inizio luglio, grazie ad un festival, il Rugby Sound, che siamo sicuri non impiegherà molto tempo ad affermarsi a livello nazionale e non. Ottima birra, grandi spazi e location storica incredibile, grande varietà di cibarie a cui attingere e un’ottima atmosfera sono stati gli ingredienti che hanno reso la serata di giovedì 6 luglio veramente unica ed emozionante. Come già detto è il rock il vero protagonista di questa kermesse musicale, lieta di ospitare oggi i The Darkness, band che ormai non ha più bisogno di presentazioni e che ha saputo mantenersi su standard altissimi dopo la reunion del 2011. C’è tempo però per godersi i gruppi spalla, incaricati di scaldare a dovere i tantissimi fan accorsi questa sera da tutta Italia. Su di un palchetto defilato, quasi nascosto a sinistra del main stage, ecco spuntare i rebelHot, band di tutto rispetto che spazia tra rock anni ’60-’70 e hard blues senza nessun problema. Sono veramente pochissime le persone che assistono al loro show (i nostri non dispongono nemmeno di una vera e propria batteria) ma cazzo! Questa è l’essenza del rock and roll! Sudore, voglia di fare e capacità di sbattersene di tutto e di tutti. Questi sono i rebelHot – gruppo che comunque ha già condiviso il palco con artisti di fama mondiale – gruppo da tenere sott’occhio e da segnare in rosso sul nostro taccuino. Spostiamoci ora sotto il palco principale, pronto ad accogliere i milanesi Black Banana. Purtroppo non veniamo contagiati dallo stesso entusiasmo e dalla stessa carica sprigionati poc’anzi dai rebelHot. Il rock un po’ scialbo della Banana Nera risulta essere veramente poco efficace in sede live, e non riesce a dare la giusta scossa ad un pubblico con la mente ormai proiettata a quello che succederà da lì a poco. Infatti, tempo un rapido cambio palco, ecco che come uno tsunami letale fanno il loro ingresso on stage i carichissimi The Darkness, guidati da un Justin Hawkins ammiccante e fuori dagli schemi come sempre. Possono piacere o no, ma è innegabile quanto la band inglese sia riuscita a riportare l’hard rock in una dimensione commerciale, fruibile a tutti in ogni parte del globo. Il falsetto laceratimpani di Justin ci accompagna durante la riproposizione di (ormai) classici come ‘Black Shuck’, ‘Growing On Me’ e ‘One Way Ticket’, supportato dalla solidissima sessione ritmica targata Taylor (sì, figlio di QUEL Roger Taylor) – Poullain e dal chirurgico riffing del fratello Dan, tanto efficace musicalmente quanto statico nel suo angolino alla destra del frontman. Pubblico e band interagiscono spesso e volentieri tra loro, andando a creare dei simpatici siparietti che solo lo humour inglese elargito a grandi dosi dal buon Justin può generare. Ci avviamo quindi alla fine con l’inno ‘I Believe In A Thing Called Love’, cantato e (ahimé) filmato da praticamente tutti i presenti, prima che la conclusiva ‘Love On The Rocks With No Ice’ – con annessa la consueta discesa tra il pubblico di Justin e Poullain – sigilli una serata adrenalinica e casinista, come piace a noi d’altronde. Che altro aggiungere sui The Darkness? Bisogna riconoscere il valore di questa formidabile band, anche se gli anni Ottanta sono passati da un pezzo ed è bello e genuino solo ciò che è stato fatto in quel decennio (bla, bla, bla..). Il rock e il glam rivivono attraverso i loro movimenti spinti e le tutine attillate di Justin, e noi non possiamo fare altro che godere come marmotte di tutto ciò. Alla prossima guys!

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Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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