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TAU CROSS – ‘Pillar Of Fire’

Se mischiassimo Joey Division, Motorhead, Killing Joke, Black Sabbath, i Darkthrone in modalità “crust” e massicce dosi (e soprattutto attitudine) hardcore punk? Forse uscirebbe una schifezza, o forse un capolavoro. Michel “Away” Langevin, dei mitologici Voivod (ormai assurti a divinità), ci aveva già provato nel 2015, con i Tau Cross ed il loro debutto auto-intitolato, un disco assolutamente geniale. Non fece tutto da solo il nostro storico batterista, visto che in questa band c’è una altro nome “pesante” della nostra musica preferita: Rob “The Baron” Miller, bassista e voce, tra i padri del crust punk/metal (il demo dei suoi seminali Amebix risale al 1979!). Cosa succede ora? Che il successore di quel disco di successo arriva con tutto il suo singolare sound. Il “barone” caratterizza il disco con la sua voce particolare, passando da un cantato nicotinico figlio bastardo dell’ugola di Lemmy, a tonalità notturne e ottantiane, che puzzano di Nick Cave eThe Mission. Difficile descrivervi la musica che ascolterete se premerete il fatidico tasto “play”. Parti indiscutibilmente metal, ai limiti del classic, si innestano perfettamente nelle strutture dei brani e innescano una serie di cambi di tempo e di atmosfera così naturali da sconvolgerci. Insomma, nel bel mezzo di un brano tirato e “ignorante” (per quanto Away possa comporre musica ignorante) ci si ritrova con un giro di basso da far invidia ai Sisters Of Mercy e con un cantato baritonale e figlio della new wave inglese. Esplicativa in tal senso la titletrack, un bellissimo pezzo che fa accapponare davvero la pelle, tra percussioni, chitarre acustiche e una linea vocale da brividi. ‘Killing The King’ è un altro brano dall’arrangiamento geniale e dalla scrittura unica. Un disco che a nostro avviso è un gradino sotto il debutto, ma che dimostra che i geni della nostra musica riescono sempre e comunque a re-inventarsi e proporre (incredibilmente) ancora qualcosa di nuovo e in grado di stupirci. ‘A White Horse’ ha un cantato sofferto, ai limiti del depressive black metal, dove un riffing estremamente efficace viene supportato dalle tastiere. Con ‘The Big House’ sembra quasi di sentire Nergal con il suo progetto country-dark prima che chitarre metal siano i muscoli sopra uno scheletro dark rock che si lancia in un finale da brivido, dove la doppia cassa di Away gode di un tappeto psichedelico. Vedete che non si capisce nulla a parole? Sono da ascoltare questi maledetti geni, sono da ascoltare fino all’ultima canzone, una straziante ‘What Is A Man’, la riprova di come questo disco sia profondamente notturno, da gustare in silenzio, da soli, fumandosi un intero pacchetto di sigarette.

Tracklist:
01. Raising Golem
02. Bread And Circuses
03. On The Water
04. Deep State
05. Pillar Of Fire
06. Killing The King
07. A White Horse
08. The Big House
09. RFID
10. Seven Wheels
11. What Is A Man

Line-up:
Rob “The Baron” Miller – voce, basso
Andy Lefton – chitarra
Jon Misery – chitarra
James Adams – tastiere
Tom Radio – basso
Michel “Away” Langevin – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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