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TANKARD – L’anteprima di ‘One Foot In The Grave’

Se c’è una band che nel corso degli anni ha mantenuto una costanza davvero degna di nota nel livello della propria produzione musicale, questa sono i TANKARD. Al di là della loro immagine scanzonata, i thrasher di Francoforte hanno mostrato nel tempo di aver sempre preso la propria musica con la massima serietà. Il 2 giugno prossimo uscirà il loro nuovo ‘One Foot In The Grave’, e grazie alla Nuclear Blast abbiamo la possibilità di ascoltarlo in anticipo. Ecco le nostre impressioni a caldo:

tankard onefoot cd

‘Pay To Pray’ – Tocca alla chitarra di Andy dare il la al disco, prima che il pezzo di sviluppi in una classica e frenetica cavalcata alla Tankard, corredata di testo corrosivo, dedicato ai falsi manipolatori religiosi. Il brano è incalzante, degno della posizione che occupa sul disco, e sarà di certo uno degli highlight della prossima stagione live;

‘Arena Of The True Lies’ – E’ il primo lyric video del disco, ed è un pezzo relativamente immediato, dal feeling vagamente rolleggiante. Il refrain è azzeccato, ti entra in testa al primo ascolto, anche se il brano non appare per nulla banale, ed è corredato da un guitar solo particolarmente riuscito di Andy, prima lento e melodico, poi più veloce;

‘Don`t Bullshit Us!’ – Niente stronzate, dicono i Tankard, e chi meglio di loro può prendere sul serio un’affermazione del genere? Brano diretto e veloce, che rallenta nel bridge per poi accelerare nuovamente nello sgrammaticato refrain, scandito da Gerre in modo quasi giocoso. Potente e senza fronzoli, come da tradizione della band;

‘One Foot In The Grave’ –  La title-track si apre in modo atmosferico, con una melodia epica che porta a un primo riff classicamente heavy metal, prima della consueta accelerazione “made in Frankfurt”. Un altro refrain super immediato, per un brano che mantiene comunque radici classic per tutto il suo svolgimento. Top!

‘Syrian Nightmare’ – Le cose paiono farsi serie, e non solo per il tema che il titolo lascia immaginare. Come nel pezzo che l’ha preceduto, anche qui i Tankard mostrano evidenti le loro radici classic, senza scordarsi di essere una delle band più corrosive della scena thrash internazionale.

‘Northern Crown (Lament Of The Undead King)’ – Il titolo farebbe pensare a una lunga traccia epic metal, ed effettivamente il brano si apre su sonorità epiche e dilatate, prima che le cose prendano la piega consueta. Il refrain corale ricorda una versione più sporca dei Grave Digger, con un risultato complessivo che lascia qualche perplessità. Nessun dubbio invece sull’ennesimo, ottimo guitarwork firmato da Andy Gutjahr.

‘Lock`Em Up!’ – Quasi come contraltare, un pezzo diretto ed immediato, quasi elementare nella sua struttura, con un refrain tanto marcato quanto lineare.  Il classico pezzo di impatto, che potrebbe funzionare molto bene dal vivo, ma che in fondo non aggiunge nulla, né a questo disco né alla storia dei Tankard.

‘The Evil That Men Display’ –  Il titolo richiama i Maiden, ma il brano resta decisamente lontano da ogni influenza più classica o elaborata. Altra classica traccia di impatto, decisamente più riuscita rispetto a quella precedente, con un tocco rolleggiante che non guasta per nulla. Ritmiche in bella evidenza per un pezzo assolutamente riuscito, la prova che i Tankard sanno ancora convincere facendo quello che fanno da anni – pestare sodo;

‘Secret Order 1516’ – Titolo enigmatico, per un brano che si apre con una intro orchestrale ed oscura, alquanto atipica per i Tankard. Tanto che il passaggio al classico assalto sonoro avviene quasi all’improvviso, ed il pezzo si trasforma in una classica galoppata thrasheggiante, costruita su ritmiche incalzanti e rifinita da linee melodiche corali e davvero marcate. Non per forza immediata ma convincente, anche per un coro fori dagli schemi e per l’ennesima ottima prova di Andy alla chitarra;

‘Sole Grinder’ – Le tre note che aprono il pezzo richiamano il classico heavy metal ottantiano e tornano più volte nel corso del brano, che invece si sviluppa su classiche coordinate sonore Tankard-iane, nel segno un thrash melodico sfrontato e corrosivo. E’ il pezzo che chiude il disco ma avrebbe potuto aprirlo, per carica e immediatezza. E di certo ne risulta tra i momenti migliori, al netto della mini-sorpresa finale che però qui non sveliamo…

tankard-2017

 

Il primo commento di insieme a ‘One Foot In The Grave’ è quasi scontato: è un disco dei Tankard, nel bene e nel male. Ha tutti i trademark della band tedesca, dalle accelerazioni improvvise fino a parti chitarristiche di ispirazione melodica. E’ un disco ricco di melodie, dove forse i cori sono più marcati rispetto al passato, ed è un disco ricco di energia, come del resto da Gerre e compagni è sempre lecito attendersi… I fan della band lo ameranno, tutti gli altri si divertiranno comunque… Appuntamento a giugno allora!

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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