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SPACE VACATION – ‘Lost In The Black Divide’

Guarda chi si rivede. E’ questo il primo pensiero quando nella line-up degli Space Vacation sbuca Kiyoshi Morgan, uno dei millemila chitarristi passati alla corte dei Vicious Rumors nel corso degli anni. Poi studi, e scopri che in realtà gli Space Vacation esistono da quasi dieci anni, che Morgan è nella band dal 2012 e che questo è il loro quarto album. E che c’è ancora molto da studiare, perché ‘Lost In The Black Divide’ è davvero un bel disco. L’etichetta per cui incidono lo fa pensare, si parla di heavy metal classico. Ma più che alle tante band della cosiddetta NWOTHM (new wave of traditional heavy metal), gli Space Vacation sembrano guardare a un paio di generazioni prima, andando a pescare dai Riot, dai Maiden, dal british metal dei Diamond Head e sai Thin Lizzy – le chitarre che aprono ‘See You Again’ sono un omaggio esplicito, anche se poi il pezzo prende tinte blues. Al centro di tutto ci sono melodie sempre evidenti, e spesso davvero azzeccate. Già l’opener ‘Devil To Pay’ colpisce con il suo dinamismo, ma il mid-tempo di ‘Save Your Breath’ non è da meno, e lo stesso si può dire più o meno di tutti i pezzi del disco. Il guitarwork è ottimo – il lavoro solista di Kiyoshi Morgan impeccabile. E se consideriamo che con Scott Shapiro gli Space Vacation possono contare su un vocalist capace e soprattutto riconoscibile – un po’ Scott K., un po’ Guy Speranza, un po’ Tony Harnell… Senza troppo rumore, gli Space Vacation hanno tutto per farsi notare o almeno giocare nella stessa categoria di Dead Lord e High Spirits. La sostanza c’è, indiscutibilmente.

Tracklist:
01. Devil to Pay
02. Save Your Breath
03. Stay Away
04. See You Again
05. Roll The Dice
06. Live By The Sword
07. Enemy
08. The Black Divide
09. Reason or Rhyme
10. Through The Door

Line-up:
Scott Shapiro – voce, chitarra
Kiyoshi Morgan – chitarra
Steve Hays – basso
Warren Ryan – batteria

 

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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