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STEEL INFERNO – ‘Aesthetics Of Decay’

Gli Steel Inferno arrivano dalla Danimarca, anche se i nomi dei musicisti lasciano intuire proveniente geografiche piuttosto diverse tra loro. ‘Aesthetics Of Decay’ è il primo album di una carriera ancora breve – un demo e un EP nel 2014. In primo piano la voce femminile di Karen Collatz, i nostri mescolano le carte, alternando elementi di metal classico, speed e thrash, senza peraltro disdegnare passaggi di ispirazione più moderna, come quelli che appaiono in ‘The Civil Serpent’. Un brano come ‘Infernal Steel Brigade’ presenta addirittura parti mosh, che vanno a spezzare una ritmica davvero serrata ed assolutamente thrasheggiante. Altrove, come nella riuscita ‘Defender Of The Old Way’, sono le influenze più classiche a risultare dominanti, rendendo il disco ancor più appetibile ad un pubblico di defender accaniti. ‘Aesthetics Of Decay’ è un disco indubbiamente compatto, nel corso del quale gli Steel Inferno mostrano una indiscutibile carica metallica, evidente soprattutto in un doppio guitarwork sempre efficace. E’ anche un album relativamente povero di variazioni, nel senso che la gran parte dei brani appare costruita su ritmiche e melodie piuttosto omogenee, al netto di qualche ingenuità – comunque perdonabile – nel songwriting. Apprezzabile soprattutto per chi ama questo tipo di sonorità e per chi apprezza l’abbinata tra robuste sonorità metalliche e voce femminile, ‘Aesthetics Of Decay’ è certo promettente ma lascia alla band danese ampio spazio per poter crescere.

Tracklist:
01. Aesthetics of Decay
02. City Lights
03. Defender of the Old Way
04. The Civil Serpent
05. Merciful Slayer
06. Infernal Steel Brigade
07. Dismanting Fixed Positions
08. Flashing Reality
09. Magic Sword
10. …of Desire & Woe
11. To End All Wars

Line-up:
Karen Collatz – voce
Lars Lyndorff – chitarra
Patrick Mantzouridis – chitarra
Thierry Zubritovsky – basso
Krzysztof Baran – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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