Loud Albums

STONE SOUR – ‘Hydrograd’

Sappiamo che Corey Talor riversa negli Stone Sour tutto ciò che non rientra nel contenitore Slipknot e sfoga qui le sue velleità più melodiche. Gli abbiamo sentito dire spesso, negli ultimi tempi, che ‘Hydrograd’ sarebbe stato il suo album più rock and roll ed in effetti sembra aver mantenuto la promessa, per un disco che sicuramente dividerà non poco i fans della band. Il sound è indubbiamente più morbido e votato all’armonia più che alla dissonanza, ma anche i contenuti sembrano meno intensi e cupi dei due precedenti episodi di ‘House of Gold & Bones’, con tanta leggerezza che stempera molto l’atmosfera. Ed è proprio qui che si vedrà la spaccatura tra gli estimatori del gruppo, il tono generale è molto, molto leggero e lascia con un po’ di rimpianto: se davvero il buon Corey aveva voglia di una ventata di novità e freschezza, poteva osare di più e stravolgere davvero il sound, che spesso sembra voler tornare all’ovile per non scontentare nessuno, peccando in originalità ed ispirazione. Ma andiamo con ordine; un inizio non eccezionale con l’introduttiva ‘YSIF’ e una tiepida ‘Taipei Person/Allah Tea’, riprende subito vita con il colpo ben assestato di ‘Knievel Has Landed’, un pezzo solido e sanguigno, vicino al carattere più rock del frontman. Anche la titletrack scuote con una buona dose di energia, stemperata subito però da un’impalpabile ‘Song #3’, che ci lascia con il primo vero punto interrogativo sul disco, in quanto scelta come primo singolo. ‘Fabuless’ è un centro, in pieno stile Stone Sour, un pezzo che insieme alla successiva ‘The Witness Trees’, contribuirà a rincuorare i fans più affezionati. Quest’andamento altalenante però alla lunga stanca e un album di 15 pezzi deve saper tenere alta l’attenzione, obiettivo che questo lavoro non sembra raggiungere pienamente. Il riff di ‘Rose Red Violent Blue (This Song Is Dumb & So Am I)’ è davvero accattivante nonostante l’andamento reggae, così come il chorus che più radio-friendly non si può, il tutto impreziosito da uno splendido assolo che mette in luce finalmente le doti della coppia Rand/Martucci. Un episodio che può anche sembrare lontano dal resto del disco, ma che almeno si accende di originalità, scintille che non sempre scoccano nel resto della tracklist. L’andamento di ‘Thanks God It’s Over’ ricorda la bonjoviana ‘Livin’ On A Prayer’ –davvero, provate a canticchiarla durante le strofe e vedete l’effetto che fa- senza però naturalmente creare un pezzo tanto ruffiano, così come la dolce ‘St. Marie’, che dimostra come Taylor sembra aver voglia di spaziare un po’, ma senza spingersi troppo oltre. La vera sorpresa è ‘Whiplash Pants’, un pezzo carico di una forza ed un’energia che fino a questo momento ci è davvero mancata, ma forse ora è troppo tardi per lanciare il disco ben oltre la sufficienza. Gli ultimi quindici minuti, dopo svariati ascolti e nonostante il buono ritmo di ‘Somebody Stole My Eyes’, continuano a non lasciar tracce ed è profondamente indicativo. Difficile davvero da classificare, ‘Hydrograd’ sembra quasi un’opera incompiuta, grezza, dove le idee sono abbozzate e a volte sono ottime, ma non vengono realizzate ed unite in un unico filo conduttore. Da un personaggio come Corey Taylor e da un gruppo dal palmares come quello degli Stone Sour, è lecito aspettarsi decisamente qualcosa di più.

Tracklist:
01. YSIF
02. Taipei Person/Allah Tea
03. Knievel Has Landed
04. Hydrograd
05. Song #3
06. Fabuless
07. The Witness Trees
08. Rose Red Violent Blue (This Song Is Dumb & So Am I)
09. Thanks God It’s Over
10. St. Marie
11. Mercy
12. Whiplash Pants
13. Friday Knights
14. Somebody Stole My Eyes
15. When The Fever Broke

Line-up:
Corey Taylor – voce
Josh Rand – chitarra
Christian Martucci – chitarra
Johny Chow – basso
Roy Mayorga – batteria

Editor's Rating

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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