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TEN – Welcome To The Dark Side

Con ‘Gothica’, i TEN paiono aver definitivamente ritrovato la strada giusta. Gli hard rocker britannici sono stati in grado di creare in passato un sound davvero unico e riconoscibile, che ora sembra essere di nuovo nelle loro corde. E’ un Gary Hughes come sempre estremamente disponibile ad aggiornarci sullo stato attuale della band, progetti presenti e futuri compresi…

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“Giusto con Frontiers stiamo discutendo ora della possibilità di realizzare un DVD live. E’ qualcosa che ci viene chiesto da anni, soprattutto dai fan di paesi come il Brasile, in cui non abbiamo mai suonato. Ci piacerebbe, ma ci piacerebbe anche poter offrire loro un set completo e non la classica esibizione da festival, cinquanta minuti e via. Abbiamo tredici album alle spalle, credo che i nostri fan si aspetterebbero un’esibizione completa da poter vedere ed ascoltare.”

Indubbiamente… Visto che li hai già nominati, parliamo della vostra etichetta. ‘Gothica’ segna il ritorno dei Ten alla Frontiers, dopo due dischi realizzati per la piccola Rocktopia…
“Quando abbiamo deciso di concentrarci di nuovo sulla band, abbiamo scelto di lavorare con Rocktopia, una piccola label fondata da uno dei soci della vecchia Now And Then Records, la nostra etichetta prima ancora di Frontiers. Ci piaceva l’idea di essere una priorità per una label, anche se piccola. E per un paio di anni le cose sono andate molto bene, finché l’etichetta si è trovata in grosse difficoltà e in pratica ha deciso di chiudere. Per un po’ la Rocktopia si è aiutata con gli incassi di un festival, il Firefest, ma quando sono mancati ci sono stati problemi di soldi. Nessun bad feeling tra noi, anzi ci hanno liberati da ogni obbligo contrattuale e siamo stati liberi di trovarci una sistemazione. Scegliete la Frontiers è stato un po’ come tornare a casa, se ricordi il nostro ‘Never Say Goodbye’ è stata la loro release numero 1. Non nego che in passato c’erano state delle incomprensioni, soprattutto legate alla calendarizzazione delle uscite. Eravamo molto prolifici ai tempi, pronti a pubblicare un disco ogni dodici/quattordici mesi, e questo a Frontiers non andava troppo bene, perché il loro schedule era già piuttosto fitto. Stavolta il rapporto è partito su basi di massima chiarezza e comprensione. Anche nel corso delle lavorazioni, quando a metà delle registrazioni mio padre è venuto a mancare, Serafino e i ragazzi della label mi sono stati vicini anche con la comprensione, senza mettermi nemmeno per un attimo sotto pressione. Avrei ricominciato a lavorare quando me la sarei sentita, come in effetti è successo.”

Era già stato composto ‘Gothica’ quando avete firmato per Frontiers?
“Parzialmente. Sai che io scrivo sempre musica, e che in pratica sono avanti di diciotto o venti mesi rispetto a quello che poi viene rilasciato. Tra mp3 e hard disk interi, ho decine di canzoni abbozzate sparse per casa, che poi a volte recupero, riprendo, modifico… Di ‘Gothica’ possiamo dire che sette pezzi su dieci erano già stati scritti più o meno completamente, mentre gli ultimi tre sono nati quando le cose erano più definite.”

Come è nato un titolo come ‘Gothica’? Arriva per rispecchiare l’atmosfera dei pezzi, o al contrario, è stato lui ad influenzare in qualche modo le sonorità del disco?
“La verità sta nel mezzo, come spesso accade. Avevamo già scritto due o tre pezzi, come ‘The Grail’ e soprattutto ‘Jekyll and Hyde’ e ‘La-Luna Dra-Cu-La’ . Dann ed io abbiamo ragionato sul fatto di esserci ispirati a due capolavori della letteratura gotica, e il titolo ci è venuto naturale in quel momento. Il disco non è un concept, assolutamente, ma possiamo dire che un certo tipo di temi e atmosfere tornano in quasi tutti i pezzi del disco, e per questo il titolo è assolutamente azzeccato.”

Ti piace questo periodo storico e artistico?
“Assolutamente sì, trovo che sia uno dei più interessanti nella storia dell’arte. E’ un periodo in cui la fantasia ha avuto molto spazio, conseguenza della maggior libertà che si stava affermando, a livello di costumi e di comportamenti. Libri come ‘Dracula’ di Bram Stoker e ‘Jekyll and Hyde’ di R.L. Stevenson hanno cambiato il modo di scrivere, con le loro atmosfere oscure e inquietanti. Non a caso tante di queste storie sono state poi riprese dal cinema, anche rispetto ai film i libri hanno sempre una marcia in più perché ti permettono di immaginare le scene come le vuoi.”

Sei un lettore appassionato?
“Certo, leggere è uno dei miei passatempi preferiti, ogni volta che ho un momento libero e non sono occupato con la musica. C’è chi guarda la TV o si mette al computer, io leggo. L’unico rischio è quello di appassionarsi tanto a quello che leggi da fare le 2 del mattino senza nemmeno accorgersene!”

Già con ‘Albion’ e ‘Isla De Muerta’ i Ten avevano riscoperto il periodo migliore della loro storia. ‘Gothica’ ora prosegue in modo evidente su questo percorso…
“Hai ragione a chiamarlo percorso. I due dischi che l’hanno preceduto vanno considerati più o meno insieme, parte della stessa evoluzione. I riscontri dei fan ci hanno portato verso ‘Gothica’, che non è che l’evoluzione logica della band. Stiamo man mano riscoprendo l’essenza dei Ten, quella che con dischi come ‘The Name Of The Rose’ e ‘Spellbound’ ha permesso di stabilire il nome della band sulla scena. Un passo avanti in questo senso è stato l’innesto della terza chitarra, che ha di nuovo irrobustito il nostro sound, anche e soprattutto pensando al live. Il suono è più compatto, le possibilità che si aprono sono superiori, e anche quando le due soliste duellano c’è sempre una ritmica molto solida  sotto. Il suono è compatto, legato alle nostre origini ma non datato. E questo dipende molto dal suono delle chitarre. Quando hai un solo songwriting nella band riesci a essere più focalizzato, ma il rischio è di ripetersi. Quando scrivono tutti il rischio è l’opposto, ed è quello di perdere il filo. Credo che i Ten di oggi abbiano trovato il giusto equilibrio, tra le mie composizioni e le sonorità di tutti.”

Una cosa che non è cambiata nel tempo è la tua prolificità…
“Come ti ho detto, scrivo musica praticamente in continuazione. Così quando mi trovo a lavorare su un disco nuovo ho sempre una buona base da cui partire. Stavolta le idee di partenza erano diverse decine, e questo ovviamente permette di lavorare sulle idee migliori. Il difficile è magari scegliere tra così tante opzioni, ma alla fine ce l’abbiamo fatta.”

Tornando alle chitarre, è indubbio che una buona parte del successo dei Ten sia dovuta anche al suono super-riconoscibile dei vostri dischi migliori – con Vinny Burns ai tempi, con Dann, John e Steve ora…
“Da un certo punto di vista potrebbe dipendere dal modo di registrare le ritmiche che abbiamo sempre avuto, doppiandole in stereo sui due canali, destro e sinistro. Questo dà una certa compattezza al suono, e permette poi di spaziare con la solista e le melodie. Poi,sia Vinny allora che John e Dann adesso, sono chitarristi molto classici, legati al classico hard rock degli anni Settanta e con un ottimo tocco melodico. E questo conta, quando si tratta di riconoscere le canzoni. Di certo, i classici dischi dei Ten e questi ultimi hanno in comune un forte focus sulle chitarre.”

Ti sei già messo in testa quali potrebbero essere i futuri cavalli di battaglia live contenuti in ‘Gothica’?
“Guarda, abbiamo fatto qualche settimana fa una prima prova proprio dedicata ai pezzi nuovi, ma dobbiamo ancora chiarirci bene le idee. Ovviamente, ognuno ha i suoi preferiti, ma credo che almeno quattro o cinque entreranno in scaletta. Il nostro problema è quello di tutte le band con una storia come la nostra: cosa togliere dalla setlist per far entrare i pezzi nuovi? Non lo sappiamo ancora, ma dovremo certo scendere a compromessi, ed è anche per questo che vorremmo organizzare presto un vero e proprio tour, per avere più tempo a disposizione. Tornando ai pezzi, ora come ora ti direi ‘The Grail’ e ‘Jekyll and Hyde’, che è il secondo singolo del disco. Poi ‘La-Luna Dra-Cu-La’, che ha una melodia molto immediata, e magari ‘Travellers’, che è più rockeggiante. Ma come detto, è tutto da vedere…”

Ma quando vi si potrà rivedere on stage? Ci sono già piani concreti in questo senso?
“Non a breve, perché prima la Frontiers deve rilasciare la nostra ‘Opera Omnia’ che, come dice il nome, è una raccolta di tutto quello che abbiamo pubblicato fino a ‘Gothica’. Ci saranno tutti i dischi, ma anche B-side e live track. Abbiamo già consegnato tutto, ora spetta a Frontiers pubblicarlo, anche se il lavoro non sarà per forza breve perché ogni aspetto sarà curato al massimo. Non c’è una data precisa, l’idea è di pubblicarlo nel corso dell’autunno. E poi vorremmo andare in tour, così possiamo dare spazio sia al materiale vecchio che a quello nuovo. E’ presto per dare elementi concreti, ma i contatti ci sono, e l’idea è quella di un tour importante in giro per l’Europa.”

Mettiamo un attimo da parte i Ten per parlare del tuo progetto ‘Once and Future King’, uscito in due distinti CD nel 2003. C’è l’idea di ristamparlo?
“Non c’è nulla di concreto, anzi ne avevo parlato a Frontiers ma al momento la cosa non è in programma. Preferiscono concentrarsi sui Ten, e in fondo ha anche un senso. Quello che ti posso dire è che sto lavorando a una sorta di nuova opera rock, diversa ma simile nello spirito, che però avrà tempi più lunghi di pubblicazione. Mi piacerebbe fare qualcosa che potesse essere rappresentato dal vivo, magari a teatro, con costi relativamente contenuti. Non per forza una mega produzione come Avantasia, per intenderci. Su ‘Once and Future King’ posso dirti che ai tempi un producer belga aveva provato a portarci on stage a Wacken, ma poi le cose non hanno funzionato. E’ stato un peccato, è un progetto che ancora mi è molto a cuore, ed è bello che qualcuno lo ricordi ancora. Grazie!”

Discografia:
X (1996)
The Name of the Rose (1996)
The Robe (1997)
Never Say Goodbye (1998)
Spellbound (1999)
Babylon (2000)
Far Beyond the World (2001)
Return to Evermore (2004)
The Twilight Chronicles (2006)
Stormwarning (2011)
Heresy and Creed (2012)
Albion (2014)
Isla De Muerta (2015)
Gothica (2017)

Line-up:
Gary Hughes – voce
Dann Rosingana – chitara
Steve Grocott – chitarra
John Halliwell – chitarra
Darrel Treece-Birch – tastiere
Steve Mckenna – basso
Max Yates – batteria

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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