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SUBSTRATUM – Back to the Old School

A noi di Loud and Proud l’underground piace, inutile negarlo. E una band come i SUBSTRATUM ci ha colpito particolarmente per la sua carica, oltre che per la scelta di muoversi al di fuori dei terreni più battuti. L’heavy metal della band di Seattle è tipicamente americano, ma ben più ruvido di quanto solitamente arriva da quelle parti, e la peculiare voce di Amy Lee non fa che aggiungere spessore a un sound già convincente di suo. Dopo aver recensito il loro debut album siamo andati a indagare ulteriormente…

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Come nascono i Substratum? Che tipo di esperienza avete alle spalle?
“(Max) I Substratum esistono da poco più di tre anni. Sono nati a Seattle nel 2013, e sono passati attraverso diversi cambi di line-up, prima che io ed Amy Lee entrassimo nella band. Qui la scena non è male, c’è una buona base di fan e diversi locali in cui suonare. E ci sono band valide come Skelator, Weaponlord e Nasty Bits. Probabilmente gli Skelaator sono i più noti in giro, ma a me piacciono molto i Nasty Bits: sono davvero una band da tenere d’occhio, con un suono molto crudo, tipo Tank o The Rods.”
“(Amy Lee) Siamo stati fortunati per essere una band alle prime armi. Abbiamo suonato in bei locali, aprendo per band come Loudness, Riot, Armored Saint, Metal Church e Primal Fear, e ci siamo guadagnati una buona reazione da parte dei fan più old school. E’ una cosa molto motivante, sapere che le tue canzoni vengono apprezzate, che suonano fresche ma al tempo stesso classiche.”

Il vostro primo demo – e anche il nuovo ‘Rough Rider’, appena annunciato – era stato pubblicato solo in digitale e su cassetta. Come mai questa scelta?
“(Max) Non è solo questione di nostalgia, anche se anche questa gioca la sua parte. Le cassette sono meno costose da produrre, e il tempo di attesa è molto più ridotto rispetto ai vinili. Il nostro pubblico ci apprezza, e a noi piace l’idea di dare loro la possibilità di comprare musica a un prezzo abbordabile durante i nostri show.”
“(Amy Lee) Non ci aspettavamo nemmeno di suscitare interesse così velocemente. Volevamo offrire qualcosa ai fan, ma non eravamo sicuri di come cominciare. Un solo anno con questa formazione e ci siamo trovati sotto contratto con una piccola etichetta indipendente di Chicago, la Swords & Chains. E’ stato Mike Mendyk a pubblicare il, nostro primo demo su cassetta, e lo stesso demo lo ha spinto a pubblicare il nostro primo album.”

Da subito siete stati etichettati “old school”. E’ una definizione in cui vi ritrovate?
“(Max) La vecchia scuola di heavy metal e rock’n’roll, gli anni Settanta e Ottanta, è senza tempo. Chi pensa abbia passato il suo tempo ha smarrito la strada.”
“(Amy Lee) Old school è esattamente quello che vogliamo essere, come approccio, suono, arrangiamenti e musica. Vogliamo incanalare il nostro talento in qualcosa che per noi funzioni, e nessuno l’ha fatto in modo migliore rispetto alle band che sono arrivate decenni prima di noi.”

Quali sono le vostre principali influenze musicali? Nelle chitarre io sento tanto i Mercyful Fate – ma non solo loro…
“(Max) Non ho suonato sul primo disco, ma sono entrato nella band proprio perché sentivo le influenze di Megadeth e Mercyful Fate. Anche gli Accept sono una grossa influenza, come del resto classici come Manowar e Priest. Da quando sono entrato nella band, credo che anche le mie influenze personali abbiano iniziato a farsi sentire. E so che molte sono le stesse di Amy Lee. Chastain, Deep Purple, Hellion, Warlock, Q5, Pretty Maids, Metal Church, Queensryche, i Black Sabbath degli anni Ottanta, anche i Grand Funk Railroad. Sul secondo disco sentirai molto più rock’n’roll, questo è sicuro. Ma anche band contemporanee, come Enforcer, RAM, Skull Fist, Bullet, Grand Magus, i vostri Sign of the Jackal, Sumerlands, Energy Strike… Direi che una gran parte delle band attuali ci ha influenzato in blocco. Io personalmente sono un grande amante delle band dell’Europa dell’Est, delle vecchie formazioni russe come Ария, Магнит, Круиз e Консул, e delle band polacche come Turbo e TSA. Anche il classico power metal ci ha influenzato per anni, Stratovarius degli anni Novanta, Angel Dust, i Gamma Ray con Scheepers, e molto altro… Anche l’ultimo Tygers of Pan Tang è un disco fenomenale. Credo che tutte queste influenze si sentiranno sul nuovo disco, ma sono curioso di vedere come verranno interpretate. Mi diverto sempre molto a sentire cosa trovano gli altri nelle canzoni, E sono curioso di leggere cosa ne dirai tu quando il disco uscirà, più avanti nell’anno!”

Sicuramente, una cosa che colpisce sono le vocals di Amy-Lee. Quali sono le sue influenze e fonti di ispirazione? Di certo la sua è una voce ruvida, alla Leather Leone…
“(Amy Lee) Quando ho iniziato non conoscevo Leather Leone, ma ascoltavo Dio e Rob Halford, e poi Heart, Lita Ford, Joan Jett e Pat Benatar. Sono crescita con il pop e il R&B degli anni Ottanta, Michael Jackson, Aretha Franklin, ed anche il vecchio hard rock di band come Deep Purple, Steppenwolf, Blue Oyster Cult, Jethro Tull, Janis Joplin è una mia grande influenza. Potrei andare avanti a elencarti gruppi e stili, perché mi è sempre piaciuto molto ascoltare musica e cantare. Man mano che i miei gusti si sono evoluti, ho esplorato il mondo dell’heavy metal femminile, con nomi come Ann Boleyn degli Hellion, Doro Pesch dei Warlock, Jutta Weinhold di Velvet Viper e Zed Yago, Kate De Lombaert degli Acid, Leonor Marchesi dei Santa, ed altre ancora. C’è una fantastica pagina Instagram che seguo, curata dalla cantante dei SirenHex di Los Angeles, “@femalemetalwarriors” – lei posta alcune tra i migliori filmati, foto e review che io abbia mai visto in giro. Ho avuto la possibilità di vedere Leather Leone dal vivo al Ragnarokkr Metal Apocalypse 2016 (il festival ora si chiama Legions of Metal) a Chicago, e non solo la potenza della sua voce, ma anche la sua presenza sul palco e la prestazione generale sono state devastanti. Aveva alle spalle una band incredibile. Spero un giorno di arrivare a un livello del genere, puoi vedere dei filmati di quel concerto su YouTube.”
“(Max) Fammi aggiungere che Chastain è una grande influenza per noi, non solo vocalmente. Come stile e struttura, il lavoro di David Chastain è tra i miei preferiti, e lo sentirai sia sul nuovo demo ‘Rough Rider’ che sul prossimo disco.”

Che tipo di feedback vi ha portato finora il disco?
“(Max) Molto positivo, e le canzoni si sono dimostrate molto valide dal vivo, nonostante il fatto che abbiano già un paio d’anni. Ci sono state anche delle critiche, che abbiamo cercato di affrontare scrivendo i pezzi per il nuovo disco: ci sarà un guitarwork più ricco e maggiore varietà a livello di durata e velocità dei pezzi. Il rischio è quello di semplificare troppo, ma se pensi alle band degli anni Settanta e Ottanta, la varietà che avevano è davvero notevole. E’ giusto alternare elementi diversi, e la cosa difficile diventa trovare il modo di legare tutto insieme a livello di sound.”

Come nascono i vostri pezzi? Si può parlare di lavoro di squadra?
“(Max) I pezzi del secondo disco sono frutto di un lavoro di squadra. Non conta su che riff di chitarra si lavora ed in che momento: gli arrangiamenti, i dettagli, le armonie, i passaggi ritmici – tutto viene fatto dalla band al completo, in sala, di solito in una o due sessioni.”
“(Amy Lee) Anche se ho scritto in toto i testi per i pezzi nuovi, Max e gli altri hanno avuto voce in capitolo. Cerchiamo di struttirare le parti vocali attorno ai riff portanti, lasciando spazio per assoli ed intermezzi. E’ assolutamente un processo di squadra. Se qualcosa non funziona al primo colpo lo teniamo da parte per una nuova occasione.”

Il disco si chiude con una sorta di trilogia, chiamata ‘Curse Of The Soothsayer’ e ricca di elementi musicali differenti…
“(Jonny) Si tratta sicuramente del momenti più sperimentale ed estremo del nostro songwriting. Si tratta di un concept ispirato al lavoro di artisti come Iced Earth o King Diamond. Volevamo metterci alla prova e creare una nostra storia in più parti. Il nostro vecchio chitarrista Alex ed io abbiamo arrangiato la musica per creare una storia epica, divisa in tre parti, con costanti cambi di atmosfera. Non rappresenta però il suono generale della band, soprattutto da quando Max e Amy Lee sono entrati. Ora la direzione è piuttosto opposta, verso pezzi più brevi e diretti, meno progressivi e più stringati.”

Le prossime settimane vi vedranno abbastanza occupati in sede live negli States. Ci sarà la possibilità di vedervi presto anche in Europa?
“(Max) Ci piacerebbe molto venire in Europa, non appena se ne presenterà l’opportunità. Ne abbiamo già parlato tra noi, discutendo la possibilità di proporci direttamente pensando al 2018. Abbiamo sentito parlare di splendidi festival nel Nord e nel Sud del continente, mentre un tour sarebbe sicuramente più impegnativo. Chiunque pensasse di poterci aiutare in questo senso può contattarci. Il contatto con le persone ci piace, e se poi porta a qualcosa di concreto, tanto meglio. Vogliamo solo essere sicuri di suonare ai festival giusti, davanti a chi apprezza il nostro stile. Credo proprio che ci potremmo divertire tutti insieme!”

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Qui il link alla pagina Bandcamp della band.

Line-up:
Amy Lee Carlson – voce
Jonny Haynes – chitarra
Max Nazaryan – chitarra
Lane Storli – basso
Eric Smith – batteria

Discografia:
Substratum (2016)
Rough Rider (demo, 2017)

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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