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SPEED LIMIT – ‘Anywhere We Dare’

Ci sono parole che andrebbero usate con cautela. Leggende, ad esempio. La Pure Rock definisce gli Speed Limit “Austrian hard & heavy legends”. Esagera? Certo che sì. Ma qualche elemento di verità c’è. Anche se sono ben pochi a saperlo, la band di Salisburgo esiste dal lontano 1979, pur con qualche pausa. In questo tempo ha pubblicato solamente quattro album, ma ha collezionato una intensa attività live. Ed ascoltando ‘Anywhere We Dare’, l’impressione di aver a che fare con una band di esperienza è forte. Per le sonorità innanzitutto, visto che si parla di classico heavy metal ottantiano, con una forte componente hard rock. E per la flemma, la compostezza con cui gli Speed Limit affrontano queste sonorità. Verrebbe da dire che non fanno onore al loro nome, visto che sono pochi i momenti realmente veloci nel corso del disco. Lasciamo un attimo da parte le battute però, e concentriamoci su un disco non malvagio, che però non sembra avere né il ritmo né la sostanza per lasciare un segno significativo. Si parte bene, con una title-track grintosa e convincente, e si chiude altrettanto bene, con l’intensa ballad ‘Affinity Of Souls’. In mezzo c’è tanto mestiere ma poca “ciccia”, con brani senza infamia e senza lode, suonati bene ma privi dell’estro che li rende memorabili. Anzi, in qualche caso – ‘No More Ace To Play’ – gli Speed Limit cadono nella noia, con composizioni davvero statiche e prive di mordente. Storia e passione meritano rispetto, ma ‘Anywhere We Dare’ ha davvero poco di memorabile.

Tracklist:
01. Anywhere We Dare
02. Sober Truth
03. Sweet Morphine
04. No More Ace To Play
05. Step Out Of The Line
06. Sign Of The Times
07. Good Year For Bad Habits
08. Retired Hero
09. Bridges
10. Dealing With Danger
11. Affinity Of Souls

Line-up:
Manuel Brettl – voce
Chris Angerer – chitarra
Joe Eder – chitarra
Chris Pawlak – basso
Hannes Vordermayer – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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