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THE DARKNESS – ‘Pinewood Smile’

Di solito lo diciamo alla fine, quando tiriamo le conclusioni delle nostre recensioni: bene, ma non benissimo. Il nuovo album dei The Darkness si potrebbe appunto tradurre con questa abusata ma sempre attuale espressione, che dice tutto e niente, un po’ come questo ‘Pinewood Smile’ d’altronde… E badate bene che chi vi scrive è fan della band inglese sin dalla primissima ora, da quando ‘Permission To Land’ stravolse come una tempesta di meteoriti la puerile adolescenza del vostro ispanofilo recensore. La musica di Justin & Co. si è indubbiamente affinata ed arricchita di nuovi elementi, pescati a manciate da anni ’70, ’80 e ’90. Se questo mix aveva funzionato alla grande nell’ultimo ‘Last Of Our Kind’ – lavoro incazzato e ruffiano il giusto – è con il neonato ‘Pinewood Smile’ che iniziano a farsi largo, nel solidissimo muro sonoro costruito finora dai The Darkness, minacciose ed inquietanti crepe. Il songwriting gode ancora di una certa ricercatezza british, ma troppe volte naufraga in tempestosi mari di mediocrità, tra canzonette quasi buttate lì (‘Happiness’) e altre per niente ficcanti o persuasive (‘I Wish I Was In Heaven’ e ‘Why Don’t The Beautiful Cry’). Gli ultimi anni ci avevano consegnato un gruppo capace di buttare fuori dischi sempre “sul pezzo” per tutta la loro durata, con pochissimi episodi a vuoto e pieni di sculettanti motivetti sensazionali in sede live. Stavolta sembra invece che i The Darkness abbiano quasi giocato a scrivere canzoni dal flavour pop, ottime sì come sottofondo in qualche lounge bar londinese, ma assai lontane dallo spaccare più assoluto. E’ un peccato, perché songs come l’opener ‘All The Pretty Girls’, la piratesca ‘Bucaneers Of Hispaniola’ e la – perché no?! – calma ballad country ‘Stampede Of Love’ brillano ancora di quella maliziosa essenza darknessiana che ha saputo riportare in auge il rock and roll più spensierato e vintage (ma assolutamente non banale). Il barile continua ad essere abbastanza pieno di potenziale, non siamo ancora arrivati al punto di doverlo raschiare a fondo… ma per quanto tempo? Ai posteri l’ardua sentenza. P.S. Alla batteria troviamo Rufus Taylor, figlio di un tale che suona(va) nei Queen. Figata.

Tracklist:
01. All The Pretty Girls
02. Bucaneers Of Hispaniola
03. Solid Gold
04. Southern Trains
05. Why Don’t The Beautiful Cry?
06. Japanese Prisoner Of Love
07. Lay Down With Me, Barbara
08. I Wish I Was In Heaven
09. Happiness
10. Stampede Of Love

Line-up:
Justin Hawkins – voce, chitarra, tastiere
Daniel Hawkins – chitarra
Frankie Poullain – basso
Rufus Taylor – batteria

 

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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