Loud Reports

STEEL PANTHER – Il report del concerto @ Eventim Apollo Hammersmith, Londra (GB) – 26.01.2018

È ormai consuetudine annuale trovarci faccia a faccia con gli Steel Panther in quel di Londra e quest’anno i nostri addirittura ci regalano due appuntamenti! Il lunedì all’O2 Shepherd’s Bush Empire è stato all’insegna della commemorazione quasi decennale della band, con l’esecuzione per intero del debutto ‘Feel The Steel’, mentre il venerdì è dedicato a fare baldoria, un po’ come al solito! Sorprendente vedere un Apollo straripante di gente fin dall’inizio. Tra le band di supporto, non possono non essere citati gli ormai onnipresenti prezzemolini Inglorious, che stasera giocano in casa! Ci propongono un mix omogeneo di brani tratti sia dal loro ultimo album, che dal precedente disco d’esordio. Su tutti i brani, svetta decisamente ‘Holy Water’, ormai uno dei loro cavalli di battaglia. Sulle note di ‘Everybody Wants Some!!’ dei Van Halen capiamo che è giunta l’ora degli Steel Panther! Come di consueto negli show londinesi, la band è molto ben propensa allo scambio di battute con il pubblico e, dopo appena due canzoni (‘Eyes Of A Panther’ e ‘Goin’ In The Backdoor’), la parte musicale dello show si arresta del tutto per dare spazio al “cabaret”. Michael Starr presenta la band e Satchel mette in mostra le sue capacità chitarristiche suonando il famoso solo di ‘Eruption’ dei Van Halen nota per nota, per la gioia dei presenti. Si va avanti con l’oramai classico ‘Asian Hooker’, ‘Tomorrow Night’ e la ballad ‘Wasted Too Much Time’. Il pubblico questa sera è davvero incontenibile, specialmente le donzelle al piano di sotto della venue che, alla richiesta di Michel Starr di mostrare il seno, non esitano nemmeno un secondo prima di alzare la maglietta – un po’ alla stregua della famosa ‘Titty Cam’ dei Motley Crue. Una di queste ragazze si lancia letteralmente sul palco e la band le dedica scherzosamente ‘Poontang Boomerang’, dicendo che sono perseguitati per tutta Europa da lei. Altro momento classico dello spettacolo degli Steel Panther è quello delle ballad, in cui viene sempre pescata una ragazza tra il pubblico, la quale viene fatta sedere su uno sgabello sul palco e, talvolta, Michael Starr duetta con la ragazza in questione. Questa sera le canzoni sono ‘That’s When You Came In’ e ‘Weenie Ride’. L’ultima parte della scaletta è sempre all’insegna delle “invasioni di palco”: per ’17 Girls In A Row’, tendenzialmente la band sceglie 17 ragazze da far salire sul palco (visto il tema della canzone), ma questa volta decidono di esagerare, al punto di avere il palco completamente affollato con ragazze che a malapena si reggono in piedi, vista la quantità d’alcool ingerita fino a questo punto della serata. Capibile l’intento goliardico, che di solito risulta anche divertente, ma questa sera si sono visti momenti quasi fastidiosi, al punto che il drum tech ha dovuto far spostare alcune ragazze dal podio della batteria, dato che erano letteralmente sdraiate sul kit di Stixx, infastidendolo visibilmente. Finalone delle grandi occasioni con l’inno ‘Death To All But Metal’. Velocemente si procede verso i bis, in cui possiamo vedere la folla andare in delirio su ‘Community Property’ e ‘Party All Day (Fuck All Night)’. Come si è potuto ben constatare, ho parlato pochissimo di musica e molto di spettacolo: gli Steel Panther, oggi come oggi, sono un meccanismo ben oliato in grado di portare tutto il fasto e i cliché dell’hard rock anni 80 alle nuove generazioni, che vivono i loro concerti come un’esperienza alla stregua di un concerto di Elio E Le Storie Tese in chiave hair metal (con tanto di parrucche cotonate, spandex imbarazzanti e travestimenti), più che un evento musicale tout court.

Foto di Richard Booth

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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