Loud Reports

SWEDEN ROCK 2016 – Il report e le foto del festival @ Norje (SWE) – 08 + 11.06.2016

Per la quarta volta rieccomi nuovamente allo SWEDEN ROCK FESTIVAL, a mio avviso uno tra i festival rock/metal di questa portata meglio organizzati. Quest’anno incorriamo nel 25° anniversario, e non mancano ovviamente le band d’eccezione. Su tutte gli headliner dei rispettivi giorni sono BLIND GUARDIAN, QUEEN, TWISTED SISTER, che lasciano con questo tour di addio, e Sabaton. Ovviamente non possiamo scordare neanche band come KING DIAMOND ed AVANTASIA, e nell’arco del festival ci sarà si qualche sorpresa, ma anche qualche piccola delusione.

L’edizione di quest’anno a livello personale comincia in modo decisamente più rilassato rispetto alla precedente: viaggio in nave da Helsinki sotto il cielo notturno ancora illuminato dal tramonto, e dopo qualche ora di treno in Svezia eccomi nuovamente nelle vicinanze di Sölvesborg. Giusto in tempo per montare la tenda prima che si faccia sera. I miei primi due giorni di permanenza saranno dunque focalizzati nel godermi l’atmosfera festaiola dei campeggi che circondano l’area festival.

Mercoledì 8 giugno

Dopo aver digerito la notizia che le docce più vicine si trovano a circa 3-4km di distanza, e in seguito ad una abbondante colazione a base di carne grigliata, inizia quella che é la giornata più tranquilla dell’intero festival. Come da tradizione i due palchi principali non sono ancora pronti, e con la giornata dunque in formato ridotto c’é tutto il tempo di girovagare per la zona facendo nuove conoscenze, scattando qualche foto, e con mia sorpresa guadagnandosi nel processo qualche birra gratis (non male l’ospitalità Svedese!).
Così la mia prima band del festival é KING WITCH, doom metal dalla Scozia, cosa che mi aveva incuriosito durante il viaggio ed ero perciò determinato a non mancare. L’impressione é particolarmente positiva: la cantante Laura Donnelly ha un buon carisma, ed il loro sound mi ricorda un po’ i primi Candlemass (voce femminile a parte, ovviamente). Il che non può certo essere male.
A volte capita di essere nel posto giusto al momento giusto, almeno se vi piace il “Clown Metal” degli SKITARG! A quando pare vestirsi da clown in Svezia sta diventando un po’ una moda, io do’ la “colpa” agli Avatar. Per quel poco che riesco a vedere prima di avviarmi verso lo show dei Diamond Head, la formazione Svedese ricorda un po’ i Finlandesi TURMINION KATILOT a livello visivo, non molto nella musica. Il pubblico é decisamente scatenato, facendo intuire che la band, al suo decimo anniversario, vanti un buon numero di seguaci. In un certo senso quasi mi spiace allontanarmi da questo gruppo di clown con palloncini colorati, costumi che ricordano vagamente il pagliaccio killer dei film di Rob Zombie, e gadget vari tra cui spunta un dildo di gomma.
Ha toni decisamente più seri il concerto dei DIAMOND HEAD, anche se tutta la band suona con sorriso sulle labbra. I Rasmus Bom Andersen non se la cava male come frontman, e ruba spesso la scena a Brian Tatler e compagni. La serata comunque deve ancora scaldarsi e nonostante mi sarei aspettato un qualcosina di più non mi posso lamentare quando arrivano ‘Lightning To The Nations’ ed ‘Am I Evil?’.
Un’ottima scelta per la pausa pranzo, o meglio cena, é il concerto degli AMARANTHE sullo Sweden Stage, mentre aspetto con calma l’arrivo di GRAHAM BONNET dalla parte opposta.
Il tempo passa per tutti, forse per Bonnet più lentamente che per altri, perché il sessantottenne singer Inglese pare in grande spolvero, e parte alla grande con classici dell’era Rainbow (‘Eyes Of The World’, ‘All Night Long’) ed Alcatrazz. Il tempo é per me tiranno perché nel giro di pochi minuti inizia una delle band che attendevo di più di tutta questa edizione del festival, ma in questi attimi la Graham Bonnet Band mi convince eccome. Spero di avere un’altra occasione per godermi il suo progetto solista con più calma!
Da almeno sette anni non vedevo i TRIBULATION dal vivo. La band death/black metal Svedese allora era molto diversa a livello di immagine, ma anche di stile, pur sempre tecnico ma non a livello quasi virtuosistico. Il loro penultimo disco, ‘The Formulas Of Death’ (uscito nel 2013), rimane per me un gran capolavoro, ed il suo successore, più acclamato dalla critica anche se personalmente non a livello del precedente, continua su quella linea. Negli anni i quattro si sono costruiti una certa fama all’interno del loro genere, ed ancora una volta rimango impressionato dalla loro prestazione dal vivo. Davanti a questa manifestazione di oscura violenza, in tema quasi vampiresco, anche il resto del pubblico si scatena nelle prime file, e la tenda del Rockklassicker stage é piena. Quando arriva il momento della conclusiva ‘When the Sky Is Black with Devils’, non sembra neppure sia passata un’ora. Un momento… é ora di correre verso i BLIND GUARDIAN!
I bardi hanno il compito di chiudere questa prima giornata, mentre la serata inizia a farsi fredda qui a Norje (sempre colpa del vento). Da parte mia ricordavo ancora una grande prestazione a Helsinki durante il tour di supporto a ‘Beyond The Red Mirror’. Questa sera invece Hansi e compagni sembrano un po’ sottotono (o forse quella volta erano stati davvero eccezionali!). André é forse il più ispirato mentre il resto della band pare faccia il suo onesto lavoro ma nulla più del dovuto.
Non mancano i classici, ma la risposta del pubblico, vista anche la temperatura, é più fredda di quanto ci si possa attendere. Da parte mia sono comunque soddisfatto di poter vedere ed ascoltare ancora una volta dal vivo una band che mi porto dietro da quando ero un teenager metallaro alle prime armi. Il freddo si fa più intenso quando la folla inizia a disperdersi, e quasi coi brividi vado a rintanarmi in tenda per cercare di recuperare quel tanto che basta di energie per poter sopravvivere al giorno seguente, che sarà decisamente più intenso.

Giovedì 9 giugno

Primo dei tre giorni di fila con inizio alle 12. Almeno per il sottoscritto. Oggi per colpa dei LORDI, che non suonavano da diversi anni qui in Svezia, e vengono accolti calorosamente dai loro fans nonostante su ammissione stessa del cantante, la band non si sia mai esibita così presto nella sua storia. Sono lontani i tempi dell’Eurovision di dieci anni fa, ma in questo momento il gruppo Finlandese si sta evolvendo e rinnovando, con quella voglia di far sapere che esistono ancora. Parte dunque l’intro (‘God Of Thunder’ dei KISS) ed o cinque fanno il loro ingresso nei classici costumi da mostro.
In effetti il pubblico é ben più numeroso di quanto mi aspettassi, e tra i siparietti di rito di Mr. Lordi il concerto fila piuttosto liscio, incentrandosi sul materiale più recente ma senza trascurare i classici come ‘Hard Rock Hallelujah’ o ‘Devil Is A Loser’.
Rimane comunque abbastanza tempo per dividersi tra questo palco e lo Sweden Stage, dove troviamo i THE KENTUCKY HEADHUNTERS. Un po’ di Southern Rock non fa mai male (l’anno scorso era toccato ad esempio ai Molly Hatchet), e la band, ora ridotta ad un 4-piece, é ancora una delle poche che può vantare tre membri originali. Devo dire che l’atmosfera nel sentire questo genere di musica dal vivo é sempre più rilassata rispetto ai miei soliti standard, ed anche la band (tra cui spicca il barbuto batterista con il berretto da Davy Crockett) si diverte e fa divertire. Ma già non c’é un attimo di pausa in questa seconda giornata, ed una delle band più convincenti di oggi inaugura il palco principale. Parliamo degli HALESTORM dei fratelli Lzzy ed Arejay Hale. Confesso di aver visto la band per la prima volta solamente pochi mesi fa, ma già allora rimasi sorpreso dalla personalità e dal carisma di Lzzy, che prese subito le redini dello show davanti ad un locale strapieno. Anche oggi la band dimostra di che pasta é fatta e richiama una folla scatenata sotto il sole di questo primo pomeriggio estivo. ‘I Am The Fire’, ‘Unapologetic’, ‘I Like It Heavy’, sono solo alcune delle hit che riecheggiano in tutta l’area, e c’é spazio anche per il’assolo di batteria di Arejay. Non c’é che dire, Lzzy si conferma una trascinatrice, nonché a quanto pare anche role-model delle ragazzine in prima fila, e mostra le sue doti di musicista destreggiandosi fra vari strumenti.
Girandomi mi chiedo come mai ci sia all’improvviso tutta questa gente: é l’effetto “MOTLEY CRUE”, con il pubblico che si accalca davanti al Lemmy Stage (ex-Rock Stage) per i SIXX:A.M.
A dire il vero non sono mai stato un gran fan dei Motley, né tantomeno di Nikki Six. Tuttavia i quattro – assieme alle coriste Amber Vanbuskirk e Melissa Harding sanno però il fatto loro sul come dare spettacolo per i loro fans. DJ Ashba sembra indemoniato, e James Michael si trova alla perfezione nel ruolo di cantante di questa band. Nessuna cover dei Motley, in una scaletta tutta di materiale originale. Anche perché il nuovo disco, ‘Prayers For The Damned Vol.1’, é uscito da poche settimane. Fatto il mio dovere corro subito verso generi musicali a me più consoni: LG Petrov ed i suoi ENTOMBED A.D. Senza addentrarsi nelle dispute legali della band, basti sapere che la band attuale, grazie all’aggiunta del nuovo chitarrista, suona ancora più pesante e solida. Inoltre la nuvola di polvere che si scatena davanti al palco é testimonianza di un mosh pit degno di nome (non mancherà il sangue). Insomma ENTOMBED o ENTOMBED + A.D., i nostri eroi non deludono mai, offrendo un’ora abbondante di Death Metal con le palle.
Finalmente pausa! Riesco a staccare la spina per un paio d’ore, mangiare, e visitare nuovamente i campeggi in cerca di gente interessante con cui scambiare quattro chiacchiere. Giusto il tempo di godersi un po’ il pomeriggio prima di tornare dentro l’area festival, incuriosito dal rock psichedelico dei THE PRESOLAR SANDS. La band di Stoccolma deve ancora farsi un nome, ed il palcoscenico dello Sweden Rock sembra il posto giusto per l’occasione. Il quartetto é composto da due ragazzi e due ragazze, e la loro offerta ci riporta indietro agli anni ’60 con sonorità più classicamente tradizionali rispetto a tanti gruppi odierni del genere. A tratti la band richiama alla mente persino gli HAWKWIND – forse il primo nome a venirmi in mente anche perché questi ultimi si esibiscono il giorno successivo.
Subito dopo tocca invece ai più “blueseggianti” GRAVEYARD, tenuti in gran considerazione dal loro pubblico di casa. Il loro ultimo record, ‘Innocence and Decadence’, é passato piuttosto inosservato al sottoscritto. In effetti dopo il successo del secondo album la band pare aver perso un po’ ispirazione. O almeno é la mia impressione, anche a giudicare da un concerto che ha poco da dire, e che probabilmente non si adatta granché all’atmosfera soleggiata del palco in questo caldo pomeriggio.
Prima dei pezza da novanta della giornata, una breve parentesi al Rockklassiker Stage mi permette di dare un’occhiata ai SERPENT, che dopo aver confuso dal nome per una band completamente diversa, scopro essere un trio di ragazzi Svedesi autori di un heavy/doom metal vecchio stampo descritto come un incontro tra BLACK SABBATH e PENTAGRAM. Questi ragazzi sono giovani ed hanno strada da fare, ma meglio ricordarsi il nome e tenerli sott’occhio.
Arriviamo così al primo dei grandi gruppi della serata quando un gigantesco telo raffigurante la copertina di ‘Repentless’ (in bianco e nero) introduce gli SlLAYER. Araya ormai fa un po’ l’impressione di un nonno del thrash metal, sempre sorridente e che mette un po’ di buon umore, mentre Gary Holt da un lato e Kerry King dall’altro si destreggiano con le rispettive chitarre. Ad essere sincero non mi aspettavo molto dalla band, che al giorno d’oggi stenta in genere a ritrovare quella forma che contraddistingueva il loro periodo migliore. Molti i nuovi brani in scaletta, ma l’attenzione é ovviamente rivolta ai classici, su tutte ‘Seasons…’, ovviamente ‘Raining Blood’, e la conclusiva ‘Angel Of Death’.
Immediatamente dopo gli SLAYER ecco i MEGADETH. Non mi sarei mai aspettato di dirlo, ma Mustaine e compagni fanno un’impressione nettamente migliore degli Slayer. L’arrivo di Kiko Loureiro alla chitarra, ancora più di Chris Adler dietro le pelli, ha davvero portato una ventata di freschezza alla band di LA. Lo stesso Mustaine appare in buona forma, il che accompagna un buon ultimo disco, e il tutto sfocia in uno show più che convincente. Tant’é che quasi mi dimentico di andare a vedere i VANILLA FUDGE, in contemporanea sullo Sweden Stage, di cui riesco ad ascoltare solo le conclusive ‘Dazed And Confused’ (cover di Jake Holmes) e ‘You Keep Me Hangin’ On’ (The Supremes). Troppo poco per esprimere un giudizio.
Ammetto che per me i QUEEN non sono i Queen quando alla voce c’é Adam Lambert (senza nulla togliere al suo talento di musicista). Non potendo fotografare la band in seguito alla notizia che la crew avrebbe bloccato in modo non troppo educato chiunque tentasse di fotografare dal pubblico, ho colto l’occasione per ignorare quasi completamente la band inglese, ed andare invece a visitare il 4Sound Stage per uno show speciale dei Norvegesi MAYHEM. Il palco trincerato nel filo spinato, così come l’asta del microfono, annuncia l’arrivo della formazione di Necrobutcher e soci, con una piccola differenza: per l’occasione invece di Attila troviamo alla voce una vecchia conoscenza: Sven-Erik “Maniac” Kristiansen, con la band nell’epoca di ‘Deathcrush’ e successivamente dopo la morte di Euronymous, negli anni di ‘Grand Declaration of War’ e ‘Chimera’. Inutile dire che é sul materiale di questi album che si concentra la serata. 14 i brani in totale per 75 minuti di vetriolo e guerriglia sonora. I miei complimenti però vanno al tizio in prima fila che mentre tutto il pubblico gridava “Mayhem! Mayhem!” si é messo nel mezzo a gridare “Iron” a sua volta. Inutile dire che Necorbutcher non l’abbia presa bene, facendogli segno di andarsene via senza mezzi termini o espressioni troppo eleganti. Ad ogni modo non mi sono certo pentito di aver perso gran parte dei Queen, ed il finale con ‘Pure Fucking Armageddon’ e la conclusiva outro (registrata) ‘I Put a Spell On You’ ha un suo ché di memorabile.
Per chiudere la serata in bellezza non poteva esserci niente di meglio che il re diamante in persona. Senza mezzi termini lo show di oggi di KING DIAMOND sarà alla fine nella mia top 3 di questo Sweden Rock 2016. Il fatto poi che il concerto comprenda ‘Abigail’ suonato per intero é un ottimo incentivo per rimanere incollati al palco il più a lungo possibile. Partiamo però da ‘Welcome Home’, in cui ovviamente la vecchia nonnina di ritorno a casa fa la sua comparsa, seguita da ‘Sleepless Nights’ ed ‘Halloween’. Il re riesce ancora una volta a sorprendere per quanto sia in buona forma, e mette in scena ancora una volta uno spettacolo sia per l’udito che per la vista. Andy e Mike alle chitarre fanno anche loro bella figura, e nell’insieme si vede che con tutti gli show di questi ultimi anni la band é ben rodata nella sua routine. Dopotutto si parla di veri professionisti. Ecco quindi che dal repertorio MERCYFUL FATE arrivano ‘Melissa’ e l’immancabile ‘Come To The Sabbath’. Da qui in poi é tutto ‘Abigail’, dall’inizio alla fine. E devo ancora ribadire quanto sia straordinario vedere King Diamond in forma impeccabile, sopratutto dopo i problemi di salute che lo avevano tenuto lontano dalla scena fino a non meno di quattro anni or sono. Un’ottima conclusione di serata, e per una buona volta come fotografo posso apprezzare il fatto che non ci fosse quella stramaledetta cancellata di fronte al palco come nei tour precedenti.
Di nuovo esausto ed infreddolito, é dunque ora di ritirarsi all’interno del sacco a pelo per la notte. Di nuovo appuntamento per domani a mezzogiorno!

Venerdì 10 giugno

Siamo quasi al giro di boa di questa venticinquesima edizione (i poster di tutte quelle precedenti sono in bella mostra nella tenda del Rockklassiker Stage). Si riparte quindi dagli EPICA di Mark Jansen, capitanati dalla sempre avvenente Simone Simons, quest’oggi in tenuta più “dark” del solito. La posizione così anticipata in scaletta non gioca a favore della band Olandese, che comunque offre un godibile inizio di giornata ai primi temerari che si avventurano nell’area concerti. Tra capelli lunghi al vento – ad eccezione, ricordiamo, del tastierista, che li ha donati per la lotta al cancro – ed un alchimia invidiabile tra i membri della band sul palco, ci sono tutti gli ingredienti per un concerto magari non sopra le righe, ma comunque piacevole, che ci regala anche una piccola anteprima dal nuovo ‘The Holographic Principle’ in uscita a fine Settembre. Finalmente una lunga pausa pranzo, e tra le tante offerte nei vari stand che affollano l’area, decido di mangiarmi un hamburger di struzzo. Devo dire che non mi ha impressionato granché, ma valeva la pena provare, no?
Essendomeli persi cinque anni fa all’Hellfest perché in concomitanza con un altro gruppo, gli HAWKWIND sono una delle band che attendevo con più eccitazione a questo Sweden Rock. Sono anche una di quelle che mi ha deluso di più, non tanto a livello musicale quanto di atteggiamento. Tralasciamo il (comprensibile) fatto che quasi metà del loro set fosse incentrato sul nuovo ‘The Machine Stops’, facciamo magari anche finta di niente sul fatto che Mr Dibs a un certo punto si sia messo a filmare gli altri membri con il suo telefonino e fare selfie (alla faccia degli artisti che chiedono al pubblico di non usare i cellulari). Quello che non mi é affatto piaciuto é il fatto che la band abbia completamente ignorato due cose fondamentali, mostrando mancanza di classe: prima di tutto mi sarei come minimo aspettato una cover di ‘Motorhead’, che non é mai arrivata. Seconda cosa, pur suonando sul Lemmy Stage non ho sentito neanche menzionare il suo nome in tutto lo show (anche se devo ammettere di essermi perso un quarto d’ora per vedere i Loudness).
Tutto ciò, oltre al fatto che la band fosse statica e senz’anima, ha decisamente intaccato l’esibizione. Unica nota positiva la conclusiva ‘Silver Machine’.
Dall’altro lato i giapponesi LOUDNESS invece hanno offerto ancora una volta – da quanto ho visto – una prestazione degna della loro fama dal vivo. Uno dei motivi per cui avevo deciso di dare la priorità agli HAWKWIND era anche il fatto che la band nipponica si sia fatta vedere già varie volte a queste latitudini negli ultimi anni. Ma alla fine me ne sono quasi pentito, ed avrei dovuto prestare più attenzione alla solita performance esplosiva di Akira Takasaki e compagni. Il loro show prende classici da un po’ tutta la discografia, ed a quanto mi é stato riferito in seguito ha conquistato ancora una volta il suo pubblico grazie alla sua travolgente energia live.
Le band si susseguono ancora una volta una dopo l’altra, e dopo un attimo per riprendere il fiato arriva la mia prima occasione di vedere GLENN HUGHES dal vivo. “La cavalcata delle Valchirie” di Wagner introduce il gruppo, facendo da preludio epico ad uno show che non mi sarei aspettato essere così accattivante. Già dalla iniziale ‘Stormbringer’ (Deep Purple) é evidente che la fama di Hughes per la sua voce eccezionale é ben più che meritata. Davvero un piacere ascoltare questo sessantacinquenne esibirsi tra brani dell’era TRAPEZE, assieme ad un paio di brano dei BLACK COUNTRY COMMUNION, ma sopratutto tanto dal periodo Deep Purple. Il finale con ‘Burn’ é la ciliegina sulla torta di questa bella sorpresa pomeridiana qui allo Sweden Rock.
Tanto di cappello poi a LITA FORD subito dopo, che riesce ad assemblare a sua volta uno show più che convincente, e la cover di ‘The Bitch Is Back’ (Elton John) ben rappresenta l’attitudine e la ritrovata carica dell’ex-The Runaways. La sua spiccata personalità conquista immediatamente i fans, a cui offre un repertorio farcito di classici da ‘Lita’, ma anche brani come ‘Cherry Bomb’ (The Runaways, appunto) e ‘Black Lether’ (Sex Pistols). Insomma uno dopo l’altro questi artisti Inglesi ci stanno dimostrando ancora una volta da dove arriva la musica che più ci piace!
Nel mentre valeva la pena fare una breve escursione verso lo Sweden Stage per il concerto di UNCLE ACID & THE DEADBITS. Questo genere di musica però a mio avviso non rende mai il dovuto in sede di festival, e difatti l’atmosfera non é per nulla la stessa e la loro musica semplicemente non si presta all’occasione. Nel breve tempo di fronte al palco é comunque positiva la reazione anche ai nuovi brani come ‘Melody Lane’.
La serata sta per farsi rovente, non tanto a livello climatico, ma si sente che man mano che si avvicina lo show dei TWISTED SISTED c’é un qualcosa di diverso nell’aria. Manca però ancora qualche ora, ed ecco quindi che i FOREIGNER prendono le redini del Festival Stage, scaricando sui presenti una raffica continua di hits. La band é oramai prossima ai quarant’anni di attività, e ci sta in un certo senso che invece di spendere energie sul creare nuovo materiale, si concentri sulle canzoni che l’hanno resa famosa. Kelly Hansen trascina la formazione Newyorkese da vero leader, e riesce a coinvolgere il pubblico appieno, come quando chiede ai presenti di abbracciare la persona al proprio fianco – per la cronaca il sottoscritto aveva le mani occupate a mangiare (viva i lángos ungheresi!). In generale tutta la band, a partire da Mick Jones, é parsa in gran forma, e fa riecheggiare nella mente dei rockers presenti vecchie memorie con ‘Feels Like The First Time’, ‘Juke Box Hero’, e ‘I Want To Know What Love Is’.
Passiamo quindi a qualcosa di ben più vivace, quando arriva il turno dei THE HELLACOPTERS, che tornano qui dopo lo split di otto anni fa. Gli Hellacopters sono una di quelle band che non avrei mai pensato di poter piú vedere con i miei occhi, ed invece eccomi qui oggi davanti a Nicke Andersson, Dregen, Kenny Håkansson, Anders Lindström e Robert Ericsson esibirsi nuovamente assieme. Lontana dai tempi d’oro, la ritrovata band Svedese é però carica quanto basta ad animare i presenti, in uno show incentrato attorno a ‘Supershitty To The Max!’, con qualche sorpresa tra cui anche il nuovo singolo ‘My Mephistophelean Creed’. Insomma, promossi senza riserve.
Ancora una volta quest’oggi mi devo però dividere tra due palchi, essendoci in concomitanza Kai Hansen ed i suoi GAMMA RAY. Non ero molto entusiasta di vedere la band tedesca con l’aggiunta di Frank Beck come cantante. Nulla da togliere a quest’ultimo, ma non é più la stessa cosa. Tutto sommato pur nella delusione devo ammettere che il concerto in sé non é stato così terribile come mi aspettavo. Ad ogni modo sono dell’idea che quando Kai si é reso conto di non poter più riuscire a cantare come una volta, avrebbe semplicemente dovuto appendere chitarra e microfono al chiodo e chiudere il capitolo Gamma Ray. Così é come vedere una band in lenta agonia, quando sai che sta avviandosi verso la fine. Spero tanto di essere smentito quando arriverà del nuovo materiale.
Eccoci dunque al momento tanto atteso, portata principale di questo festival. I TWISTED SISTER sono sempre stati molto amati qui in Svezia, ed hanno sempre ricambiato con affetto questa passione dei loro fans. Ma ora é arrivata la fine (o forse no? a sentire le opinioni di Dee e JJ forse dovrebbero mettersi d’accordo…). Perlomeno Dee Snider assicura che al contrario di molte altre band, questo sarà il loro tour di addio. Quarant’anni, una carriera costruita con le unghie e con i denti, 3267 concerti suonati prima di ottenere un contratto discografico (guardatevi il documentario “We Are Twisted Fucking Sister!” in proposito), e poi tutte le vicissitudini che hanno tempestato la band Statunitense, la reunion, fino ad arrivare alla tragica morte di A.J. Pero, che ha portato alla decisione di chiudere con questo “Forty And Fuck It!” tour, con Mike Portnoy a sostituirlo alla batteria. Riguardo allo show cosa c’é da aspettarsi? gli aggettivi che mi vengono in mente sono solo “incredibile”, “fantastico”, “indimenticabile”. Il sapere come questa band sia arrivata dov’é ora, il vederli ancora esibirsi in questo modo così travolgente, ed il rendersi conto che molto probabilmente sarà l’ultima volta, scatena un miscuglio di emozioni contrastanti, ma anche un profondo rispetto nei confronti di questo gruppo storico.Difficilmente mi scorderò la sensazione di essere qui oggi a vedere la band nella sua passerella finale, tra ‘The Kids Are Back’, ‘Destroyer’, ‘You Can’t Stop Rock And Roll’, ‘I Wanna Rock’,… ed il pubblico completamente impazzito. Momento toccante quando Dee in uno dei suoi discorsi si ferma per dedicare il brano seguente ad AJ, ed in generale a chiunque abbia perso qualcuno d’importante nella sua vita, chiedendo a tutto il pubblico di illuminare i loro cellulari. Ad un certo punto invece non riesco a trattenere le risate quando sempre Dee, che comunque ha ancora il vizio di parlare troppo tra un brano e l’altro, confessa agli Svedesi che la “fika” gli ha cambiato la vita (un chiarimento: “fika” in Svedese significa “pausa caffè”, ed é parte integrante della cultura lavorativa Svedese in cui ci si rilassa e si socializza coi colleghi). L’encore finale é chiuso da ‘S.M.F.’, e subito dopo ecco uno spettacolo di fuochi d’artificio sia per il finale sul palco, che per i festeggiamenti dell’anniversario del festival.
Mancano pochi minuti allo show degli AVANTASIA, ma un pensiero mi sfiora la mente: qualcuno sarà poi andato a vedere i Satyricon dall’altro lato del festival???
Con l’adrenalina ancora alle stelle, e dopo quella che potrebbe essere un’ultima volta da vivo, mi appresto dunque a vedere per la prima volta la metal opera di Tobias Sammet live. Impressionante l’allestimento del palco, che ci proietta in questa storia interpretata da diversi ospiti di spessore. Dopo l’iniziale ‘Mystery Of A Blood Red Rose’ il primo di questi é Ronnie Atkins, seguito poi da Michael Kiske, il quale é accolto da un’ovazione. I suoni non sono decisamente dei migliori, ed essendo difficile coordinare alla perfezione un spettacolo ambizioso come questo la cosa é anche comprensibile. Bob Catley si ritrova a cantare per buona parte di ‘The Great Mystery’ senza audio al suo microfono (come se nulla fosse da gran professionista), ma alla gente accalcata nel vento gelido di questa sera poco importa. ‘The Scarecrow’ getta nella mischia Jørn Lande, uno dei miei cantanti preferiti tutt’ora in attività nel suo genere. La sua voce riempie tutta l’area circostante, e presto fa dimenticare tutte le piccole imperfezioni precedenti. Spazio poi da protagonisti anche per Eric Martin e l’eccezionale voce di Amanda Somerville. Insomma quasi ci si dimentica che il tutto é orchestrato da Tobias Sammet! Quest’ultimo poi per una volta mi riesce a sorprendere: si sa ormai che il cantante degli EDGUY ama scherzare e prendere un po’ in giro il suo pubblico. Dopo aver annunciato un encore di due brani, ecco che alla fine del primo inizia a ringraziare il pubblico Svedese, annunciando una cattiva notizia: essendo andati fuori tempo, sono costretti a tagliare l’ultima canzone. Inutile dire che molta gente é rimasta in attesa pensando fosse uno scherzo, invece per una volta si rivela essere la verità (per precisare, la canzone in questione sarebbe dovuta essere ‘Sign of the Cross’). Così, un po’ bruscamente, si chiude il terzo giorno di festival. Assoluti protagonisti i TWISTED SISTER, ma tutto sommato sono rimasto positivamente impressionato anche dallo show degli Avantasia, i quali ero davvero curioso di vedere dal vivo. Direi che per allestire uno spettacolo del genere e farlo funzionare ci vuole sicuramente un grande sforzo, perciò tanto di cappello non solo alla band, ma anche alla crew.
Appuntamento a domattina per il finale, mentre si cerca di recuperare le energie rimaste dopo tre intensi giorni di Rock!

Sabato 11 giugno

Spesso il tempo vola senza rendersene conto, e così eccoci all’ultima giornata, che per noi apre con gli Svedesi RAISED FIST. Niente di meglio che del buon hardcore punk per svegliarsi come si deve alla mattina! La band ha finalmente pubblicato lo scorso anno il suo sesto disco, dal titolo ‘From The North’, e nel frattempo alla batteria si é aggiunto l’ex DARK FUNERAL Matt Modine. Per gli affezionati di cartoni animati Giapponesi, la combinazione ‘Raised Fist From The North’ che appare sul telo di sfondo richiamerà forse Ken il Guerriero, anche se la musica non ha molto a che vedere con quest’ultimo.
La band comunque é davvero energica e aggressiva al punto giusto, allestendo uno show di tutto rispetto tra fiammate continue che riscaldano ancora di più il clima (c’é anche da chiedersi se il cantante Alle non rischi di prendere fuoco con tutti quei salti in ogni angolo del palco). Un ottimo inizio che da’ la carica per il resto della giornata, con un pubblico numeroso e decisamente coinvolto. Sicuramente da rivedere.
Tempo di prendere fiato e mettere qualcosa sotto i denti, ed ecco che dalle foreste della terra dei mille laghi sbucano i FINNTROLL. La band guidata da Mathias “Vreth” Lillmåns ha un seguito sorprendentemente numeroso qui in Svezia, ed é bello vedere in prima fila bambini fare headbanging durante l’iniziale ‘Blodsvept’. La band non deve fare grandi sforzi per ricevere gli applausi del pubblico di oggi, ed in effetti pare leggermente sottotono. L’atmosfera si riprende un po’ nel finale quando arrivano ‘Jaktens Tid’ e ‘Trollhammaren’, per poi chiudere con ‘Under Bergets Rot’. Forse per il caldo, forse per l’orario, il risultato finale é però un po’ svogliato (tralasciando le facce buffe del chitarrista Routa). Non venendomi in mente al momento niente di meglio in Svedese: Skål?
Per la serie “guarda chi si rivede” nel frattempo sul 4Sound Stage sta per iniziare il concerto dei LEGION OF THE DAMNED. Era da anni che non li vedevo più dal vivo, e dopo il 2011 per me erano un po’ finiti nel dimenticatoio. Una prestazione per quando ho potuto vedere violenta e compatta a dovere dei death/thrashers olandesi mi fa tornare però voglia di riascoltarli su disco. Inoltre tutta la band sembra avere una soluzione contro il sole accecante diretto verso il palco: capelli lunghissimi a coprire tutta la faccia. Non una brutta idea!
Tempo di virtuosismo con il mago della chitarra, meglio conosciuto come Mr. STEVE VAI, che prende posizione sul palco principale. Non sono di solito un grande fan di questo genere, ma devo ammettere che Vai riesce sempre ad intrigare e catturare l’attenzione del pubblico ad ogni suo spettacolo. Tra l’altro vanta a quanto sembra un certo numero di giovani fan Svedesi impazzite per lui. La scaletta é per metà incentrata su ‘Passion And Warfare’, per il piacere degli appassionati. Finale da ‘Fire Garden’, con “Fire Garden Suite IV – Taurus Bulba”, incantando i fan prima di lasciare spazio ai preparativi per la band di UDO DIRKSCHNEIDER, prossima ad esibirsi su questo stesso palco.
Prima c’é però ancora tempo di vedere parte dei SYMPHONY X sul Lemmy Stage, giusto fino a rendersi conto che i termini “progressive” e “power” assieme non sono affatto per me. A quanto pare la band ha suonato per intero tutto l’ultimo ‘Underworld’, scelta direi inusuale quanto coraggiosa. Se non altro bisogna dargli credito per questo.
Almeno subito dopo c’é qualcosa di ben più consono alle mie orecchie: DEATH TO ALL. Una delle band che non vedevo l’ora di ascoltare dal vivo nella line-up di quest’anno. Senza dubbio la band ha un pubblico tra i più scatenati di questa edizione, ed essendo l’ultima data live (almeno per il 2016) é assolutamente comprensibile. DEATH TO ALL é composta come ben si sa da Steve Di Giorgio, Gene Hoglan, Bobby Koelble e Max Phelps, che da qualche anno si sono riuniti per una serie di date live per riportare ai fans la musica dei Death. Inutile provare a descrivere l’emozione e l’entusiasmo nell’ascoltare dal vivo brani come ‘Suicide Machine’, ‘Lack Of Comprehension’, ‘Crystal Mountain’ e ‘Pull The Plug’, con spazio anche per un intermezzo ‘Raining Blood/Black Magic’ in tributo agli SLAYER. Purtroppo in concomitanza inizia a suonare un’altra grande band, così ne approfitto per trovare una posizione strategica dove poter sentire sia DIRKSCHNEIDER che DTA, e spostarmi verso un palco o l’altro a seconda della canzone. Perché scegliere quando si può vedere entrambi?
A proposito di DIRKSCHNEIDER, Udo già un paio di anni fa fece la sua comparsa sul secondo palco dello Sweden Rock. Oggi la band ha un ruolo ancora più da protagonista, grazie al fatto che dopo questo tour l’ex-Accept ha deciso di non suonare più alcun brano della sua vecchia band. Ciò porta una folla di nostalgici sottopalco a cantare sulle note dei classici che lo hanno reso famoso. La formazione attuale é ormai ben rodata dai numerosi live, diverte e si diverte a sua volta, regalando dunque una buona prestazione, forse tra le migliori della giornata odierna. Il concerto é una vera e propria carrellata di hits, che si conclude in un encore micidiale composto da ‘Metal Heart’, ‘Fast As A Shark’, ‘Balls To The Wall’ e ‘Burning’. É sempre un piacere sentire la voce ruvida di Udo nel cantare questi brani. La vera domanda é: che ne sarà della band una volta terminato questo tour?
Ci avviciniamo alle battute finali, ed arriva l’ora degli ANTHRAX. La band di Scott Ian nella mia esperienza é una di quelle che spesso e volentieri si trasforma in una macchina da guerra dal vivo, questo ovviamente quando é in forma. Fortunatamente oggi é uno di quei giorni. Fa innanzitutto piacere rivedere Charlie Benante alla batteria (in seguito ai problemi di tunnel carpale per cui era stato rimpiazzato per qualche data da Jon Dette), ed ancora di più vedere quanto in forma sia Joey Belladonna. Quando lui é carico, allora si che gli Anthrax scatenano tutto il loro potenziale. Aggiungiamo un Frank Bello che sembra indemoniato, e la formula é pronta. Tra gli highlights personali l’immancabile ‘Caught In A Mosh’, ‘Madhouse’, ‘Antisocial’ ed ‘Indians’. Il loro set é comunque piuttosto breve, e giustamente deve dare spazio anche al nuovo ‘For All Kings’. Ad ogni modo pollici in su, in attesa degli headliner di oggi. In una breve parentesi ricordiamo il bel gesto dell’organizzazione che non solo ha dedicato un palco a Lemmy (l’ultimo su cui si é esibito qui allo Sweden Rock, ma prima subito dopo lo show ha mandato in onda sugli schermi una serie di video e di sue citazioni celebri di questa leggenda che tutti credevamo fosse immortale.
Ma ritorniamo alla cronaca: premetto che per me i SABATON sono un gruppo molto sopravvalutato. Ho sempre fatto una certa fatica a capire cosa ci sia di così interessante nella loro musica da un lato, ma dall’altro devo però ammettere che dal vivo sanno davvero prendere il proprio pubblico, e forse é questo il segreto del loro successo. La band di Falun ne ha fatta parecchia di strada negli anni, nonostante abbia rischiato grosso quattro anni fa con un cambio di formazione che definire radicale é riduttivo. Proprio nel 2012 mi ricordo che qui allo Sweden Rock erano gli headliner del primo giorno, in occasione della festa nazionale della Svezia (motivo per cui aprirono lo show con il loro inno). Oggi la band di Pär Sundström e Joakim Brodén ritorna qui come headliner dell’ultima giornata, con un palcoscenico mai visto prima a loro disposizione. Il concerto si apre con dei soldati che sulle note di ‘In The Army Now’ scoprono un carro armato sul lato sinistro del palco, mentre al lato destro troviamo il secondo, dove alloggia la batteria di Hannes Van Dahl. Subito si parte a mille, ed i fans più dedicati perdono il controllo già con ‘Ghost Division’. Tra fiammate e giochi di luci, e le immagini sullo schermo di sfondo che cambiano a seconda della canzone, la band pare aver avuto davvero carta bianca per far quello che gli pare, e pare che funzioni. Non capendo molto la lingua, riesco a intuire comunque che i brani di “Carolus Rex” questa sera verranno cantati in Svedese, cosa che viene confermata quando arriva il momento di ‘The Lion From The North’. Giusto il tempo di vedere il cambio di costume per Joakim in occasione della titletrack dello stesso album, con asta del microfono in stile scettro e giacchetta blu (sempre gli immancabili occhiali da sole, pure a tarda notte), e mi allontano per un po’ di sana NWOBHM in compagnia dei DEMON.
A questo punto la stanchezza comincia davvero a farsi sentire, perché ho sbagliato palco, perdendomi i primi 10 minuti nel cercare di muovermi tra la folla per tornare indietro. Ciò non mi ferma dal riuscire a godermi comunque quello che si rivela un concerto sopra le aspettative. Dave Hill ci sa ancora fare, e riesce a coinvolgere il pubblico in uno show che culmina senza sorpresa in ‘Don’t Break The Circle’, cantata da tutti sotto la tenda del Rockklassiker Stage. Arrivato al limite e con la prospettiva di dover partire tra circa quattro ore, devo rinunciare purtroppo a vedere MICHAEL SCHENKER. E così si conclude la mia quarta avventura nel sud della Svezia a questo grande festival.

Ancora una volta é stata un’esperienza intensa e a volte quasi estenuante (non fosse stato per la Red Bull), e la mia schiena mi odierà per settimane. Però lo rifarei senza pensarci un attimo, ed é così che dovrebbe essere!
Tirando le conclusioni a mio parere quest’anno i TWITED SISTER sono stati una spanna sopra gli altri, un vero e proprio addio col botto. Segue KING DIAMOND, che non delude praticamente mai, e specialmente in questo periodo é in gran forma. TRIBULATION, AVANTASIA, DTA, GLENN HUGHES, HALESTORM, ANTHRAX, DIRKSCHNEIDER e DEMON sono tutti gruppi che si sono guadagnati un bel segno “+” da parte mia. Tra le sorprese direi KING WITCH, PRESOLAR SANDS ed anche i RAISED FIST. Non molte fortunatamente le delusioni, ed anche a livello organizzativo quest’anno ho visto decisamente qualche passo avanti, correggendo qualche piccola imperfezione e dettaglio degli anni scorsi, e sopratutto senza nessun incidente di percorso. D’altra parte quando si riesce a tenere in piedi un evento del genere e farlo prosperare per un quarto di secolo ci vuole anche un certo impegno, professionalità e dedizione. Ancora una volta quindi colgo occasione per fare i miei complimenti agli addetti ai lavori per far si che ogni anno lo Sweden Rock sia un festival memorabile!

Testo e foto di Marco Manzi

Marco Manzi

Marco Manzi

Introdotto al giornalismo musicale tramite Holymetal.com sin dal 2002, a partire dal 2008 ho colto l’occasione di unire la mia passione per la fotografia a quella per la musica, coprendo sopratutto la scena Nord Europea. Nel corso degli anni ha collaborato in diversi ruoli con diverse riviste stampate e online sia in Italia che all’estero: il mio lavoro é stato pubblicato su riviste come Metal Hammer, Metal Maniac, Zero Tolerance, Noisey, Soundi, Inferno… per citarne alcune.
Mi definisco più come un fan di musica che di un genere particolare, anche se prediligo il metal più estremo ed i classici anni ’70-’80, con un tocco di stoner/doom e rock psichedelico.

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