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TAAKE – ‘Kong Vinter’

Quale miglior modo di addentrarci nella stagione oscura se non ascoltando un album dei norvegesi Taake? Sette tracce per questo settimo album nato dal cuore e dalle mani di Hoest che non si avvale di alcun session per le registrazioni e fa tutto da solo come nella migliore tradizione black metal. Un album tradizionale quindi? Assolutamente no. Un album innovativo? Idem con patate. ‘Kong Vinter’ si apre con un il classico brusio di fondo che si avverte quando si registra in presa diretta chitarra/ampli/pc. Dopo qualche secondo parte uno di quei ritmi preregistrati che possiamo trovare in una qualsiasi pedaliera Boss. Ecco, le premesse per un album di merda ci sono tutte, non trovate? E invece no, ‘Sverdets Vei’ si apre di botto catapultandoci in quel mondo che tanto ci è caro fatto di nebbia, di notti gelate e di passeggiate solitarie. La potenza del brano ricorda qualcosa del passato ma allo stesso tempo fa presagire una nuova svolta nel songwriting di Hoest, come pure l’intro della successiva ‘Inntrenger’, forse il brano più Taake del lotto ( o del setto), melodico e aggressivo allo stesso tempo. Il duo ‘Huset i Havet’/‘Havet i Huset’ (la casa del mare e il mare in casa) porta con se un forte carico emotivo che si rivela sia nell’intensità della prima che nella profondità atmosferica della seconda. Attraverso l’ossessiva ‘Jernhaand’ e l’allucinatoria ‘Maanebrent’, arriviamo a ‘Fra Bjoergegrend mot Glemselen’, la perfetta conclusione per un album a tratti imprevedibile come ‘Kong Vinter’: dieci minuti di digressioni sul tema per lo più strumentali, durante i quali i classici gelidi riff si rincorrono con eleganti melodie vintage. Sebbene a tratti pecchi di troppa autoindulgenza, alcuni momenti il genio dietro alle composizioni ci si rivela in tutto il suo splendore: il marchio di fabbrica dei Taake, seducente e ammiccante, è sempre dietro l’angolo… camuffato dietro drappeggi atmospheric e prog, nell’incessante ricerca di innovazione di quel black metal della seconda ondata che nessuno sa più fare così bene.

Tracklist:
01. Sverdets Vei
02. Inntrenger
03. Huset i Havet
04. Havet i Huset
05. Jernhaand
06. Maanebrent
07. Fra Bjoergegrend mot Glemselen

Line-up:
Hoest – tutti gli strumenti

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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