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SUFFOCATION – ‘…of the Dark Light’

Ogni volta che una band “veterana” fa uscire un nuovo album deve fare subito i conti con le aspettative dei vecchi e dei nuovi fan e provare loro di essere ancora capaci di far drizzare i peli sulle braccia. Questo ottavo album dei Suffocation supera brillantemente la prova. Potremmo dividere il full lenght in tre parti: un inizio buono, un centro mastodontico e un finale leggermente in calando e comunque sempre tiratissimo e brutale a sufficienza per dimostrare a tutti che i Suffocation rimangono sempre una spanna sopra la marmaglia che cerca di imitarli da trent’anni.  La potenza della band, allo stesso tempo tecnica ed elegante, è rimasta ineguagliata nel tempo. ‘…Of the Dark Light’  è brutto sporco e cattivo come ogni album brutal death che si rispetti ma contemporaneamente curato nei minimi dettagli così da renderlo in fondo un ascolto facile e leggero. Non che sia un album stupido o di poco impatto, tutt’altro: è un’esperienza uditiva soddisfacente e incredibile.  Partendo dalla tecnica e cruenta ‘Clarity Through Deprivation’, passando per l’ipnotica e orecchiabile ‘Your Last Breaths’ e per la titletrack, piena di inserimenti jazzati e cambi di tempo, fino all’oppressiva ‘Some Things Should Be Left’ ogni canzone ha la sua peculiarità che la rende potenzialmente la migliore dell’album. Solo il tempo potrà dirci se ‘…Of the Dark Light’ entrerà nell’ audioteca del moderno techdeathmetaller, per ora mettetelo nei vostri lettori mp3, infilate le cuffie nelle orecchie, schiacciate play e andate a correre che la prova costume è vicina: suderete a bestia ma non sentirete la fatica!

Tracklist:
01. Clarity Through Deprivation
02. The Warmth Within The Dark
03. Your Last Breaths04. Return To The Abyss
05. The Violation
06. Of The Dark Light
07. Some Things Should Be Left Alone
08. Caught Between Two Worlds
09. Epitaph Of The Credulous

Line Up:
Frank Mullen – voce
Terrance Hobbs – chitarra
Charles Errigo – chitarra
Derek Boyer – basso
Eric Morotti – batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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