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SYN ZE ȘASE TRI – ‘Zăul Moș’

In un altro tempo, su un altro web magazine, chi vi scrive recensì questi romeni liquidandoli come una versione transilvana dei ben più noti Dimmu Borgir. Voce black, tastiere onnipresenti e tanta magniloquente epicità… più o meno riuscita. Formati nel 2007 ad opera di Corb (già con i Negură Bunget), Hultan e Strigoi, i Nostri tornano con una formazione differente, ma la stessa voglia di narrarci storie di boschi, riti pagani e lupi. Devo dire di essere partito con il piede sbagliato, con diversi preconcetti e in testa il pensiero della battuta (pessima) con la quale conclusi quella vecchia recensione: Syn Ze Șase Tri… lupo ululà. Torno immediatamente serio non appena premo l’ormai virtuale tasto “play”, perché devo ammettere che la band ha sicuramente aggiustato il tiro, togliendo dalla propria già pesante armatura tonnellate di tastiere e sopratutto prendendo le distanze dalla band di Shagrath. Non sono più gli autori di ‘Stormblåst’ (Cacophonous Records, 1996) i principali ispiratori della band di Timisoara, e neppure gli immensi Emperor. I Syn Ze Șase Tri ormai suonano un metal che di estremo ha solo l’approccio vocale, ora death metal, ora black oriented, mentre tutto l’endoscheletro musicale è un furioso folk metal di chiara ispirazione pagana. Strumenti acustici, cori onnipresenti e un appeal epico estremamente presente e galvanizzante. Si, si tratta di un bel disco, con brani come la conclusiva ‘În Pîntecu Pămîntului’ che rappresentano il sunto dello Syn Ze Șase Tri pensiero. Cavalcate metalliche, cori, flauti, corni… insomma la voglia di abbandonare le cuffie, afferrare una spada (chi di noi non ne possiede una? Dai!) e razziare il vicino villaggio è davvero molta. Classiche linee chitarristicamente balck metal sono ancora presenti nella feroce ‘Dîn Negru Gînd’, una canzone che mette insieme black sinfonico e blackened death, il tutto in salsa epic folk. Un casino eh? Ascoltate il disco e tutto vi sarà chiaro. Nelle vostre visioni indotte dalla nostra droga musicale (il metal), vedrete le foreste dei Carpazi, la neve, le rovine di qualche insediamento umano… vedrete sopratutto lupi, quei lupi sempre presenti nella copertine della band e nei loro epici slogan (“follow us under the sign of the wolf”). ‘Zăul Moș’ (in italiano: “il vecchio dio”) è stato ancora una volta mixato presso gli Studio 73, in Italia, e lo splendido artwork è opera dei Darkgrove Studio finlandesi (Manowar, Stratovarius, Korpiklaani). Un bel disco, ricco di stratificazioni che sfoglierete una ad una a ogni ascolto, come se leggeste un libro antico, un libro che narra di antichi guerrieri romeni che affiancati dai lupi combattono il nemico, avanzando ed affondando nella neve alta, caricati dal suono dei tamburi e dei corni. Maschia esaltazione.

Tracklist:
01. Tărîmu De lumină
02. Dîn Negru Gînd
03. Solu Zeilor
04. De-a Dreapta Omului
05. Zăul Moș
06. Plecăciune Zăului
07. Urzeala Ceriului
08. Cocoșii Negri
09. În Pîntecu Pămîntului

Line-up:
Șuier – voce
Corb – chitarra, voce
Moș – chitarra
Dor – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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