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STEEL SHOCK – ‘For Metal To Battle’

Basterebbe uno sguardo alla copertina per inquadrare musicalmente gli Steel Shock. True metal intransigente, come promettono anche i titoli. Se poi leggiamo la formazione, in particolare i nickname che i vari membri hanno scelto, ecco che gli ultimi dubbi si sciolgono come neve al sole. Non solo, negli Steel Shock ritroviamo Martjo “Whirlewolf” Brongers, storico chitarrista dei Vortex olandesi, nonché figura quasi leggendaria della scena underground – al Keep It True, la versione “extralarge” del mix Jack Daniel’s/Coca-Cola porta il suo nome… La prima cosa che traspare all’ascolto di ‘For Metal To Battle’ è l’entusiasmo della band: non si tratta di ragazzini, e la scelta di puntare su un classico e tradizionale heavy metal dalla forte carica anthemica è una vera e propria dichiarazione di intenti. I punti di riferimento sono i più classici, dai Grave Digger più quadrati ai Wizard, dagli Accept più diretti ai primissimi Manowar – ‘Stand Tall’ suona come il mix ideale tra queste due band. Pezzi diretti, quadrati, con melodie lineari e testi ben più che espliciti nel dichiarare l’eterno amore della band per l’heavy metal. Gli ingredienti sono questi, ed è inutile cercare altro. Ma sono dosati in modo efficace, e pezzi come ‘Shockwave Of Steel’, ‘Metal Fire’ e la dinamica ‘Break Down The Walls’ sono davvero convincenti, oltre che coinvolgenti. E pazienza se il cantato di Nima Metalheart non è in fondo eccezionale; nella loro semplicità gli Steel Shock riescono coi loro brani a lasciare un segno più che positivo. Disco divertente, che fa bene allo spirito.

Tracklist:
01. Shockwave Of Steel
02. Under The Sign
03. Metal Fire
04. Eyes On Fire
05. Night Of Steel
06. Stand Tall
07. Break Down The Walls
08. Ready To Rock
09. Axe Of Hatred
10. All Hail To Metal

Line-up:
Nima Metalheart – voce
Martjo Whirlewolf – chitarra
Lijon Knight – chitarra
Sasch Machyne – basso
E.Klipse – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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